venerdì 15 luglio 2011

Consegnate 43.740 firme al Presidente Napolitano




Il giorno 14 luglio dell’anno 2011 alle ore 12 una delegazione di 2 insegnanti, 3 studenti e 2 genitori rappresentativi di 43.740 cittadine e cittadini di tutta Italia , ha consegnato al Prefetto dott. MONTEFUSCO della segreteria della Presidenza le firme apposte da altrettante persone alla Petizione al Presidente della Repubblica.



Crediamo che questa petizione abbia potuto raggiungere così tante persone, partendo spontaneamente da un liceo milanese e diffondendosi in diverse parti d’Italia al di fuori delle organizzazioni sindacali e politiche, perché ben descrive i timori e le speranze di una larga fetta della popolazione. Timori e speranze relative al destino della nostra pubblica istruzione, che se pochi anni fa era malata, oggi pare annaspare agonizzante sotto la scure di quel complesso di norme alle quali si è dato il nome di “riforma Gelmini”.

La scelta della delegazione è stata quella di raccontare la quotidianità delle esperienze concrete di ció che accade nella scuola pubblica statale a seguito dei tagli agli organici e i finanziamenti.

Cosa succede nelle scuole a tempo pieno, nei licei, negli istituti tecnici, nelle scuole in ospedale; come vive un precario, quali le ripercussioni della loro presenza nelle classi; quali sono i diritti negati degli alunni/ e disabili.

Come ci indigna, a fronte di ciò che accade a noi della scuola pubblica, venire a conoscenza della scelta di aumentare i già ingenti finanziamenti diretti alla scuola privata.

Abbiamo ribadito la nostra incapacità di comprendere i motivi di queste scelte scellerate.

Dove sono gli sprechi da tagliare nella scuola statale ?

Abbiamo chiesto che il Garante della Costituzione intervenga affinché il Governo reintegri i fondi e gli organici sottratti alla Pubblica Istruzione e restituisca quelli impropriamente concessi agli Istituti paritari.

L’articolo 33 della Costituzione, al comma 3, recita: «Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato».

Questo ci aspettavamo dalla massima carica dello Stato.

L’incontro è durato un’ora e mezza.

La sensazione all’uscita è di aver colto nel segno. Anche in questo caso ci siamo accorti che parlare di scuola é vincente sempre, perchè fare entrare “le persone nelle nostre aule” raccontando il disastro che viviamo, fa allibire anche coloro che di fronte ai numeri non manifestano reazioni.

È stata apprezzata la costituzione del nostro movimento ” nato dal basso” e trasversale che rappresenta uno spaccato del popolo della scuola. Ne siamo sicuri!

Il prefetto ha sottolineato la ” buona notizia” di questi giorni che richiamava l’assunzione di 67.000 statali per la scuola.

Abbiamo sottolineato peró che, se anche fosse vera questa notizia, (qualche perplessità sui numeri l’abbiamo) 67.000 posti, comprensivi di 36000 posti per il personale ATA, suddivisi in tre anni e distribuiti nelle 110 provincie italiane non riescono neppure a coprire i posti dei pensionamenti!

Pur sottolineando la separazione dei poteri dello Stato e quindi l’impossibilità costituzionale del Presidente di intervenire direttamente sulle scelte governative, il prefetto ha ribadito l’interessamento costante del Presidente sui problemi legati alla scuola e alla cultura che manifesta in ogni occasione ufficiale.

Con questo atto di consegna, poniamo fine alla campagna “Petizione Napolitano”, ma non ci fermiamo qui.

Ci rimetteremo di nuovo sulla strada del movimento perchè pensiamo sia un dovere costituzionale prendersi cura di ciò che permette ai nostri giovani cittadini/e di crescere: la scuola statale.

Siamo convinti/e che questa scommessa non può vedere solo il popolo della scuola al tavolo di gioco.

Ci riproponiamo di mandare questa comunicazione a tutti i partiti del nostro Paese affinchè facciano la nostra stessa fatica e si impegnino per il rientro dei tagli e dei finanziamenti tolti alla scuola di tutte e tutti.

Comitato Nazionale per la petizione Napolitano a difesa della scuola pubblica statale

martedì 12 luglio 2011

14 luglio a Roma: Petizione al Presidente Napolitano

da Comitato genitori e insegnanti di Padova

14 luglio a Roma: Presidente Napolitano ARRIVIAMO!!!


di Michele Russi
da ReteScuole
11 giugno 2011
Allora è fatta …dopo le ultime risposte e telefonate abbiamo deciso :
GIOVEDI 14 LUGLIO ORE 11-11,30 DAVANTI AL QUIRINALE con tutte le firme (più di 43.513 cittadine e cittadini) da consegnare al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Noi che abbiamo raccolto le firme, ci ricordiamo benissimo e non le dimenticheremo facilmente le facce di tante persone che hanno risposto con fiducia alla nostra richiesta di apporre la firma per bloccare i tagli che stavano e stanno tutt’ora avvenendo alla scuola della Costituzione.
Martedi 12 luglio alle ore 11,30 faremo una conferenza stampa al NEGOZIO CHIAMAMILANO in largo corsia dei servi 11 a Milano.
Chiamamilano è stato il punto di riferimento per tutto il periodo della raccolta e ci è sembrato importante concludere il percorso della raccolta in questo luogo.

Per aggiornarvi sul percorso fatto in Veneto, cliccate qui

Un grazie di cuore a tutte/tutti quelli che ci hanno creduto e hanno contribuito a questo risultato!

Carlo Salmaso per i Comitati Buona Scuola del Veneto

sabato 9 luglio 2011

La finanziaria e la scuola di Vicenza e provincia

Due articoli del Giornale di Vicenza di oggi, 9 luglio 2011

IL CASO. L'obbligo di accorpare gli istituti solleva preoccupazioni


Elementari-medie
nozze obbligate
Il Pd: «Sarà caos»


di Marco Scorzato


Il consigliere regionale Fracasso «Ventiquattro scuole costrette ad unirsi entro settembre: è una mannaia cieca calata dall'alto»

La Finanziaria del governo si “mangia” 24 scuole vicentine imponendo l'obbligo di aggregazione in istituti comprensivi. Tante sono le scuole elementari o medie della provincia destinate a perdere la loro autonomia in conseguenza di quanto messo nero su bianco nella manovra appena varata dall'esecutivo nazionale. Se il testo passerà invariato alle Camere, queste scuole dovranno essere accorpate in un tempo ristrettissimo: poco più di un mese, cioè entro il settembre. È un po' come comporre un puzzle da mille pezzi in una giornata. Senza contare che, per gli effetti della stessa manovra, quasi 40 istituti comprensivi già esistenti nel Vicentino rischiano di restare senza un dirigente proprio, perché non raggiungono un numero sufficiente di iscritti fissato a quota mille.
A lanciare l'allarme è Stefano Fracasso, consigliere regionale del Partito democratico: «Questa norma - afferma - è una mannaia cieca calata dall'alto che impone una riorganizzazione in tempi impraticabili e rischia di danneggiare qualità e continuità dei servizi sul territorio».
ACCORPAMENTI. Sul banco degli imputati c'è l'articolo 19 della manovra che impone l'obbligo di aggregare in istituti comprensivi le scuole dell'infanzia, quelle primarie e quelle secondarie di primo grado. «Le istituzioni scolastiche autonome costituite da direzioni didattiche», cioè le elementari, «o da scuole secondarie di primo grado», ovvero le medie, «vengono soppresse». Non solo: «L'autonomia scolastica - dice Fracasso - è negata per gli istituti comprensivi con meno di mille alunni e vengono eliminati i dirigenti scolastici a tempo indeterminato sin qui assegnati alle istituzioni scolastiche con meno di 500 alunni, con tagli anche alla possibilità di esonero parziale per i vicari».
24 SCUOLE. Di conseguenza, ipotizza il consigliere regionale «queste regole toccheranno 16 direzioni didattiche e 8 scuole medie» nei comuni di Asiago, Arzignano, Bassano, Dueville, Cassola, Lonigo, Malo, Marostica, Romano d'Ezzelino, Schio, Thiene e Valdagno. Cambiamenti in vista anche per «altri istituti comprensivi, forse 37, che attualmente non rispettano il criterio dei mille alunni: in quesi casi o saranno oggetto di un nuovo accorpamento o saranno gestiti “in reggenza”, perdendo quindi il loro dirigente».
LA SCADENZA. Ma il problema principale è temporale: «Gli enti locali saranno costretti ad affrontare in appena un mese di tempo (dopo l'approvazione della manovra) scelte di dimensionamento e dislocazione territoriale delle strutture scolastiche che normalmente richiedono un anno».
«E LA QUALITÀ?». «In barba alle parole d'ordine sull'autonomia, la responsabilizzazione, il merito e la qualità - dichiara Fracasso - queste regole del governo minano l'efficienza di alcune realtà scolastiche, abolendo la figura dei dirigenti e forse affidandosi allo spirito di volontariato di alcuni insegnanti. È una misura assurda e la cosa meno accettabile di tutte è che, alla faccia del federalismo e della sussidiarietà, queste misure siano calate dall'alto senza alcuna concertazione preventiva».

______________________________________

Franco Venturella, Usp

«Filosofia giusta ma in tempi stretti il sistema rischia»


«La filosofia di fondo è condivisibile, ma ridisegnare la geografia degli istituti in poche settimane sarebbe un'impresa ai limiti della possibilità umana».
Franco Venturella, dirigente dell'Ufficio scolastico provinciale, è uomo di cultura alta, ma al contempo dotato di forte senso pratico. Non perde di vista la teoria, sapendo che non può prescindere dal fare i conti con la realtà. «La situazione nel Vicentino - ammette - si profila molto complicata».
Professor Venturella, la Finanziaria impone l'aggregazione in istituti comprensivi entro l'inizio dell'anno scolastico. Scelta giusta?
Bisogna distinguere la filosofia di fondo dalle modalità di attuazione. Condivido la scelta della “verticalità”: creare un corpo organico dalla scuola dell'infanzia alla primaria di secondo grado, che garantisca continuità formativa, è un valore. I tempi tecnici, però, sono troppo brevi per non sconvolgere il sistema dell'organizzazione scolastica».
Quali problemi si profilano?
L'effetto immediato è quello di rimettere in discussione tutta la programmazione impostata dai dirigenti. A Bassano, ad esempio, cinque scuole rimarrebbero prive di un capo d'istituto, cioè del perno di quella programmazione. Lo stesso si profila a Thiene, ad Arzignano e in altri comuni.
Un mese di tempo è troppo poco?
È ai limiti della possibilità umana, un'impresa. Anche perché certe scuole oggi autonome hanno già una loro complessità: un conto è accorpare scuole con pochi iscritti, un altro è mettere insieme una elementare e una media che hanno già più di mille iscritti ciascuna».
Quali altre conseguenze si produrrebbero?
Molti istituti comprensivi perderebbero il loro dirigente, in una realtà comunque complicata, visto che già oggi abbiamo 34 scuole in reggenza. Mi auguro che la norma finale non sia così stringente, che si dilatino i tempi o che il Parlamento introduca dei correttivi.

_____________________________________________

leggi anche

da La Tecnica della Scuola , 9 luglio 2011 

Quasi 2mila scuole senza dirigente titolare  di Reginaldo Palermo

.................................................................................

da Educazione&Scuola, 7 luglio 2011

 l'Art. 19 (Razionalizzazione della spesa relativa all’organizzazione scolastica) del Decreto Legge 98 del 6 luglio 2011 - Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria

lunedì 4 luglio 2011

Corsi di recupero "light": e le famiglie pagano...

dal sito di Flc Cgil

Corsi di recupero, solo otto/dieci ore. Tagliati i fondi: appena 27 milioni


La denuncia della FLC CGIL: "Somma irrisoria rispetto alle necessità". Nel 2008, quando fu reintrodotta la possibilità di rimandare, furono circa 210 milioni di euro
04/07/2011

la Repubblica

Otto al massimo dieci ore per recuperare le lacune accumulate nel corso di un intero anno scolastico. Al via i corsi di recupero per gli oltre 500 mila gli studenti delle superiori rimandati a settembre, ma i fondi scarseggiano. Il ministero dell'Istruzione ha decimato le risorse assegnate alle scuole per svolgere i corsi e la Flc Cgil protesta. "Per l'anno scolastico 2010/2011  -  si legge in una nota della Flc Cgil  -  scendono a 27 milioni i fondi relativi ai corsi di recupero estivi per gli studenti, una somma assolutamente irrisoria rispetto all'effettivo fabbisogno delle scuole".

Secondo il sindacato, si tratta di un "taglio a dir poco scandaloso se si considera che l'anno scorso le scuole hanno ricevuto 45 milioni di euro e l'anno prima 53". Ma quando nel 2008 il ministro della Pubblica istruzione, Giuseppe Fioroni, reintrodusse la possibilità di rimandare addirittura i finanziamenti erogati, in applicazione delle nuove norme relative al recupero dei debiti formativi, furono di circa 210 milioni di euro. "Come si vede  - conclude la nota - continua la riduzione dei finanziamenti e peggiora la tempistica dell'erogazione".

E le scuole? Si arrampicano sugli specchi e, obbligati dalla norma ad organizzarli, con le risorse di cui dispongono fanno corsi "light": di otto/dieci ore al massimo. E, in alcuni istituti, solo per alcune classi e alcune materie. Una situazione che non cambia da Nord a Sud. Coloro che volessero avere una preparazione più solida per affrontare con maggiore tranquillità gli esami di settembre dovranno rivolgersi ai professori privati. Stesso discorso per tutte le materie per le quali i corsi, sempre per mancanza di fondi, non vengono neppure organizzati dalle scuole.

Tanto per fare qualche esempio, al ginnasio Manzoni di Milano i corsi di tutte le materie saranno di otto ore. Al liceo scientifico Keplero di Roma, saranno invece di dieci ore, ma soltanto per alcune materie: agli alunni rimandati in prima verranno offerti i corsi di inglese, matematica e latino. Al classico Meli di Palermo saranno dieci le ore di corso ma, anche in questo caso, soltanto per poche materie: latino, greco e matematica per le quarte e quinte ginnasiali; greco e matematica per gli studenti del primo liceo; nessun corso per quelli del secondo.

La competitività tra docenti non fa bene alla Scuola

 di  Retescuole
 
Il "merito" della Gelmini.

 Milano, 03/07/11
Il MIUR aveva promosso nel gennaio 2011 un progetto denominato "Valorizza" per sperimentare la valutazione dei docenti premiando i "meritevoli". Sono state coinvolte 33 scuole, per un totale di 905 docenti (il numero di coloro che hanno aderito volontariamente) di Piemonte, Lombardia e Campania. Il 31 maggio si è conclusa la gara con la pubblicazione dei "vincitori": ai 276 docenti (non dovevano superare il 30% dei volontari) selezionati per i propri "meriti" è stata assegnata una mensilità lorda.

La modalità di selezione dei fortunati si è basata su tre elementi: a) l'autovalutazione (i docenti dovevano rispondere a domande del tipo: "faccio in modo che gli alunni si comportino educatamente?" autoassegnandosi un punteggio da 1 a 7 e allo stesso tempo cercando di non ridere); b) l'apprezzamento all'interno della scuola misurato dal nucleo di valutazione (composto dal Dirigente scolastico e da due docenti eletti dal Collegio docenti) tenuto a rispondere a domande del tipo "il docente promuove l'innovazione nell'insegnamento e nella scuola?" e assegnando anche in questo caso punteggi da 1 a 7; c) l'apprezzamento dell'utenza: genitori e studenti hanno ricevuto una scheda su cui potevano scrivere da uno a tre nomi di docenti a vario titolo "meritevoli" e poi infilare anonimamente la scheda in un'urna. La graduatoria generale è stata costruita sommando i tre punteggi.

Come si ricorderà la sperimentazione è stata rifiutata in massa dalle scuole, tanto da costringere il MIUR ad allargare progressivamente le aree geografiche di sperimentazione (originariamente dovevano essere solo Torino e Napoli).

Tutta la documentazione si trova sulla pagina:
www.forumscuole.it/rete-scuole/buoni-o-cattivi

Da questa sperimentazione sicuramente il MIUR ha tratto un insegnamento: è più furbo nascondere sino all'ultimo le modalità concrete di valutazione. Perché appena si scende nei dettagli anche i docenti astrattamente favorevoli al "merito" trovano qualcosa da ridire. Questa strategia è evidente leggendo il il DPCM del 26 gennaio 2011 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 20 maggio 2011 (http://www.forumscuole.it/rete-scuole/buoni-o-cattivi/DPCM_26_01_2011.pdf) che intende avviare il sistema premiale nella scuola che la sperimentazione "Valorizza" intendeva testare. Invano nel testo troveremo indicazioni tecniche sulle modalità di misurazione del "merito". Da questo punto di vista si tratta di un decreto molto insidioso, perché permette ad una fetta di docenti di "sperare" che il sistema sarà in qualche modo "ragionevole".

Probabilmente per questa ragione nel Decreto non si fa alcun cenno di alcuni elementi fortemente criticati dai docenti nella sperimentazione "Valorizza": l'autovalutazione e il coinvolgimento dell'utenza. Ricordiamoci comunque che il DPCM si basa sul Decreto Brunetta (Decreto Legislativo 27 ottobre 2009 n.150 che introduce criteri di differenziazione meritocratica in tutto il pubblico impiego) che prevede che ai fini della valutazione valgono anche "la rilevazione del grado di soddisfazione dei destinatari delle attività e dei servizi anche attraverso modalità interattive" (art.8 comma 1 lettera c).

Il DPCM descrive piuttosto genericamente un "ciclo di gestione della performance" che intende misurare, valutare e infine premiare e incentivare sia in termini pecuniari che di carriera la "performance" del personale della scuola. Gli obiettivi da raggiungere vengono stabiliti ad inizio anno scolastico. L'ambito di misurazione e valutazione delle "performance" è legato "al grado di raggiungimento degli specifici obiettivi e alla qualità e quantità del contributo della performance individuale all'istituzione scolastica di appartenenza, alle competenze dimostrate ed ai comportamenti professionali e relazionali". Alla fine del ciclo, si suppone a fine anno scolastico, la totalità delle informazioni deve essere pubblicata sul sito della scuola, dove appariranno dunque i nominativi di tutti i docenti, se sono stati "premiati" o no, e quanto e perché sono stati premiati. Nel caso non venga attuata questa "trasparenza" al Dirigente è preclusa l'erogazione delle retribuzioni di risultato. Il ciclo si ripete ad ogni anno scolastico.

Il Decreto così com'è non è immediatamente operativo. Si deduce dal testo che mancano almeno due passaggi. Il MIUR deve stabilire "le fasi, i tempi, le modalità, i soggetti e le responsabilità del processo di misurazione e valutazione della performance" con un "apposito provvedimento" (è lì che si troveranno le indicazioni concrete). In secondo luogo le risorse destinate al sistema premiale sono "a tal fine destinate dalla contrattazione collettiva integrativa". Quindi per passare ai fatti c'è bisogno anche dell'assenso dei sindacati (o di alcuni...).

L'erogazione dei premi dovrà essere basata da parte delle scuole solo sui fondi destinati dal MIUR a questo scopo e dunque non potranno gravare sui loro bilanci. A loro volta questi fondi secondo il Decreto Brunetta non potranno gravare sul bilancio del MIUR che potrà ricavarli esclusivamente da "risparmi".

Il DPCM si preoccupa implicitamente di controbattere la critica che da più parti si era levata contro la sperimentazione "Valorizza": che i premi favorissero le scuole con una utenza più "pregiata" approfondendo il solco tra scuole di serie A e di serie B. Ma sul decreto c'è esplicitamente scritto che i premi tengono conto "dei risultati di apprendimento declinati nelle indicazioni di carattere nazionale" (leggi: Invalsi), ma anche "del contesto di riferimento socio-culturale nel quale l'istituzione scolastica opera, nonché del Piano dell'offerta formativa di ciascuna istituzione scolastica".

Nel DPCM dunque molto è generico, per questo ciò che scritto in modo preciso e inaggirabile è da ritenersi molto significativo.

E' esplicitamente vietata "la distribuzione in maniera indifferenziata o sulla base di automatismi di incentivi e premi collegati alla performance". Se non si rispetta questo criterio (e gli altri) i fondi non verranno erogati. I premi saranno assegnati "ad una fascia di insegnanti che non potrà comunque superare il 75 per cento" e al suo interno "articolata secondo criteri meritocratici" (cioé non in maniera indifferenziata). Le scuole che violano queste disposizioni non avranno accesso ai fondi.

Ciò che al MIUR preme è dunque la differenziazione. Il come, in fondo, non ha tutta questa importanza. Se il MIUR trovasse una formula che andasse bene ai più la adotterebbe senz'altro. Come scriveva il gruppo di sperimentazione del merito dopo la prima ondata di proteste "nessun sistema di valutazione è perfetto", ma l'importante è introdurre il principio della valorizzazione del merito. E' dunque possibile che il regolamento lascerà alle scuole un certo margine per decidere "metodi e strumenti idonei a misurare, valutare e premiare la performance del personale" (a patto che le scuole differenzino individuamente le "performance") in modo da spostare verso il "basso" eventuali contestazioni.

Perché si danno tutto questo gran daffare per differenziare i docenti? Come dice il Presidente della Fondazione TreeLLLe che ha partecipato alla sperimentazione "Valorizza" (Corriere delle Sera 21/10/2008) e che è legata a Confindustria, "nessun modello di valutazione sarà mai perfetto: bisognerà saggiamente scegliere il meno imperfetto avendo chiaro che il più iniquo e il meno efficace è l'attuale egualitarismo inflitto a un popolo di quasi un milione di operatori".

Le modalità saranno flessibili, ma il nemico è chiaramente individuato: l'"egualitarismo" del mondo scolastico.

Questo DPCM è una sfida per noi docenti impegnati nella difesa della scuola pubblica e nel suo costante miglioramento. Nel contestarlo non possiamo più appellarci ad argomentazioni secondarie: dobbiamo andare a fondo, toccare con coraggio la natura profonda del nostro lavoro. La genericità del decreto, e la contestuale chiarezza del suo obiettivo, ci impongono di chiarire cosa davvero vogliamo difendere. E allora si deve dire in maniera chiara che l'egualitarismo nella scuola è buono e giusto, ed anzi ne vogliamo di più.

Si deve ricominciare a dire che la retorica sull'"innovazione" (che ha sostituito la precedente moda confindustriale della "qualità") è una sciocchezza. Per mettere in piedi una strategia didattica che dia risultati occorre una pratica di lavoro collettivo, orizzontale. E per far questo occorre "costruire", e la costruzione ingloba eventualmente l'"innovazione", ma a volte anche la "conservazione", se funziona. Un singolo insegnante può essere le mille meraviglie di questo mondo, ma se è inserito in un consiglio di classe che non funziona, dove non c'è scambio, solidarietà, abitudine al lavoro comune, obiettivi e pratiche condivise, i ragazzi saranno allo sbando. E la situazione non migliorerà di certo se a quell'insegnante "meritevole" si regalerà una mensilità in più. Premiare i più "meritevoli" (ammesso e non concesso che ciò sia possibile) non solo non migliora la qualità della scuola, la mina nel profondo, perché aumenta le divisioni, incrina il gruppo, individualizza e distrugge. E' l'opposto di una "costruzione" lenta e faticosa di una rete educativa. 

mercoledì 29 giugno 2011

Evento: dibattito sulla scuola a FestAmbiente

Dibattito sulla scuola all'interno di FestAmbiente a cura dell'Assemblea Difesa Scuola Pubblica Vicenza:
"Perchè la scuola pubblica fa paura?"

Relatori: Michela Bertazzo, Docente scuola primaria, supervisore Scienze della Formazione, Univ. Padova e Bruno Moretto, Docente scuola superiore, del Comitato Scuola e Costituzione di Bologna


Video caricato sul canale YouTube di Assemblea difesa Scuola Pubblica

martedì 28 giugno 2011

a Speranza

dal blog Sottobanco di Marianna Bruschi 
postato il 23 giugno 2011

Lettera di una maestra che va in pensione
 
Mi sono arrivati i pensieri di Daniela Bonanni, non “una” maestra, “la” maestra. Sono sicura che non se la prenderà se li vedrà pubblicati su questo blog, dedicato alla scuola, quella che va bene e quella che bisognerebbe cambiare. Per tutti quelli che ricordano con affetto le proprie insegnanti.
barra-bianca
Lettera di una maestra che va in pensione
“… e un ridere rauco e ricordi tanti e nemmeno un rimpianto … “ basta “sfogliare”  Fabrizio de Andrè per trovare  le parole per dirlo.
Per 40 anni ho fatto  la maestra. Un mestiere sottopagato, che ha sempre meno  riconoscimento sociale ma che rimane il mestiere più bello del mondo.  Ora è tempo di andare  in pensione.
Se ripercorro, come in un film, la storia di questi lunghi anni non mi vengono certo in mente le circolari,  il POF,  le griglie di valutazione, l’Invalsi, i registri ( quelli li ho sempre compilati , e malvolentieri, appena prima della scadenza).
Rivedo invece le facce – quelle sì le ricordo bene – le facce, gli occhi, le voci, le storie dei tanti e tanti bambini – ora diventati più che adulti -  con cui ho condiviso emozioni, scoperte, la fatica e la ricerca di un percorso per imparare e per diventare grandi. Una maestra i suoi scolari se li ricorda per la vita.
E vedo le facce delle tante maestre, diventate care amiche,  insieme a me impegnate  nella difficile ed affascinante impresa di costruire una scuola “ di tutti e di ciascuno” come diceva Don Milani, una scuola di “scienza e di tenerezza”…
In Friuli. Tanti, ma tanti  i ricordi.  Avevo 19 anni quando ho cominciato, in Friuli, mia terra d’origine.  Era il 1971: il posto di lavoro garantito era la normalità in quegli anni. Un altro secolo, un altro millennio.
La scuola era la scuola dell’obbedienza, della maestra unica- tuttologa, chiusa nella sua classe, degli armadi chiusi a chiave che le supplenti non avevano il diritto di aprire, dei  grembiulini neri d’ordinanza…
Era la scuola selettiva, la scuola  dei voti, dei ripetenti, quelli alti alti  confinati negli ultimi banchi,   quelli che neanche alle elementari ce la facevano a stare al passo.
La mia era la generazione cresciuta con “ la rivolta tra le dita” , con  la voglia e l’impegno di cambiare la scuola  e di cambiare  il mondo.
Vivevamo, come ha scritto recentemente Goffredo Fofi su Repubblica,   “una stagione irripetibile della pedagogia italiana quando educazione voleva dire conquista  della democrazia, crescita di uomini nuovi e responsabili nei confronti della comunità, della collettività, del creato “.
I maestri. Tanti i nostri Maestri ispiratori, quelli  che davano idee e sostanza ai nostri progetti: Don Milani con la sua “Lettera a una professoressa” e l’attenzione agli ultimi, Mario Lodi, campione di didattica e di umanità, Guido Petter  partigiano  resistente che ci aveva guidato con le sue “Conversazioni psicologiche”, Gianni Rodari  e la sua “Grammatica della fantasia” quando  “La fantasia al potere” era uno degli slogan che più ci rappresentava, Gianni Cordone  - mitico e mai dimenticato direttore didattico – che   a Vigevano, sul finire degli anni Settanta,  aveva già realizzato tutte quelle innovazioni  che poi sarebbero diventate legge.
Leggevamo e discutevamo molto, con grande  passione ed entusiasmo, senza guardare l’orologio e senza segnare le “ ore eccedenti” da recuperare. C’era una scuola nuova da costruire insieme.
La scuola di tutti. Sono stati gli anni del diritto all’istruzione e alla cultura per tutti, degli handicappati che cominciavano ad essere inseriti nelle classi ( senza insegnanti di sostegno ma, in qualche modo, ce la cavavamo). Gli anni della furia iconoclasta ( dopo ce ne saremmo pentiti ) contro certi baluardi della vecchia scuola: le poesie da imparare a memoria, la grammatica … Gli anni delle aule e degli armadi che si aprivano. Gli anni del Tempo Pieno ( e poi del Modulo),  delle maestre che si specializzavano in una materia e   che lavoravano  in team.  Le cose da fare quotidianamente in classe si decidevano insieme. La programmazione  era il risultato di studi approfonditi  su contenuti e  metodi, di confronti, di discussioni anche molto accese.
Una grande rivoluzione, sancita dalla legge dopo anni di sperimentazione, che ha cambiato in modo irreversibile il nostro modo di essere e di fare scuola, che ha lasciato in noi tutte un imprintig speciale.
Erano tempi in cui  la cultura e la scuola contavano, erano importanti. Tempi in cui i genitori ci davano fiducia, credevano nel cambiamento e partecipavano a quella ventata di democrazia che sono stati gli Organi Collegiali.
Un modello appannato. Sono passati gli anni, i decenni. Tanto è cambiato nella società e, di riflesso, inesorabilmente, anche nella scuola. Scuola e  cultura non godono più del prestigio di un tempo, non sono più ai primi posti della scala dei valori della società, degli studenti e delle famiglie.
Il grande movimento di idee, di conoscenze, di valori – non sostenuto da politiche adeguate –  si è appannato. Ha perso in entusiasmo ed in passione, in lucidità e  progettualità.   Da troppi anni manca un pensiero collettivo  sulla scuola. Mancano idee, valori etici di riferimento, riforme condivise. Mancano Maestri ispiratori. Manca una riflessione generale su temi fondanti del nostro “essere” e “fare” scuola: su “ sapere e saper fare “, su  competenze  e  contenuti , su abilità  e  conoscenze , su “ imparare “ ed  “imparare ad imparare “, su merito-selezione-integrazione,  su rigore e qualità degli apprendimenti da coniugare con la scuola di massa.
Da anni la  scuola  ha mutuato un  linguaggio aziendale. Bambini e famiglie sono diventati “clienti”. I direttori didattici sono stati trasformati -  loro malgrado – in Dirigenti, con la  didattica “evaporata” dal loro ruolo.  E poi il tentativo di tornare alla maestra unica di morattiana memoria, il  tutor, il Pecup, le Unità di Apprendimento , il monoennio, il Portfolio ( ne ho conservati alcuni esemplari: leggere per credere …) Quando, anni fa,  ho sentito  in un Collegio Docenti di Pavia (non il mio) parlare di “customers satisfaction” ho misurato la deriva verso cui  stava precipitando la scuola.
I tagli. Per arrivare all’oggi, al Ministro dell’Istruzione Gelmini che “riforma” la scuola a suon di tagli,  senza nemmeno ascoltare  le tante voci di critica e di dissenso che si sono levate da insegnanti, Sindacati, genitori.
Una scuola appiattita sul presente – mi piange il cuore doverlo dire -. Una scuola  che non vola alto, che non ha progettualità sul futuro.
L’oggi è fatto di una generazione di insegnanti precari, classi sempre più numerose e più complesse da gestire, bambini che fanno sempre più fatica a rispettare regole, accettare insuccessi, assumersi responsabilità. E ancora: le compresenze finite, l’inglese imparato d’ufficio dalle maestre con 50 ore di corso, gli Organi Collegiali diventati ritualità da rispettare per legge, la fiducia incrinata dei genitori, il ritorno ai voti, l’enfasi assoluta data ai test quasi che a scuola verificare sia più importante  che insegnare ed educare…
Anche il “clima umano” è cambiato:  più stress,  più stanchezza, più malessere, meno felicità in circolazione oggi nelle  scuole.
Poi entri a scuola al mattino. Ritrovi  tante facce  amiche. I bambini ti aspettano,  ti raccontano le loro storie, ti si affidano . Riesci ancora  a farli  appassionare.
“ … e un ridere rauco e ricordi tanti e nemmeno un rimpianto”.

Buona scuola a chi rimane,
Daniela Bonanni

Perchè la scuola pubblica fa paura?


Perchè la scuola pubblica fa paura?

Fa paura perchè è uno dei pochi spazi di democrazia di questo paese

La scuola pubblica fa paura perchè insegna a pensare



«Io vado spesso nelle scuole e sento che la maggior parte degli insegnanti e degli studenti sono molto sconcertati da questa voluta disgregazione della scuola pubblica in favore di quella privata. Trovo anch'io molto grave che proprio dai nostri dirigenti, da chi dovrebbe difendere la scuola pubblica, arrivino queste chiare indicazioni di aggressività e progetti di distruzione. Gli argomenti sono inaccettabili: parlare di  insegnanti che "inculcano idee eversive e contrarie alla famiglia nelle giovani teste degli studenti" è una falsificazione della realtà. Significa solo che la paura della pluralità delle idee sta portando rapidamente verso nuove forme di autoritarismo, molto pericolose per la tenuta della democrazia.»
Dacia Maraini

«Impegnarsi per la scuola pubblica, sotto attacco come la giustizia, significa impegnarsi perche' i cittadini del futuro si riconoscano nei principi della nostra Costituzione e nella nostra storia. Grazie agli insegnanti, i veri eroi del nostro tempo.»
Armando Spataro

 «L'istruzione è un bene comune come l'acqua, come la salute. Privatizzarla è un crimine. Metterla a disposizione di tutti i cittadini, nati  in Italia  e arrivati in Italia per lavorare o salvarsi la vita, migliorarla e finanziarne lo sviluppo e l'adeguamento alla complessità del presente, è un dovere culturale. E morale.»
Lidia Ravera

«La scuola pubblica garantisce, al tempo stesso, elevati livelli di istruzione e capacità di confronto e integrazione con quanti provengono da diversi ambiti culturali. Essa rappresenta perciò lo strumento principale di crescita civile ed economica del nostro paese.»
Innocenzo Cipolletta

Dal dibattito di sabato 25 giugno è emersa con forza la necessità di recuperare convergenze e alleanze tra tutte le componenti della scuola (genitori, studenti, persoanale docente e non docente, precario e di ruolo), la cittadinanza e gli enti locali per riuscire ad invertire la tendenza distruttiva che sta travolgendo la Scuola Statale.

Il vento è a nostro favore!

Di seguito i riferimenti per alcuni spunti di riflessione nati nel corso del dibattito:








sabato 25 giugno 2011

Via le prove Invalsi dagli esami!

dal sito di FLC CGIL

Un appello per chiedere la modifica dell’esame finale della scuola secondaria di primo grado

La prova InValSi non deve far parte delle prove d’esame. La valutazione finale degli alunni e delle alunne deve rispecchiare realmente il loro percorso di studi.

24/06/2011

Vai agli allegati
Con l'appello che pubblichiamo (scarica in formato .pdf) intendiamo chiedere che la prova nazionale InValSi non sia più parte integrante dell'esame finale della scuola secondaria di primo grado.
Riteniamo, infatti, ingiusto che una singola prova (tra l’altro parziale poiché svolta solo su due materie) sia messa sullo stesso piano della valutazione triennale dell'alunno/a, distorcendo, attraverso il meccanismo delle medie aritmetiche, il processo di valutazione finale.
Invitiamo i dirigenti, gli insegnanti e i genitori a sottoscrivere questo appello, affinché il regolamento venga modificato e la valutazione finale degli alunni e delle alunne possa tornare ad essere rispettosa del percorso di studi.
Modalità per la raccolta delle adesioni
  • Scaricare e stampare il testo dell'appello
  • completare con cognome e nome, qualifica, scuola, città e firma
  • inviare il tutto utilizzando la posta elettronica all'indirizzo organizzazione@flcgil.it
    o il fax al numero 065883440
__________________
Testo dell'appello
Al Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca
On. Mariastella Gelmini
Al Presidente della Camera dei Deputati
On. Gianfranco Fini
Al Presidente del Senato della Repubblica
Sen. Renato Schifani
Al Presidente della Commissione Istruzione Pubblica
e Beni Culturali del Senato
Sen. Guido Possa 
Al Presidente della Commissione Cultura,
Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati
On. Valentina Aprea

APPELLO SULLE MODALITA’  DI SVOLGIMENTO E DI VALUTAZIONE
DELL’ESAME FINALE DELLA SCUOLA SECONDARIA DI PRIMO GRADO
Noi sottoscritti insegnanti, dirigenti scolastici, genitori, denunciamo l’incongruenza pedagogica e normativa del meccanismo globale per la costituzione del voto finale dell'esame di Stato della Scuola secondaria di primo grado, previsto dall'art. 3 del DPR 122/2009, e successivamente esplicitato nelle C.M. 49 del 20/5/2010 e C.M. 46 del 26/05/2011.
Tale normativa e le successive indicazioni chiarificatrici a mezzo circolare risultano incoerenti con le  finalità e procedure pedagogiche, più volte indicate dallo stesso Ministero per la Scuola secondaria di primo grado e per l’intero ciclo primario, per quanto attiene la prescrittiva media aritmetica tra giudizio d’ammissione, prove scritte e prova nazionale InValSi, e l’ opportunità che la stessa prova InValSi costituisca parte integrante dell’esame stesso.
Denunciamo quindi la vera e propria ingiustizia che viene perpetrata laddove un voto di ammissione, che rispecchia una valutazione di tre anni ed un percorso globale, individualizzato e personalizzato, che ha attraversato gli otto anni del ciclo primario, è messo sullo stesso piano di una singola prova scritta o di una prova orale. Denunciamo questa inammissibile distorsione della prassi valutativa, in quanto l’elaborazione di un giudizio che tenga conto dell’insieme delle reali competenze acquisite dallo studente, come richiesto dallo stesso Ministero, non può “basarsi su calcoli di tipo statistico”, a maggior ragione in un esame rivolto a studenti e studentesse al termine del ciclo primario.
Siamo altrettanto convinti che la prova nazionale predisposta dell’INVALSI debba ritornare alla sua funzione originaria: quella di supporto alle scuole per individuare punti di forza e di debolezza dell'attività educativa.
Al contrario tale prova, inserita nell’esame conclusivo del ciclo primario, lo stravolge completamente, dando solo l’illusione di una sorta di uniformità a livello nazionale. Riguarda solo 2 materie su 12 (e solo 1/3 delle ore di lezione), turba e altera il rapporto fra studenti-esaminandi e docenti-esaminatori,  distorcendo anche l’immagine dello stesso InValSi .
Al riguardo, evidenziamo che, aldilà di qualsiasi considerazione sulla attendibilità e sulla qualità dei test,  e dei loro  correttori, e sulla valenza di una valutazione nazionale decontestualizzata da differenti retroterra culturali e linguistici, livelli d’ingresso individuali, percorsi individualizzati e personalizzati, le prove InvalSi a tutt’oggi prevedono modalità e tempi di svolgimento assolutamente incongrui con l’età degli esaminandi, costringendo gli stessi ad una frenetica applicazione mentale, in tempi ristrettissimi, su molteplici livelli, completamente diversi e lontani tra loro.
Modalità e tempi forse adeguati ad un adulto, sicuramente non ad un preadolescentente, men che meno ad un esame conclusivo del ciclo primario. L’aver prolungato di un quarto d’ora il tempo a disposizione e l’aver invertito lo svolgimento delle due prove non possono certo mitigare sostanzialmente il problema.
Di conseguenza, la prova InValSi non può e non deve far parte delle prove d’esame.
Per finire, va considerato che, con ben tre o quattro prove scritte, una prova nazionale Invalsi che insiste sempre su lettere e matematica (già valutati in altre singole prove scritte) ed un  colloquio d’esame, gli esami conclusivi del primo ciclo di istruzione risultano più impegnativi di qualsiasi altro esame dell’ordinamento scolastico e non rispecchiano tempi e modalità pedagogiche proprie di tutto il ciclo primario.
Per queste ragioni chiediamo che tale ingiusto meccanismo venga radicalmente modificato, che la prova InValSi non faccia parte delle prove d’esame e che sia garantita agli alunni e alle alunne una valutazione finale che rispecchi realmente il loro percorso di studi.

Allegati

giovedì 23 giugno 2011

I tagli della Gelmini

TERZO ANNO DI TAGLI
continua il massacro della scuola pubblica

Il prossimo anno scolastico spariranno dalla scuola italiana altri 20000 insegnanti e 14000 collaboratori scolastici e addetti alla segreteria.
In 3 anni di “riforma” Gelmini-Tremonti:
meno 87400 insegnanti e meno 45000 ATA,
…….oltre 130000 persone cancellate dalla scuola!
Eppure gli studenti aumentano…
Nella REGIONE VENETO
l’anno prossimo
alunni:   + 5014
docenti:   - 1662


Ma non è finita qui!
Il ministro Tremonti ha già annunciato altri pesantissimi tagli.
·      nelle scuole primarie spariranno gli insegnanti specialisti di inglese; con la totale cancellazione delle compresenze non si potrà più svolgere attività di recupero, uscite didattiche, laboratori, alfabetizzazione stranieri; la riduzione dei pomeriggi (per molte scuole da tre a uno) costringerà le famiglie a pagare attività extrascolastiche o baby sitter; spesso la vigilanza durante la mensa non sarà più affidata agli insegnanti, ma a personale esterno a pagamento
·      nelle scuole secondarie di 1° e 2° grado ci sarà un aumento del numero di alunni per classe, anche fino a 34 (le “classi-pollaio”), oltre alla riduzione del tempo scuola e delle ore di laboratorio e alla mancata sorveglianza delle classi in caso di assenza dell’insegnante
·      in tutte le scuole il taglio dei collaboratori scolastici provocherà: carenza di pulizia e di igiene nelle scuole, riduzione della vigilanza e dell’assistenza agli alunni, riduzione della sorveglianza degli edifici.

Come sarà possibile formare i cittadini di domani in una scuola ridotta così?
Insegnanti, studenti, genitori, lavoratori e cittadini, continuiamo a lottare uniti per fermare questo scempio:
la scuola pubblica è un bene di tutti!


    
                Assemblea difesa Scuola Pubblica di Vicenza
                                                                        
22 giugno 2011