giovedì 3 marzo 2011

una bella lezione!

Pubblichiamo il documento proposto dalle RSU dell'Istituto Comprensivo 11 di Vicenza e approvato dai docenti.
una bella lezione!
“educare i figli liberamente il che vuol dire di non essere costretti a mandarli a scuola in una scuola di stato dove ci sono degli insegnanti che vogliono inculcare dei principi che sono il contrario di quelli che i genitori vogliono inculcare ai loro figli”                      
 Silvio Berlusconi, Congresso dei Cristiani  Riformisti, 26 febbraio 2011

Costretti  a mandare a scuola?
 L’istruzione è come il pane: è un dovere dei genitori darla, è un diritto dei figli riceverla! “E` dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli” (art. 30 della Costituzione)
L’insegnamento è libero, come libera è l’arte, la salute, l’aria e come libera dovrebbe essere anche l’acqua! “L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento.” (art. 33 della Costituzione)
La scuola non è una prigione, non è un castigo: è uno spazio dove tutti possono entrare e uscire!  “La scuola è aperta a tutti” (art. 34 della Costituzione)
E’ vero, la scuola è un obbligo, ma lo è per lo stato perché “E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.” (art. 3 della Costituzione) e ancora lo Stato “Protegge la maternità, l'infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo”(art. 31 della Costituzione)
In questo senso sì che l’istruzione è obbligatoria, ma non andare a scuola: istruire ed educare è un dovere dei genitori,  dare istruzione è un obbligo per lo stato, andare a scuola è un DIRITTO!
O forse qualcuno vuol toglierci un diritto raccontandoci che ci vuol liberare da un dovere?
O forse qualcuno vuol convincerci - per il nostro bene - che lo stato non è obbligato a darci istruzione?
Non basta a lor signori averci ridotto il “tempo scuola”? Cosa vogliono toglierci ancora?

Inculcare: che brutta parola!
Per assonanza, richiama alla memoria (alla nostra memoria inculcata) il famoso MinCulPop: acronimo che si presta a sottintesi volgari, con il quale era indicato il Ministero Fascista della propaganda messo in piedi per controllare  le informazioni, gli organi di stampa e … distribuire “veline”!
Inculcare deriva dal latino, vuol dire ficcar dentro, introdurre con forza, e nelle migliori delle traduzioni possibili, imprimere bene nella memoria: che cosa ficchiamo dentro nella memoria dei nostri figli? I principi? I valori?
Nella scuola di oggi si ritiene che “inculcare a memoria” non sia un buon metodo nemmeno per insegnare le tabelline: figuriamoci i valori!
I valori non si inculcano, né a scuola né in famiglia: i valori si mettono in pratica, se davvero ispirano le nostre giornate!

Quali principi per le nostre scuole?
E' proprio vero! Spesso gli insegnanti della scuola di Stato, con i loro dirigenti, non difendono quei principi poco nobili che pure sono praticati in questa Italia di galantuomini: non incitano alla violenza; non incoraggiano ad evadere le tasse; non si alleano con mafie e camorre; non predicano il primato del profitto anche a costo dell’inganno, della frode o della truffa; non insegnano a disprezzare e offendere gli altri solo perché hanno un pensiero “straniero” diverso dal nostro; non inducono alla prostituzione  e non insegnano a fare del corpo, che come la vita ci è stato donato, una merce di scambio …
La scuola statale sui principi fa strada e fa fatica, perché le nostre scuole sono aperte a tutti, accolgono con fiducia e riconoscono dignità anche ai figli di ladri, assassini, magnaccia e imbroglioni; trattano tutti con la (com) passione della solidarietà attiva di cittadini che abitano la stessa terra, lo stesso tempo e cercano un futuro più a misura d’uomo per tutti, anche per i deboli e gli emarginati… perché è proprio la res-publica che ci chiede “l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.” (art. 2 della Costituzione).
Se poi invece di principi si voleva dire ideologia, come qualcuno ha cercato goffamente di interpretare e correggere, sia chiaro a tutti che, se la famiglia può scegliere ed esprimere la sua ideologia, la scuola statale non ha UNA IDEOLOGIA perché è scuola pluralista che accoglie e rispetta TUTTE le ideologie, come si conviene in una repubblica democratica. E quando la scuola statale immette in ruolo i suoi insegnanti, non chiede  e non indaga su quale credo professino e a quale partito politico aderiscano, per rispetto della privacy, certamente, ma soprattutto perché per la scuola statale “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali” (art. 3 della Costituzione).
Ma non basta: la scuola di stato non è ideologica anche perché ogni insegnante per scelta professionale e deontologica è impegnato a far conoscere agli allievi i diversi punti di vista sulle questioni trattate in classe, nel rispetto del pluralismo delle idee, con spirito di tolleranza che si sforza di comunicare anche  ai suoi allievi per contrastare qualsiasi forma di fanatismo!
Qualcuno ha detto, e noi lo ripetiamo:
“educare non è riempire un secchio,  ma accendere un fuoco!”  
                                                                           William B. Yeats
NOI LAVORATORI DELLA SCUOLA
PUR CON LE NOSTRE FRAGILITA’ E LE NOSTRE INCERTEZZE
SU QUESTI PRINCIPI SIAMO IMPEGNATI
E SU QUESTI PRINCIPI CHIEDIAMO L’IMPEGNO DELLO STATO
E DI TUTTE LE FIGURE ISTITUZIONALI.

E VOI, CARI GENITORI?
Documento proposto dalle RSU e approvato dal personale dell’Istituto Comprensivo 11 di Vicenza – cip.  1.03.2011


Cartellone all'ingresso della scuola primaria dei Laghi

doveroso pubblicare...

Discorso pronunciato da Piero Calamandrei

al III Congresso dell'Associazione a difesa della scuola nazionale


Roma, 11 febbraio 1950

«Cari colleghi, Noi siamo qui insegnanti di tutti gli ordini di scuole, dalle elementari alle università [...]. Siamo qui riuniti in questo convegno che si intitola alla Difesa della scuola. Perché difendiamo la scuola? Forse la scuola è in pericolo? Qual è la scuola che noi difendiamo? Qual è il pericolo che incombe sulla scuola che noi difendiamo? Può venire subito in mente che noi siamo riuniti per difendere la scuola laica. Ed è anche un po' vero ed è stato detto stamane. Ma non è tutto qui, c'è qualche cosa di più alto. Questa nostra riunione non si deve immiserire in una polemica fra clericali ed anticlericali. Senza dire, poi, che si difende quello che abbiamo. Ora, siete proprio sicuri che in Italia noi abbiamo la scuola laica? Che si possa difendere la scuola laica come se ci fosse, dopo l'art. 7? Ma lasciamo fare, andiamo oltre. Difendiamo la scuola democratica: la scuola che corrisponde a quella Costituzione democratica che ci siamo voluti dare; la scuola che è in funzione di questa Costituzione, che può essere strumento, perché questa Costituzione scritta sui fogli diventi realtà [...].
La scuola, come la vedo io, è un organo "costituzionale". Ha la sua posizione, la sua importanza al centro di quel complesso di organi che formano la Costituzione. Come voi sapete (tutti voi avrete letto la nostra Costituzione), nella seconda parte della Costituzione, quella che si intitola "l'ordinamento dello Stato", sono descritti quegli organi attraverso i quali si esprime la volontà del popolo. Quegli organi attraverso i quali la politica si trasforma in diritto, le vitali e sane lotte della politica si trasformano in leggi. Ora, quando vi viene in mente di domandarvi quali sono gli organi costituzionali, a tutti voi verrà naturale la risposta: sono le Camere, la Camera dei deputati, il Senato, il presidente della Repubblica, la Magistratura: ma non vi verrà in mente di considerare fra questi organi anche la scuola, la quale invece è un organo vitale della democrazia come noi la concepiamo. Se si dovesse fare un paragone tra l'organismo costituzionale e l'organismo umano, si dovrebbe dire che la scuola corrisponde a quegli organi che nell'organismo umano hanno la funzione di creare il sangue [...].
CONTINUA A LEGGERE ...

insegnanti scuola pubblica

pubblichiamo un commento al post di lunedì 28 febbraio

Care colleghe, cari colleghi,
alla luce delle recenti esternazioni della politica, sento il bisogno di rivolgermi a voi per condividere pensieri che portino altri pensieri, per coltivare il ”nostro giardino” .
Ognuno di noi è portatore di peculiarità, esperienze, tratti caratteriali, idee e sa che la scuola non è uno specchio che raffiguri un’ immagine sola, ma la coesistenza di alterità, una magnifica commistione di differenze, talvolta anche di contraddizioni.
Ciò nonostante ognuno di noi interpreta il suo ruolo, è sempre in campo, agisce e talvolta sbaglia, prerogativa esclusiva di chi non rinuncia mai a scegliere.
Scegliere è un atto di libertà, ma solo chi sa assumersene la responsabilità può goderne, chi non si nasconde dietro parole vuote, chi non ha schermi protettivi, chi non cerca il consenso, chi sa di non possedere carte vincenti ma solo carte da giocare.
Ogni giorno abitiamo le nostre aule come parti della nostra casa, concordiamo regole di convivenza alle quali per primi ci assoggettiamo, tessiamo trame delicate, annodiamo i fili rotti, ci vestiamo di questi abiti e di nuovo ci sentiamo nudi perché niente è per sempre, niente ripara dal freddo e dal sole, se la Terra si muove.
Viviamo nelle nostre comunità: mondi di bellezza che faticano a svelarsi, forme acerbe di futuro, grumi di emozioni contrastanti, energie sfrenate, talvolta identità silenti e l’unica chiave di accesso a questa varietà è la nostra disponibilità ad ascoltare.
Un educatore non “inculca”, non ha cervelli da riempire, non distribuisce informazioni facilmente reperibili altrove in tempi assai più brevi, non ammaestra, non doma, non plagia. Non ha ideologie da sponsorizzare come merce di scambio, non ha dogmi religiosi da usare per frantumare, non deve convincere, non cerca voti. Non ha una platea da infiammare, è parte della platea, intreccia relazioni e, se sbaglia, è fuori da ogni comunicazione.
Un educatore non ha un’unica storia da raccontare, ma molte storie da ascoltare, pretesti per riconoscersi, per affermare la propria esistenza, il proprio diritto a chiedere, il dovere di rispettare chi ha qualcosa da domandare.
Un educatore dà valore a chi c’è stato prima di lui, non è onnipotente, non ha l’esclusiva, non crede nelle semplificazioni, non teme la complessità.
Non è un tifoso, non ha una squadra da difendere, è un giocatore e il suo massimo insegnamento è quello di giocare il suo ruolo fino in fondo.
Non gareggia con chi svolge il suo stesso compito, non sventola bandiere per tracciare confini territoriali, non ha paura di chi ha un’idea diversa dalla sua. Un educatore non ha paura delle idee, crede nelle parole quando respirano, dà valore alle esperienze.
Un educatore non compra, non vende, scambia e quello è il suo unico modo per diventare ricco.

Insegnante scuola pubblica
2 marzo 2011

martedì 1 marzo 2011

PER IL DIRITTO ALL’ACCOGLIENZA PER PROFUGHI E RIFUGIATI

di 
COLLETTIVO STUDENTI SCUOLA PUBBLICA - VICENZA 
COORDINAMENTO STUDENTESCO
RETE DEGLI STUDENTI MEDI


Lanciamo un APPELLO A TUTTI I CITTADINI

TUTTI INSIEME PER MOSTRARE LA SOLIDARIETA' 
ALLA POPOLAZIONE DELLA LIBIA

vi chiediamo di aderire all'appello e di partecipare 
al sit.in che si terrà 

venerdì 4 marzo alle ore 16 
davanti alla prefettura


CON LA SOLLEVAZIONE LIBICA, CONTRO UN REGIME SANGUINARIO, FERMIAMO IL MASSACRO DEI CIVILI, PER IL DIRITTO ALL’ACCOGLIENZA PER PROFUGHI E RIFUGIATI. 
 NO ALL’INTERVENTO MILITARE OCCIDENTALE
  
La rivolta libica va avanti e va avanti la sanguinosa repressione da parte dei mercenari e delle forze leali al colonnello Gheddafi. Una repressione brutale, che non ha esitato ad usare il bombardamento aereo sulla popolazione che manifestava nelle strade. Le notizie che arrivano parlano di migliaia di morti – ed è vergognoso il razzismo cinico di chi parla di possibili “sbarchi” di migliaia di profughi e “clandestini”.
La violenza con cui Moammar Gheddafi sta bombardando e uccidendo la popolazione civile libica ci lascia inorriditi. Inorriditi e indignati di fronte ad un genocidio che il leader libico sta perpetrando per opporsi alle giuste richieste di libertà, diritti e democrazia che provengono dal popolo. Le stesse richieste delle piazze egiziane e tunisine ma più in generale di tutte le popolazioni arabe che stanno insorgendo contro i loro governi dittatoriali e corrotti. Dobbiamo attivarci per imporre che cessi il massacro dei civili di ogni nazionalità. Non solo del popolo libico ma anche di migliaia di migranti residenti in terra libica, rinchiusi nei centri di identificazione (veri e propri lager) costruiti grazie all’accordo Italia/Libia, respinti dalle motovedette italiane in disprezzo delle convenzioni internazionali e trattati come bestie dalle autorità libiche.

Moammar Gheddafi è un dittatore e un assassino con cui il Governo Italiano ha stretto patti commerciali milionari in cambio di una gestione sanguinaria dei flussi migratori. Il Governo libico è il principale azionista della banca Unicredit;  Impregilo, Ansaldo, Eni e Finmeccanica per citare i partner commerciali più noti, gestiscono in Libia commesse per milioni di euro. Tutto questo in cambio del pattugliamento delle coste del mediterraneo col tentativo di limitare i flussi migratori di donne e uomini che esercitano il diritto di fuga dalla guerra, dalla miseria e dalla povertà.

Siamo indignati dalla posizione del Governo Italiano che sembra avere ben chiaro che gli interessi commerciali valgono più del rispetto dei diritti umani. Di fronte a quanto sta accadendo siamo arrivati al paradosso di sentire ministri del calibro di Frattini sostenere che non si potevano esportare in Libia “modelli europei” e il presidente del consiglio che per giorni non ha voluto chiamare l’amico Gheddafi “per non disturbarlo” (mentre utilizzava armi italiane per la sua guerra contro la popolazione).
L’allargamento e l’estensione degli scontri in Libia hanno cominciato a far parlare di intervento militare, di opzioni “tutte sul terreno”, addirittura di “guerra umanitaria”!
Per il momento la Nato non pare però così ansiosa di mettere in piedi un intervento di cui non conosce bene le prospettive e senza la sicurezza di una gestione che non si trasformi in un boomerang – visto che in Afghanistan le cose non vanno proprio benissimo, e già uscire da quel pantano senza troppe conseguenze negative militari e politiche non sarà semplice.
Questo non significa però che il rischio di un intervento militare sia scongiurato, visto anche che gli Stati uniti – che hanno deciso sanzioni “unilaterali” e hanno già inviato sul posto consiglieri militari e personaggi simili - da tempo hanno costituito il nuovo comando militare nel continente africano (Africom – con sede alla caserma Ederle di Vicenza) e che l’occasione di impadronirsi del rubinetto petrolifero libico potrebbe essere così forte da portare a qualche forma di intervento (magari usando un’altra volta la maschera dell’Onu).

Dall’Unione europea e dal governo italiano possiamo solamente pretendere che mettano immediatamente fine ad ogni relazione diplomatica e politica con Gheddafi e gli altri dittatori, di cancellare ogni accordo militare e interrompere il commercio di armi verso quei paesi (e verso ogni paese, per mettere fine una volta per tutte alle spese militari), di fare tutto il possibile per accogliere i migranti e i profughi in arrivo dall’Africa.
Allo stesso tempo diciamo con chiarezza che siamo e saremo sempre contro qualsiasi forma di intervento militare (Onu, Usa, Nato, europeo, “africano”…), nelle varie forme in questi anni inventati: truppe “umanitarie”, forze di rapido intervento – ma anche embarghi contro la popolazione.

Lo diciamo ancora una volta: siamo dalla parte delle rivoluzioni arabe, siamo dalla parte delle donne e degli uomini che hanno riempito le strade di tutti i paesi del nord africa e del medioriente per ottenere finalmente libertà, democrazia e giustizia sociale. Stiamo con le forze popolari di quei paesi, con le loro organizzazioni politiche e sociali, democratiche e rivoluzionarie.
Inoltre pretendiamo che Italia ed Europa debbano farsi carico dell’accoglienza dei migranti che stanno arrivando nel nostro paese e siamo impegnati affinché si affermi un diritto d’asilo europeo che salvaguardi la libertà di scelta delle donne e degli uomini che scappano dalla guerra, dalla tortura, dalla miseria.


Il 4 Marzo scendiamo tutti insieme in piazza per chiedere la fine del massacro dei civili, per affermare il diritto all’accoglienza per rifugiati e profughi, per la fine degli accordi Italia/Libia, perché Gheddafi se ne vada subito. Vogliamo mobilitarci per sostenere i processi rivoluzionari in corso, con loro manifesteremo con forza il nostro NO alla guerra e all’intervento militare occidentale e il nostro sostegno alle reti democratiche e rivoluzionarie arabe.
Manifestiamo la nostra solidarietà alla popolazione della Libia VENERDÌ 4 Marzo alle ore 16 in contrà Gazzolle davanti alla Prefettura di VICENZA.


COLLETTIVO STUDENTI SCUOLA PUBBLICA - VICENZA
COORDINAMENTO STUDENTESCO
RETE DEGLI STUDENTI MEDI


Vi  chiediamo di diffondere questo appello
inoltrandolo a tutti i vostri contatti.
Per aderire scrivete a collettivostudenti_vi@yahoo.it
 

Petizione al presidente Napolitano on-line

da Comitato genitori e insegnanti x la scuola pubblica – Padova e Provincia

Da oggi la petizione al presidente Napolitano è anche on-line!




di Comitato Genitori ed Insegnanti per la Scuola Pubblica di Padova
1 marzo 2011
Dopo due mesi di lavoro svolto nelle piazze e nelle scuole solo ed esclusivamente su moduli cartacei, visto l’aggravarsi della situazione, abbiamo deciso di inziare a raccogliere le firme sulla petizione al Presidente Napolitano anche on line.
A partire dal 2008 la Pubblica Istruzione è stata più volte fortemente penalizzata dalle manovre governative con tagli per 8 miliardi di euro e 132.000 lavoratori previsti dall’art. 64 della legge 133 del 2008 .
I risultati sono sotto gli occhi di tutti. La situazione delle Scuole Statali, alla fine del 2010, è a dir poco drammatica, con aule fatiscenti, classi smembrate per l’impossibilità di nominare i supplenti, diritti negati agli alunni e alle alunne diversamente abili, azzeramento dei trasferimenti per il funzionamento delle attività didattiche, blocco degli scatti di carriera per i docenti, tagli al personale docente e non docente e così via.
C’è chi ritiene che tutto questo sia una grande ingiustizia. Genitori, insegnanti e personale Ata stanno raccogliendo firme per una petizione indirizzata al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
In sintesi, si chiede che il Garante della Costituzione intervenga affinché il Governo reintegri i fondi sottratti alla Pubblica Istruzione e restituisca quelli impropriamente concessi agli Istituti paritari. L’articolo 33 della Costituzione, al comma 3, recita: «Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato».

<<<<<< clicca qui per firmare

Se non ora quando?

da ReteScuole

MILANO , 01/03/2011
Se non ora quando?

inviata da MICHELE RUSSI

Abbiamo ascoltato con sgomento le parole pronunciate dal Presidente del Consiglio contro la scuola pubblica statale : una visione della Scuola e persino dello Stato che allarmano chiunque abbia a cuore la democrazia.

Facciamo sentire la voce del popolo della scuola , genitori , studenti , ata , insegnanti !
Incontriamoci sabato 12 marzo alle 15 a Milano per manifestare la dignità della scuola pubblica statale
in una piazza che comunicheremo appena avremo l’autorizzazione.
Nella stessa giornata concluderemo la raccolta firme per la petizione al presidente Napolitano per il reintegro dei tagli alla scuola pubblica.
STANNO DISTRUGGENDO LA SCUOLA STATALE.
Diciamolo forte e chiaro: IO NON CI STO!

Se non ora quando?
Retescuole

lunedì 28 febbraio 2011

Distruzione della Scuola Pubblica

La dichiarazione del "maître à penser":
"Libertà vuol dire avere la possibilità di educare i propri figli liberamente, e liberamente vuol dire non essere costretti a mandarli in una scuola di Stato, dove ci sono degli insegnanti che vogliono inculcare principi che sono il contrario di quelli dei genitori"
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TOGLIERE IL DISTURBO?

           dedicato alle ‘maestre d’Italia’

Due grandi pedagogisti, Mastrocola Paola e Berlusconi Silvio, in questi giorni, hanno lanciato nuove, profonde teorie pedagogiche, che l’intero universo dell’educazione sta dibattendo.
Una vuole la scuola dei tre livelli- poveracci, ceti medi, raffinati ricconi; all’altro non basta aver distrutto la scuola pubblica, vuole danzare sulle macerie propugnando ‘libertà di scelta’ che per lui coincide con l’imposizione ai figli delle ideologie e delle confessioni dei padri, che definisce “possibilità di educare i propri figli liberamente, e liberamente vuol dire non essere costretti a mandarli in una scuola di Stato, dove ci sono degli insegnanti che vogliono inculcare principi che sono il contrario di quelli dei genitori”. I figli, nella mentalità del pedagogista Berlusconi, sono proprietà dei genitori, che possono sceglierne destini e futuro; anche investendo economicamente sulle avvenenze e sulle prestanze dei suddetti/e.
Ma vediamo quali principi si ‘inculcano’ nella ‘scuola di Stato’ ( uno Stato al quale il nostro pedagogista non appartiene, lui è al di sopra, ne è il proprietario).

Sabato sono stato in una scuola primaria a Copparo (Ferrara) per un corso di formazione sulla riflessione linguistica frequentato da insegnanti volonterose.
I corridoi, le aule della scuola erano pieni di cartelloni, giornali murali, resoconti di esperienze, storie. Spiccava un bel lavoro sui fondamentali articoli della Costituzione.
Una serie di manifesti con foto delle classi della scuola dal 1906 ( in occasione del centenario) ripercorrevano un secolo di vita italiana, con trascrizione di interviste ad anziani insegnanti ed ex alunni, racconti di episodi gustosi come quello della bidella che incautamente, nel riempire i calamai con l’inchiostro, ne versò sul quaderno di bella copia di un alunno particolarmente diligente, che scoppiò in pianto. Ma prontamente l’insegnante, ‘severa’ ma ‘giusta’, scrisse sul quaderno di quell’alunno un grande DIECI, riportando il sorriso sulle sue labbra.
Si leggevano, su quelle pareti, anche storielle elaborate al computer di animali che si aiutano e cooperano fra loro. Grafici, rappresentazioni del mondo, storie interculturali, e molto altro consentivano di leggere le attività svolte in quella scuola.
Nelle aule, cartelloni con le ‘regole di vita’ della convivenza in classe.
Ecco, io credo che sia questo che dà fastidio al pedagogista Berlusconi per un verso, alla prof.ssa Mastrocola per un altro.
Che la scuola faccia cultura, che si occupi di aspetti che loro considerano futili o inutili, improduttivi. Di qui l’attacco convergente a Rodari, a don Milani, alla metodologia dell’animazione, della creatività, al far PENSARE e AGIRE, al ‘democraticismo’ ( secondo il Mastrocola-pensiero, quello che lei si dedica a spiegare al suo cane). Tutte cose riservate ai figli di Berlusconi e di quelli come lui. Gli altri devono imparare la dura disciplina del lavoro: esercizi e apprendimenti mnemonici. La cultura nella loro accezione, non la vera cultura, che è conoscenza della realtà, della diversità, della complessità, è per i potenti, e non è per tutti. Spacciano percorsi elitari come ‘la’ cultura.
Non ‘toglieremo il disturbo’: la cultura E’ disturbo.

G. Cavinato

dirigente scolastico, Movimento di cooperazione educativa, Venezia
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leggi anche

L'indignazione dei prof corre sul web
e anche i sindacati insorgono

di SALVO INTRAVAIA
www.repubblica.it

sabato 26 febbraio 2011

Il virus della misurazione

Come già segnalato, il 24 febbraio a Pdova, si è tenuto il corso di formazione


Il virus della misurazione:

dalle prove OCSE-PISA ai test Invalsi



Scarica il > >>fascicolo<<<  con i materiali introduttivi


martedì 22 febbraio 2011

VALUTAZIONI DI UNO STUDENTE

Pubblichiamo molto volentieri questo articolo che troviamo di grande incitamento per continuare a credere in una scuola e in una società migliori.



dal "miSCHIOtto" 
giornalino d'Istituto 
dell'IIS  "A. Da Schio" 
di Vicenza
gennaio 2011



Editoriale 
dello studente caporedattore

Nuovi scandali colpiscono la Lega e i suoi squadristi. L’europarlamentare Mario Borghezio, esponente leghista, politicamente confuso, forse per entrare nelle lusinghe di Bossi, ha deciso di spararla grossa sulla delicata situazione in Abruzzo: “Questa parte del Paese non cambia mai, l’Abruzzo è un peso morto per noi come tutto il Sud”. Come al solito il partito leghista offre sempre spettacoli esilaranti per i suoi onesti elettori, che nel sogno di false e confuse speranze, seguono l’onda massonica che senza ritegno apre la bocca e ne dà fiato. Immediate le proteste e le indignazioni da parte del deputato di IDV, Leoluca Orlando: “Borghezio chieda scusa immediatamente ai terremotati”. Borghezio fa riferimento al “sano realismo padano”. Qualcuno può cortesemente spiegare una volta per tutte in maniera possibilmente socratica e pedagogica, che la Padania non esiste ed è soltanto un’invenzione fittizia di chiara natura politica?! Non si è fatta attendere la risposta del sindaco dell’Aquila : “Mi rifiuto di rispondere a tale affermazione che un esponente di un partito di governo, moralmente, non avrebbe mai dovuto fare. Borghezio all’interno del suo partito ha la licenza di spararle sempre più grosse e a volte disgustose. Inevitabilmente lo scopo è elettoralistico”. Borghezio così dicendo ha offeso un popolo piegato, che ancora oggi agonizzante, non ha ancora risanato le ferite che il terremoto ha squarciato nella loro anima e, come se non bastasse, ha infangato il ricordo dei morti. Perché non sputa sentenze anche sul suo governo, che di promesse ne ha mantenute poche?! Perché non rimprovera Berlusconi che non ha nemmeno più il coraggio di mettere piede in Abruzzo?! Per richiamare un altro episodio nato dalla disastrosa gestione politica, è il problema del deficit sanitario nel nostro Veneto, che provocherà un decisivo aumento delle tasse. Qui in Veneto del resto non ci sono comunisti a cui dare la colpa per l’aumento delle tasse, quindi è subito scontro fra l’ex governatore Giancarlo Galan e il neo governatore Luca Zaia. Bossi parlando di Galan si sfoga dicendo: “Galan? E’ meglio che stia zitto. Il buco sulla sanità è colpa sua”. Galan d’altro canto non può che cercare di far ripiegare la colpa sulla nuova giunta. Un dibattito degno delle migliori telenovelas sud-americane. Berlusconi il 6 febbraio 2009 dichiarava in merito agli incentivi e alle rottamazioni da parte del Governo: “Le misure varate oggi potrebbero dare una spinta complessiva ai consumi tra lo 0,5 e, ottimisticamente, l’1 per cento”. Oggi Confindustria smentisce I pronostici del Premier: Gli acquisti delle famiglie italiane sono ai livelli di 12 anni fa. Del resto le famiglie italiane che possono concedersi degli sfizi sono sempre meno. Per non parlare del problema della disoccupazione che rispetto ai dati dell’Istat del 2004 si mantiene all’8,7%, se si escludono dal computo i cassaintegrati, e tanti che hanno come unica prospettiva la disoccupazione una volta terminata la cassaintegrazione. Si parla di una prossima disoccupazione che supererà l’11%, la più alta tra i paesi “ricchi." Quella giovanile che è salita addirittura al 28,9%, record che ci porta al primo posto per la disoccupazione giovanile in Europa. Il ministro dell’istruzione Mariastella Gelmini vuole compiere una sperimentazione sui docenti e Istituti italiani. Come cercò di fare l’ex ministro Berlinguer, anche la Gelmini ci prova: Verificare la preparazione dei nostri insegnanti e cercare insieme ai genitori, la figura di docente ideale. Ovviamente sono subito arrivati i dissensi. Chi di noi non desidererebbe valutare i propri insegnanti?! C’è anche da dire che oltre la loro “coltezza”, sono fondamentali altri valori, altre capacità e qualità, oggi non valutate, o quasi. Mi riferisco alla loro voglia di insegnare, alla loro capacità di invogliare ognuno di voi nell’apprendimento di nuove cose, di nuovi stimoli. “E allora capii fui costretto a capire che fare l’insegnante è soltanto un mestiere”. De Andrè mi perdonerà se utilizzo un suo verso e, lo riadatto a queste circostanze. Devo ammettere che questa cosa lancia nel pozzo del dispiacere le speranze di una gioventù fresca e rivoluzionaria. Lasceremo ancora dilagare il nostro futuro nelle mani degli impuniti e dei faccendieri? Di sicuro non si arrenderanno mai, ma noi? Andremo avanti impavidi e con fermezza, o ci rassegneremo a tutte le altre cavolate infinite, piene di glorie vuote e senza scorza? Attendo impaziente vostre risposte, o meglio, I vostri fatti. Un enorme augurio di un buon proseguimento…

sabato 19 febbraio 2011

Girolamo De Michele: Martedì 22 febbraio a Vicenza


 da Comitato genitori e insegnanti di Padova 

Due appuntamenti in Veneto con Girolamo De Michele che presenta il suo libro “La Scuola è di tutti” 

CESP  – Centro Studi per la Scuola Pubblica di Padova 

  15 febbraio 2011

Lo scrittore Girolamo De Michele sarà la prossima settimana in Veneto per presentare il suo libro La scuola è di tutti – ripensarla, costruirla, difenderla“.

Terrà un primo incontro 
  
Martedì 22 febbraio alle ore 17.30

presso la libreria Edison - Corso A palladio 36 - Vicenza


mentre sarà presente una seconda volta

Giovedì 24 febbraio dalle ore 9.30 alle ore 13.30 a Padova

durante lo svolgimento del seguente
CORSO di FORMAZIONE NAZIONALE

Il virus della misurazione

dalle prove OCSE – PISA ai Test INVALSI

Aula Magna I.P.S.C. “G.Valle”Via T. Minio,13

PROGRAMMA e RELATORI
Ore 9.00/9.30: registrazione dei partecipanti
Ore 9.30 – 10.15
Carlo Salmaso, insegnante di scuola secondaria [CESP Padova]
‘Una valutazione non è mai una misurazione’
Ore 10.15 – 11.00
Girolamo De Michele, insegnante di scuola secondaria, [Ferrara]
‘E’ vero che i nostri studenti sono così somari?’
Ore 11.00 – 11.15 – Intervallo
Ore 11.15 – 12.15
Girolamo De Michele presenta il suo libro

“La scuola è di tutti”

ripensarla, costruirla, difenderla
Edizioni Minimum Fax – Roma 
Ore 12.15 – 13.30
Dibattito e Conclusioni 
introduce e coordina il dibattito Andrea Chieregato
Verrà rilasciato l’idoneo attestato di frequenza ai sensi della normativa vigente
L’iscrizione si effettua all’apertura del convegno, per adesionii preliminari: CESP, via Cavallotti 2 – 35100 PADOVA – FAX 049 8824273 – EMAIL : info@cesp-pd.it
Il convegno è stato realizzato grazie alla collaborazione di : CESP, via Manzoni 155 – Roma   e   Comitato Genitori ed Insegnanti per la Scuola Pubblica di Padova
Scarica la locandina del convegno
Leggi una recensione del libro