domenica 21 marzo 2010

FACCIAMO I CONTI: Camion vela a Schio

del Comitato Salvalascuolapubblica dell'Alto Vicentino


COMUNICATO STAMPA
Non ci sarà nessun taglio alla scuola. Sulla scuola troppe cose divorziano con la realtà. Dalla sinistra stanno arrivando messaggi assolutamente falsi e inutili allarmismi”. Queste sono le parole del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nell'ottobre 2008.
Quanto fosse sincera quest'affermazione, tutti lo stiamo toccando con mano: quest'anno nelle scuole italiane sono stati tagliati 36.218 docenti e circa 15.000 ATA (bidelli, tecnici, personale di segreteria), sono stati chiusi 322 istituti considerati sottodimensionati e sono state eliminate 4.945 classi. Nonostante ci fossero 37.876 alunni in più rispetto all'anno precedente.
La nostra scuola è buona ma non possiamo permettercela”, ha affermato il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, e quindi l'anno prossimo verranno tagliati altri 25.600 docenti e 15.000 ATA anche se - già solo nella scuola primaria - ci saranno 15.000 alunni in più.
Ma questo non è solo il più grande licenziamento della storia italiana, non è solo un problema di posti di lavoro (già 500 eliminati tra Vicenza e provincia). Questi tagli – perché questo è il vero nome della “riforma Gelmini”- hanno delle ripercussioni negative pesantissime sugli studenti e sulle famiglie: ci sono danni già visibili ora e altri che saranno palesi negli anni futuri: classi troppo numerose perché gli alunni possano venire seguiti come si deve e così sovraffollate da essere addirittura fuori dai parametri di sicurezza, perdita della possibilità di attuare interventi individualizzati per chi ne avrebbe bisogno, nella primaria eliminazione progressiva degli insegnanti specialisti di lingua inglese, impossibilità di effettuare laboratori e didattica operativa – che pure gli studi italiani e internazionali raccomandano come la più efficace.
Il Ministero dell'Istruzione, nonostante le promesse ripetute sui media, non ha concesso ai genitori l'orario richiesto: nella primaria (i cui alunni nei test internazionali si classificavano nei primi posti al mondo) dall'anno scorso e anche per l'anno prossimo, alle classi vengono assegnate 27 ore e anche le scuole che, a fatica, quest'anno sono riuscite a mantenere l'orario precedente, da settembre lo dovranno per forza ridurre. Le famiglie, se vogliono quei pomeriggi che prima la scuola offriva gratuitamente, ora sono costrette a pagare. Anche nella scuola secondaria sta avvenendo lo stesso: riduzione del tempo scuola, perdita di opportunità per gli studenti.
Non è stato vero che la scuola non avrebbe subìto tagli, non è vero che questi tagli siano necessari: il nostro Paese spende poco per l'istruzione, ovvero una percentuale del PIL al di sotto della media dei paesi OCSE (4,7% contro il 5,8% degli altri). Si distrugge l'organizzazione della scuola pubblica ma per quella privata addirittura si aumentano i finanziamenti. Si tagliano 8 miliardi alla scuola pubblica, ma ne sono stati investiti 15 per comprare 131 cacciabombardieri F35 da attacco.
Da lunedì 22 marzo, per due settimane, un camion vela pagato con l'autotassazione degli insegnanti sarà a Schio e nei paesi limitrofi con il nostro messaggio di denuncia su quanto sta accadendo e volantini verranno distribuiti nelle scuole, perché noi non possiamo e non vogliamo tacere di fronte a questa vergogna, e la distruzione che il governo sta operando non verrà aiutata dal nostro silenzio e dalla nostra complicità.

21 marzo 2010                                                              
Comitato Salvalascuolapubblica Alto Vicentino

Accade in Lombardia... per ora!

da http://retescuole.forumscuole.it/

FEDERALISMO SCOLASTICO
Milano, 21/03/2010


In Lombardia dal prossimo anno gli Istituti professionali non rilasceranno più qualifiche ai nuovi iscritti, ma solo diplomi
creato da Mario Piemontese 

A chi si iscrive oggi ad un Istituto professionale in Lombardia non verrà più rilasciata al termine del terzo anno una qualifica. Per ottenere la qualifica bisogna iscriversi a un corso di Istruzione e formazione professionale regionale.

Il 25 febbraio congiuntamente il Direttore dell'USR della Lombardia Giuseppe Colosio e il Direttore della DG Istruzione, Formazione e Lavoro di Regione Lombardia Roberto Albonetti, hanno firmato una nota di chiarimento a proposito del rilascio di qualifiche da parte degli Istiuti professionali. A chi si iscrive oggi ad un Istituto professionale in Lombardia non verrà più rilasciata al termine del terzo anno una qualifica. Per ottenere la qualifica bisogna iscriversi a un corso di Istruzione e formazione professionale regionale.

In altre parole in Lombardia non sarà più necessario applicare il principio di sussidiarietà in materia di rilascio di qualifiche professionali. Lo Stato non dovrà più supplire la Regione, così come accaduto in questi anni, così come previsto dal Regolamento sul riordino dei professionali e dalla C.M n. 17/10 sulle iscrizioni. Secondo quanto scritto dai due direttori, Regione Lombardia è ormai in grado di applicare l'art. 117 della Costituzione e di esercitare l'esclusività che le compete a proposito di Istruzione e Formazione Professionale (IFP).

La legge n. 40/07, approvata durante il Governo Prodi, riassorbendo nel sistema di Istruzione di Stato gli Istituti tecnici e quelli professionali, che la Moratti avrebbe voluto regionalizzare, in maniera molto esplicita chiarisce che il percorso degli Istituti professionali è finalizzato al conseguimento di un diploma, coerentemente con quanto previsto dall'art. 117 della Costituzione.

Con l'accordo del 16 marzo 2009 Formigoni e Gelmini hanno definito in Lombardia l'offerta integrata tra Stato e Regione di Istruzione e Formazione Professionale: il prossimo anno 115 istituti statali su 376 offriranno corsi di IFP regionali. Regione Lombardia in questo modo vuole affermare a spese dello Stato il suo modello di Istruzione

Il percorso professionale statale permette al termine dei 5 anni il conseguimento di un diploma che dà accesso all'università, mentre il percorso regionale al termine del terzo anno rilascia una qualifica di II livello, al termine del quarto una qualifica di III livello e la possibilità di accedere all'Istruzione e Formazione Tecnica Superiore (IFTS), ma non di accedere all'università, se non dopo un ulteriore anno integrativo di preparazione all'esame di Stato.

In Lombardia la maggior parte degli allievi al termine del terzo anno di un percorso di IFP regionale decide di non proseguire passando al quarto anno, mentre la maggior parte degli studenti degli Istituti professionali dopo il terzo anno decide di proseguire per ottenere il diploma. L'O.M. n. 87/04 prevede la possibilità di passare da un percorso di IFP regionale a un percorso di Istruzione Professionale Statale, ma in Lombardia mai nessuno è stato in grado di farlo, cioè di superare gli esami per passare da un Centro di Formazione Professionale a un Istituto Professionale Statale. E' evidente quindi che i due percorsi oltre a non dare le stesse opportunità danno anche formazioni diverse. Per lo stesso motivo non è mai saltato in mente a chi ha raggiunto la qualifica di III livello al quarto anno di IFP regionale, di fare un anno integrativo per poter sostenere l'esame di Stato e ottenere così la possibilità di accesso all'università.

I giovani lombardi saranno dunque discriminati, rispetto ai loro coetanei che vivono in altre regioni, perché per poter conseguire una qualifica professionale dovranno rinunciare a priori al diploma e quindi alla possibilità di andare all'università, e per conseguire un diploma dovranno rinunciare a priori a una qualifica professionale.

In Lombardia in questi anni il numero di iscrizioni nei CFP è aumentato, mentre quello negli Istituti Professionali Statali è diminuito.E' prevedibile quindi che la scelta di genitori e studenti che hanno escluso l'iscrizione a un Tecnico o a un Liceo, si orienterà soprattutto verso i percorsi che rilasciano qualifiche e non verso quelli che rilasciano diplomi. Assisteremo quindi alla regionalizzazione degli Istituti Professionali Statali e alla loro dequalificazione. Di fatto si realizzerà quello che era nelle intenzioni della Moratti e che la legge n.40/07 ha tentato invano di evitare. Il destino degli Istituti professionali è stato segnato 10 anni fa dalle modifiche al Titolo V della Costituzione, e non tanto da avvenimenti recenti.

Milano, 21 marzo 2010

Mario Piemontese

martedì 16 marzo 2010

Protesta degli editori: libri di testo preparati "alla cieca"

da tuttoscuola.com


Protesta degli editori di libri scolastici


Gli editori di libri scolastici protestano perché dopo il varo della riforma della scuola superiore da parte del ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini non sono stati definiti tempestivamente i programmi, rendendo impossibile predisporre i libri di testo in tempo per l'inizio del prossimo anno scolastico. In pratica, dicono in dichiarazioni riprese dalle agenzie di stampa, i testi dei ragazzi che a settembre faranno la prima superiore sono stati preparati "alla cieca": gli istituti stanno raccogliendo le iscrizioni, ma cosa dovranno effettivamente studiare gli alunni ancora non si sa con precisione.
Ieri sono uscite le bozze delle indicazioni nazionali per il sistema dei licei, pubblicate nel sito del Ministero, che saranno però oggetto di una vasta consultazione e poi saranno riesaminate, e probabilmente riformulate, da un'apposita commissione ministeriale. Solo allora si disporrà, secondo gli editori, di informazioni sufficienti per redigere libri di testo aggiornati alle effettive novità.

martedì 16 marzo 2010

domenica 14 marzo 2010

Primi ricorsi dei genitori sul tetto del 30%

ROMA E MILANO CONTRO IL TETTO «STRANIERO»

Anche su una delle più profonde novità in ambito scolastico volute dal governo - il «tetto» del 30% di alunni con cittadinanza non italiana nelle scuole - a quanto pare l'ultima parola spetta ai giudici. Sono partite in questi giorni, infatti, due azioni legali volte a sventare l'attacco alle scuole pubbliche che da anni fanno, senza scalpore, lavoro di integrazione. A Roma proprio ieri è stato notificato al ministero dell'Istruzione e all'ufficio scolastico regionale il ricorso che alcuni genitori della scuola Pisacane di Torpignattara, insieme all'associazione Progetto Diritti, hanno presentato al Tar. Stesso obiettivo, ma con diversa strategia a Milano: qui due donne, una rumena e una egiziana, hanno presentato un ricorso davanti al giudice ordinario per discriminazione nei confronti delle loro figlie, insieme all'associazione studi giuridici sull'Immigrazione e a Avvocati per niente. L'udienza è stata fissata per il 9 aprile, e pochi giorni dopo ci sarà la sentenza che probabilmente arriverà prima di quella di Roma. Il metodo si è dimostrato finora vincente: moltissime le delibere dei Comuni del nord sospese perché considerate discriminatorie. «In questo caso - spiega l'avvocato Alberto Guariso che ha curato il ricorso milanese - ci sembra che venga violata l'assoluta parità di condizioni e modalità di partecipazione alla scuola garantite dalla legge a italiani e stranieri».

Entrambe le cause, comunque vada, avranno una ricaduta nazionale impugnando una circolare ministeriale. Diversa però la situazione nelle due città.. Se a Milano sono 50 le scuole che hanno dovuto chiedere una deroga, a Roma tutto tace. Non si hanno notizie di scuole che non riusciranno a formare le prime classi. Ad eccezione della scuola Pisacane. La cosa è significativa: l'elementare di Tor Pignattara non è certo l'unica ad avere un'altissima concentrazione di bambini di origine straniera. I dati ovviamente rispecchiano un territorio ad altissima (e vecchissima) concentrazione di migranti, tra l'altro caratterizzata da una forte incidenza degli asiatici. Su 41 iscritti solo tre sono italiani. Dei 38 bambini con cittadinanza non italiana, però, ben 27 sono nati in Italia. Ma se per tutte le altre scuole di Roma chi non è nato in Italia verrà - con ogni probabilità - contato fuori dal tetto, questa strada pare sia preclusa alla Pisacane. Insomma sembra che nei confronti di questa scuola - caso politico cavalcato da anni dalla destra capitolina - ci sia un intento punitivo. «Il nostro ricorso si basa su diversi articoli di legge e convenzioni internazionali - spiega l'avvocato della causa romana, Arturo Salerni - e mira a fermare un atto amministrativo che rischia di creare un disagio assoluto alle famiglie e ai bambini, di far chiudere le scuole, intervenendo peraltro in modo indebito nell'autonomia scolastica». «Sostenere questo ricorso è doveroso - ha detto Cecilia Bartoli, che lavora per l'associazione Asinitas nella scuola dell'infanzia della Pisacane - per chiunque abbia un minimo senso pedagogico: si stanno trasformando in stranieri bambini che non sono e non si considerano tali. La verità è che la destra non sopporta che in questa scuola siano stati messi in atto progetti di condivisione». ROMA

Anche su una delle più profonde novità in ambito scolastico volute dal governo - il «tetto» del 30% di alunni con cittadinanza non italiana nelle scuole - a quanto pare l'ultima parola spetta ai giudici. Sono partite in questi giorni, infatti, due azioni legali volte a sventare l'attacco alle scuole pubbliche che da anni fanno, senza scalpore, lavoro di integrazione. A Roma proprio ieri è stato notificato al ministero dell'Istruzione e all'ufficio scolastico regionale il ricorso che alcuni genitori della scuola Pisacane di Torpignattara, insieme all'associazione Progetto Diritti, hanno presentato al Tar. Stesso obiettivo, ma con diversa strategia a Milano: qui due donne, una rumena e una egiziana, hanno presentato un ricorso davanti al giudice ordinario per discriminazione nei confronti delle loro figlie, insieme all'associazione studi giuridici sull'Immigrazione e a Avvocati per niente. L'udienza è stata fissata per il 9 aprile, e pochi giorni dopo ci sarà la sentenza che probabilmente arriverà prima di quella di Roma. Il metodo si è dimostrato finora vincente: moltissime le delibere dei Comuni del nord sospese perché considerate discriminatorie. «In questo caso - spiega l'avvocato Alberto Guariso che ha curato il ricorso milanese - ci sembra che venga violata l'assoluta parità di condizioni e modalità di partecipazione alla scuola garantite dalla legge a italiani e stranieri».

Entrambe le cause, comunque vada, avranno una ricaduta nazionale impugnando una circolare ministeriale. Diversa però la situazione nelle due città.. Se a Milano sono 50 le scuole che hanno dovuto chiedere una deroga, a Roma tutto tace. Non si hanno notizie di scuole che non riusciranno a formare le prime classi. Ad eccezione della scuola Pisacane. La cosa è significativa: l'elementare di Tor Pignattara non è certo l'unica ad avere un'altissima concentrazione di bambini di origine straniera. I dati ovviamente rispecchiano un territorio ad altissima (e vecchissima) concentrazione di migranti, tra l'altro caratterizzata da una forte incidenza degli asiatici. Su 41 iscritti solo tre sono italiani. Dei 38 bambini con cittadinanza non italiana, però, ben 27 sono nati in Italia. Ma se per tutte le altre scuole di Roma chi non è nato in Italia verrà - con ogni probabilità - contato fuori dal tetto, questa strada pare sia preclusa alla Pisacane. Insomma sembra che nei confronti di questa scuola - caso politico cavalcato da anni dalla destra capitolina - ci sia un intento punitivo. «Il nostro ricorso si basa su diversi articoli di legge e convenzioni internazionali - spiega l'avvocato della causa romana, Arturo Salerni - e mira a fermare un atto amministrativo che rischia di creare un disagio assoluto alle famiglie e ai bambini, di far chiudere le scuole, intervenendo peraltro in modo indebito nell'autonomia scolastica». «Sostenere questo ricorso è doveroso - ha detto Cecilia Bartoli, che lavora per l'associazione Asinitas nella scuola dell'infanzia della Pisacane - per chiunque abbia un minimo senso pedagogico: si stanno trasformando in stranieri bambini che non sono e non si considerano tali. La verità è che la destra non sopporta che in questa scuola siano stati messi in atto progetti di condivisione».

di Cinzia Gubbini

il manifesto - ROMA - 10.03.2010

sabato 13 marzo 2010

domenica 7 marzo 2010

Parla la Scuola Pubblica...per essere ascoltata: testimonianze su you tube


Parla la Scuola Pubblica...per essere ascoltata: testimonianze su you tube

 La riforma Gelmini sta cambiando la scuola pubblica italiana: ma cosa ne pensano gli alunni, i genitori e gli insegnanti, i lavoratori della scuola in generale? E possibile cercare di effettuare un primo bilancio, oggettivo e non ideologico, sugli effetti della riforma? Noi crediamo di sì. Ecco perché intendiamo dare ascolto a tutti coloro che a diverso titolo hanno a che fare con il mondo della scuola. Raccoglieremo quindi, a partire da questi primi esempi, le video-testimonianze di quanti si sono fatti un'opinione sull'argomento partendo però da esperienze concrete e documentabili. Persone che non leggono comunicati o slogan, ma che mettono la loro faccia, la loro storia, la loro professionalità di fronte all'opinione pubblica, nella ferma convinzione che solo con la verità si possa offrire un contributo costruttivo al dibattito. Giudicherete poi voi a chi credere, a cosa credere. Ma di sicuro crederete alle emozioni, all'entusiasmo e alla passione che queste persone sapranno comunicarvi. L'obiettivo finale è di creare una rete di testimonianze sulla scuola rivolte a tutti coloro che si ritengono estranei o lontani dall'argomento: perché la scuola, che ci si pensi oppure no, è lo specchio del futuro di tutto il nostro paese.
Assemblea difesa Scuola Pubblica Vicenza
Ecco le prime testimonianze









Invitiamo amici e simpatizzanti a visionare e a votare le testimonianze per accrescere la loro visibilità all'interno del motore di ricerca di youtube. 

Inoltre, chiediamo la collaborazione nel diffondere la conoscenza del canale collegandolo a siti, social network, forum...rivolgendosi anche ai non addetti ai lavori! Grazie!!

Questi i link da diffondere 

un direttore amministrativo testimonianza n.1 http://www.youtube.com/watch?v=5bLe6j-XNfM
un Preside testimonianza n.2  prima parte   http://www.youtube.com/watch?v=X3gf2tuxoCc
un Preside testimonianza n.2 seconda parte http://www.youtube.com/watch?v=1WvRhqjNcyA
una maestra precaria testimonianza n.3 http://www.youtube.com/watch?v=0x-wL6fq_v0

venerdì 5 marzo 2010

ADESIONE SCIOPERO 12 MARZO

L’ Assemblea difesa scuola pubblica di Vicenza aderisce allo

sciopero di Venerdì 12 marzo

indetto dai Cobas scuola e dalla CGIL

perché è necessario opporsi con forza allo smantellamento intenzionale e continuativo della scuola pubblica.

Dopo i tagli pesanti già subiti quest’anno scolastico per effetto della legge 133 del 2008 emanata da Tremonti e delle norme successive, il Ministro Gelmini ha comunicato per il prossimo anno scolastico 2010/2011:

- l’intenzione di tagliare ulteriori 25.600 cattedre (dalla primaria alla superiore) e 15.000 posti per il personale ATA a fronte di un complessivo aumento di 7.700 alunni;


- l’eliminazione di 4500 posti di insegnante di lingua inglese nella scuola primaria (pari al 40% degli attuali).

Continuerà inoltre la riduzione del tempo scuola complessivo, non solo alla primaria ma anche alle superiori per effetto dei nuovi regolamenti (a tutt’oggi vere e proprie scatole vuote prive di ufficialità) e verrà ulteriormente innalzato il numero massimo di alunni per classe.
Tutto ciò a fronte di un aumento dei finanziamenti alla scuola privata.



Di’ anche tu che non sei d’accordo
Sciopera il 12 marzo !


Assemblea difesa scuola pubblica di Vicenza
www.difesascuolapubblica.blogspot.com

domenica 28 febbraio 2010

Regolamenti "definitivi"? no, grazie

dal sito della FLC CGIL

Comunicato FLC  Comunicato stampa di Domenico Pantaleo, Segretario generale Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL.
26-02-2010
Solo con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale i decreti sul riordino della scuola secondaria superiore possono considerarsi definitivi e, quindi, attuabili.
Mancando ancora alcuni passaggi alla loro definizione formale e sostanziale, quali la firma del Presidente della Repubblica e il parere della Corte dei Conti, la pubblicazione dei provvedimenti in Gazzetta Ufficiale non avverrà prima di un mese circa.
Il Ministro dell'Istruzione con il solito atteggiamento arrogante e con informazioni distorte e parziali cerca di far passare nell'opinione pubblica, ma anche fra le istituzioni regionali e scolastiche, il messaggio che i regolamenti siano definitivi.
Ma, come previsto dall'ordinamento italiano, fino alla loro pubblicazione in G.U. quegli atti semplicemente non esistono e non possono costituire riferimento per alcuna decisione formale. Ma il Ministro tenta di accreditare tale convincimento presso genitori e studenti, inducendoli a scegliere un percorso formativo nella più totale confusione ed incertezza.
La FLC Cgil, ribadisce, quindi, che in mancanza della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dei regolamenti varati dal Governo lo scorso 4 febbraio, le iscrizioni nella scuola superiore per l'anno scolastico 2010-2011 non possono che avvenire sulla base dell'attuale sistema.
La FLC Cgil invita le scuole, i genitori e gli studenti a far valere i loro diritti garantiti dalle attuali norme di legge tuttora in vigore nel nostro Paese. Invita altresì le Regioni e gli Enti Locali ad attenersi alla normativa vigente per quanto attiene la programmazione territoriale.
Roma, 26 febbraio 2010
 -------------------
qui la guida alle secondarie superiori indicata dal MIUR
e qui una più realistica guida alla circolare sulle iscrizioni alle superiori di FLC CGIL

Attività alternative all'insegnamento della Religione Cattolica

Lettera alla dr.ssa Palumbo in relazione ai Fondi per le Attività alternative all’insegnamento della Religione Cattolica


Il Coordinamento Veneto dei Comitati “Buona Scuola” ha indirizzato la seguente lettera alla dr.ssa Palumbo in relazione ai noti problemi collegati alla cronica mancanza di fondi da utilizzare per retribuire gli insegnanti che svolgono le ore di attività alternativa all’insegnamento della religione cattolica.

Padova, 23 febbraio 2010
  
Al Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico regionale del Veneto Dr.ssa Carmela Palumbo 
e p.c.     
ai Dirigenti degli Uffici Scolastici Provinciali del Veneto 
ai Dirigenti Scolastici e ai Presidenti dei Consigli d’Istituto delle Istituzioni Scolastiche della Regione Veneto

Oggetto: Fondi per le Attività alternative all’insegnamento delle Religione Cattolica
Gent.le Dr.ssa Palumbo,
siamo un gruppo di genitori ed insegnanti appartenenti ai vari comitati che agiscono a livello territoriale nella nostra regione in difesa della scuola pubblica; siamo quelli che lo scorso anno scolastico, con la sigla collettiva Coordinamento Veneto dei Comitati “Buona Scuola”, hanno raccolto oltre 32.000 iscrizioni alternative con la richiesta esplicita delle famiglie di mantenere un’organizzazione di qualità nelle scuole.
Le scriviamo per sottoporle un problema legato all’offerta formativa fornita in molti istituti del nostro territorio che si è decisamente accentuato in quest’anno scolastico a causa dell’operazione di ridimensionamento effettuata dal Ministero dell’Istruzione.
Il problema, che peraltro sappiamo esserLe senza dubbio noto (ce lo segnalano la Sua lettera inviata al MIUR in data 27/11/2009 per sottolineare la situazione della regione Veneto e la Sua nota datata 22 gennaio 2010 che autorizza i dirigenti di tutte le scuole a nominare docenti per lo svolgimento delle attività alternative all’insegnamento della religione cattolica), è quello legato alla regolare effettuazione delle ore alternative alla religione cattolica.
In molte scuole tali attività si sono dimostrate impossibili da realizzare per la pesante riduzione degli organici e per l’entrata in vigore delle nuove norme che, in modo specifico nella scuola secondaria, ha comportato per i docenti l’eliminazione delle ore a disposizione.
I Dirigenti Scolastici, quasi sempre, hanno adottato  soluzioni di emergenza che consistono nel distribuire gli  allievi che non si avvalgono dell’insegnamento della religione cattolica in altre classi, durante le lezioni di altre discipline.
Abbiamo appurato che la CM 316 del 1987, tuttora vigente, prevede che le scuole possano, anzi debbano, nominare supplenti (se non hanno personale interno con ore a disposizione o disposto a prestare ore eccedenti) per coprire le ore alternative all’IRC o le attività con assistenza di personale docente, sulla base delle scelte operate dai genitori all’atto dell’iscrizione.
Si tratta di un dovere per la scuola se viene espressamente richiesto perché, in particolare la sentenza della Corte Costituzionale n.13/91, ha ritenuto che le scelte predisposte dal Ministero  con le circolari 188 e 189 / 89 di “a) attività didattiche e formative; b) attività di studio e/o di ricerca individuali con assistenza di personale docente; c) nessuna attività, che l’Amministrazione interpreta come libera attività di studio e/o ricerca senza assistenza di personale docente”, più la scelta suggerita in quella stessa sentenza “di allontanarsi o assentarsi dall’edificio della scuola” traducano fedelmente lo “stato di non – obbligo” in cui ricade chi non si avvale dell’IRC, e perché tale normativa, perfezionata in seguito alle sentenze della Corte Costituzionale, è tuttora vigente.
La scuola ha il dovere di comunicare all’USP le necessità di personale che le scelte dei genitori comportano e gli USP/USR devono concedere, solitamente in organico di fatto, il personale necessario e i fondi per pagarlo.
Le proteste dei genitori, che non si sono rassegnati alla mancanza di un servizio dovuto, si sono scontrate con il diniego dei Dirigenti Scolastici di turno, che hanno lamentato la mancanza di fondi e di risorse per risolvere il problema.
Spinti dalla necessità (e sinceramente sconcertati dal modo in cui vengono violati i diritti di noi genitori e dei nostri figli) abbiamo cominciato a studiare a fondo il problema e tutta la normativa ad esso connessa.
E’ stato con profondo stupore che abbiamo scoperto l’esistenza nel Bilancio Finanziario Annuale di previsione dello Stato di un pingue, corposo, solido fondo denominato: “SPESE PER L’INSEGNAMENTO DELLA RELIGIONE CATTOLICA E PER LE ATTIVITA’ ALTERNATIVE ALL’INSEGNAMENTO DELLA RELIGIONE CATTOLICA, CON L’ESCLUSIONE DELL’IRAP E DEGLI ONERI SOCIALI A CARICO DELL’AMMINISTRAZIONE attribuito a ciascuna regione (compresa la nostra); ci siamo ulteriormente documentati e abbiamo capito che tale fondo serve per pagare gli stipendi degli insegnanti di religione non di ruolo (quelli di ruolo li paga direttamente il Tesoro) ma anche per le attività alternative all’IRC.
Per l’anno 2010 alla Tabella 7 (che contiene la Ripartizione in capitoli del Bilancio di Previsione dello Stato per il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) per la Regione Veneto sono accreditati per i diversi ordini di scuola i seguenti fondi:
ISTRUZIONE PRESCOLASTICA  €   1.666.447   Capitolo 2711
SCUOLA  PRIMARIA                     €  26.475.413   Capitolo 2709
SECONDARIA DI I° GRADO        €   7.947.920    Capitolo 2710
SECONDARIA DI II° GRADO      €  17.050.619   Capitolo 2703
                                                       TOT.   € 53.140.399
Quindi gli insegnanti nominati per le ore alternative all’IRC non gravano sul fondo per le supplenze brevi, [e questo lo diciamo anche in relazione alla Sua summenzionata nota del 22 gennaio 2010, che era conclusa dalla frase “Nel caso in cui si renda necessario adottare la seconda soluzione (nomina supplente), si rammenta che i relativi oneri gravano sul bilancio delle istituzioni scolastiche] e non sono in relazione alcuna col tasso di assenteismo medio nazionale che la nota del 14 dicembre 2009 della Direzione Generale del MIUR sul Programma Annuale vuole assumere come tetto oltre il quale la scuola non possa avere fondi, se non per giustificate e verificate esigenze di sostituzione.
In sostanza oggi possiamo dire con buona certezza che la mancanza di risorse che finora ci è stata fornita come risposta alle nostre istanze non ci convince, che spesso ha comportato avanzi d’amministrazione inaccettabili per le nostre scuole ridotte al collasso finanziario, in presenza di diritti violati proprio in virtù della falsa mancanza di risorse.
Per questi motivi le scriviamo per porLe due richieste:
  • vorremmo verificare con Lei la possibilità di appurare, una volta eliminata la somma necessaria in media annualmente a coprire gli stipendi degli insegnanti di religione non di ruolo, quale sia l’ammontare a disposizione, per i vari ordini di scuola, delle attività alternative all’ora di religione e una sua eventuale distribuzione per ciascuna provincia del Veneto;
  • vorremmo poter avere un riscontro periodico (bi o trimestrale) di quanto resta approssimativamente a disposizione di ogni Ufficio Scolastico Provinciale.
Crediamo che Lei possa comprendere i motivi di queste proposte e, anche in virtù del fatto che finora le nostre istanze sono state trattate in modo perlomeno poco attento, che una maggiore considerazione ci sia dovuta.
In attesa di un Suo riscontro, ci rendiamo disponibili per un incontro relativo alle questioni poste.
Per il Coordinamento Veneto dei Comitati “Buona Scuola”
Carlo Salmaso

Assemblea Difesa Scuola Pubblica Vicenza
Movimento Veneziano per la difesa della scuola pubblica
Comitati dei genitori di Treviso e Provincia
Salvalascuolapubblica – Genitori e insegnanti Alto Vicentino
Comitato genitori ed insegnanti per la Scuola Pubblica di Padova
Comitato scuole sinistra Piave (TV)
CESP – Centro Studi per la Scuola Pubblica di Padova
       Coordinamento Veneto dei Comitati     “Buona Scuola”

mercoledì 24 febbraio 2010

1° MARZO: manifestazione studenti

Il Collettivo Studenti per la Scuola Pubblica e il Coordinamento Studentesco invitano i lavoratori e i disoccupati migranti ad astenersi dal lavoro e partecipare alla manifestazione insieme agli studenti nella giornata del 1°marzo.
Nella giornata di mobilitazione nazionale dei migranti, dimostriamo che noi studenti siamo contro le discriminazioni e non accettiamo il razzismo. L'incontro tra culture e' una ricchezza, non una minaccia per la qualita' delle scuole. Diciamo no al tetto del 30% di studenti stranieri per classe!
La manifestazione ha come scopo evidenziare alla popolazione italiana ed europea la necessità di migranti che costituiscono al giorno d’oggi una fonte di ricchezza culturale, sociale ed economica per gli stati.


Per presentare tale iniziativa, domani - giovedì 25 febbraio - alle ore 14.30, convochiamo una conferenza stampa sotto il palazzo della Provincia di Vicenza in contrà Gazzolle.

Vicenza , 24 febbraio 2010

COMUNICATO STAMPA 

Il primo marzo in molte città d’Italia e d’Europa, come a Vicenza, si terrà una grande manifestazione non violenta per far capire all’opinione pubblica italiana ed europea quanto sia determinante il contributo dei migranti alla società. Questa iniziativa, il cui slogan è “UN GIORNO SENZA DI NOI”, è nata in Francia e tramite Facebook è stata divulgata per tutto il continente fino a giungere qui in Italia dove i fatti di Rosarno, ultimi di una lunga serie, sono un’efficace testimonianza dell’aumento del razzismo e della xenofobia. La manifestazione ha come scopo evidenziare alla popolazione italiana ed europea la necessità di migranti che costituiscono al giorno d’oggi una fonte di ricchezza culturale, sociale ed economica per gli stati. Si provi a immaginare una giornata senza immigrati: centinaia di bambini e anziani privi di assistenza, ettari ed ettari di terreno lasciato incolto. Per di più, noi italiani, che siamo definiti e ci autodefiniamo un popolo avanzato, civile e aperto al prossimo, permettiamo l’esistenza di un’alta percentuale di lavoratori in nero dislocati in specifici settori dell’economia: migliaia di uomini e donne che lavorano in condizioni malsane e rischiose, sottopagati e sfruttati. Tutto ciò contro la Carta dei Diritti Internazionali. All’inizio degli anni ’60 del ‘900 Martin Luther King disse: “L'odio è radicato nella paura[…]. La nostra situazione internazionale che va sempre peggiorando è attraversata dai dardi letali della paura... Non è forse la paura una delle maggiori cause della guerra? Noi diciamo che la guerra è conseguenza dell'odio, ma un attento esame rivela questa sequenza: prima la paura, poi la guerra e infine un odio più profondo.” Nel 2010 la situazione non è cambiata. I ragazzi percepiscono un’Italia poco incline all’integrazione e ad accogliere nuove culture. Uno studio recente promosso dalla Conferenza delle assemblee delle Regioni nell’ambito delle iniziative dell’Osservatorio della Camera sui fenomeni di xenofobia e razzismo, i cui dati sono stati pubblicati sul Giornale di Vicenza, dichiara che il 45,8% dei giovani è intollerante nei confronti degli stranieri. Risultati sconcertanti a nostro avviso. Questa realtà, che dovrebbe essere arginata dal governo, è in verità rafforzata dagli attuali provvedimenti accolti dallo stato, quali la discussa riforma scolastica Gelmini che prevede l’introduzione di un tetto massimo del 30% di alunni stranieri per classe. Tale decreto è anticostituzionale poiché l’articolo 34 della Costituzione Italiana afferma che la scuola è aperta a tutti. In considerazione di tutto ciò, il Collettivo Studenti per la Scuola Pubblica e il Coordinamento Studentesco invitano i lavoratori e i disoccupati migranti ad astenersi dal lavoro e partecipare alla manifestazione insieme agli studenti nella giornata del 1°marzo. Il ritrovo della manifestazione sarà alle 8.30 al piazzale della stazione FS di Vicenza.
Vicenza , 23 febbraio 2010
COLLETTIVO STUDENTI PER LA SCUOLA PUBBLICA
COORDINAMENTO STUDENTESCO