domenica 6 giugno 2010

Alla faccia dell'equità

da Tuttoscuola
Alla faccia dell'equità
 
La manovra dei sacrifici? 
Non per la casta degli intoccabili


L'intervento messo in atto dal Governo per proteggere la nostra economia dalle speculazioni sui mercati finanziari chiede sacrifici un po' a tutti. A partire dai ministri, dai parlamentari e dai grand commis di Stato, sui cui stipendi è stato previsto un taglio del 10%.

Un segnale dal forte valore simbolico (l'effetto quantitativo è limitato per il basso numero di soggetti coinvolti) che ha incontrato un consenso, per una volta, bipartisan: la prima a sacrificarsi deve essere la classe dirigente, la "casta", per usare una definizione di moda. "Mal comune, mezzo gaudio", si potrebbe dire.

Ma guardando nei meccanismi di dettaglio della manovra si scopre qualcosa di inaspettato (forse anche a chi ha dato l'ok alle misure): il sacrificio richiesto alla "casta" è in proporzione ben minore di quello chiesto ad altre categorie, come i dipendenti pubblici.

Tuttoscuola ha analizzato cosa accadrà nel comparto della scuola, partendo dal personale dipendente fino ad arrivare ai sottosegretari (per quanto riguarda il ministro, essendo anche parlamentare, bisognerà attendere le deliberazioni annunciate dai presidenti di Camera e Senato al termine dell'iter parlamentare di conversione in legge del decreto sulla manovra economica).

Ecco l'impatto in ordine gerarchico in termini di riduzione percentuale rispetto al salario che si sarebbe avuto nel 2011 senza la manovra, e a seguire le spiegazioni. Una piramide rovesciata (e sproporzionata) che pone un problema di equità di intervento.
 

Per il personale un taglio del 11% in media (con punte del 15%)

Docenti, dirigenti scolastici, personale amministrativo, bidelli vengono colpiti dalla manovra su tre fronti: blocco del contratto collettivo nazionale, congelamento degli scatti di anzianità, indennità di buonuscita. Vediamo gli effetti.
  1. Il blocco del contratto collettivo nazionale, che avrebbe dovuto attivarsi da quest'anno, determinerà il congelamento della retribuzione attuale di tutto il personale (circa un milione e 100 mila dipendenti, di cui 880 mila di ruolo), con una perdita media stimabile intorno ai mille euro annui per dipendente rispetto a quanto avrebbero guadagnato tra un anno senza questo blocco.
  2. Il blocco degli scatti di anzianità per il prossimo triennio interesserà circa metà del personale con contratto a tempo indeterminato (330 mila docenti e 75 mila unità di personale Ata per complessive 405 mila persone, che non avranno il passaggio di posizione stipendiale (gradone), previsto ogni 6 anni. Il blocco per queste persone si tradurrà in perdite medie di circa duemila euro lordi annui (180 euro mensili), ma con picchi più elevati per taluni profili secondo la posizione stipendiale attualmente in godimento: il mancato aumento stipendiale sarà infatti molto pesante per chi aveva già l'anzianità utile per scattare al gradone successivo dal 2011 e più leggera a decrescere per chi l'anzianità utile la raggiungerà nei due anni successivi. Vediamo qualche esempio. I prof. delle superiori con 20 anni di carriera avrebbero avuto diritto, con lo scatto automatico di gradone, ad un aumento di quasi 3 mila euro annui (2.987,26 annui pari a 281 mensili); i direttori dei servizi amministrativi (DSGA) con 27 anni di carriera avrebbero avuto diritto ad uno scatto di importo annuo di 2.554,64 euro (212 mensili); o, ancora, i prof. di scuola media con 14 anni di carriera avrebbero avuto diritto ad uno scatto annuo di 2.178,54 (181 mensili). Nel caso estremo di queste figure professionali che avrebbero maturato il passaggio proprio dal 2011, il mancato aumento si confermerà per tutti e tre gli anni del triennio, raggiungendo alla fine del blocco, per qualcuno, un mancato introito complessivo di quasi 9 mila euro.
  3. Il congelamento della retribuzione e degli scatti di anzianità si ripercuoterà sulla pensione e sull'indennità di buonuscita (il Tfr dei dipendenti pubblici), con un effetto negativo variabile a seconda dell'anzianità contributiva e del profilo professionale, e toccherà negli anni tutto il personale.
E ora facciamo un po' di somme.

Anche lasciando da parte l'effetto sull'indennità di buonuscita e sulla pensione, che si sentirà solo al momento dell'uscita dal servizio, la quota aggiuntiva di stipendio che un insegnante avrebbe guadagnato nel 2011 prima di questa manovra (e che ora viene bloccata) sarebbe stata in media di 3 mila euro annui. Considerato che la retribuzione media attuale è di 24 mila euro all'anno e che con il previsto aumento di 3 mila euro avrebbe raggiunto nel 2011 i 27 mila euro, il taglio è quindi pari all'11%.

In particolare, un prof. di scuola media con 14 anni di carriera avrà una perdita del 12% rispetto allo stipendio in godimento (valore scatto mancato 2.178,54 euro annui, valore blocco del contratto di circa 1.000 euro annui, per una perdita totale di circa 3.200 euro annui su uno stipendio annuo di 23.444,75 che sarebbe arrivato a circa 26.600 euro); un prof. delle superiori con 20 anni di carriera ha una perdita che sfiora il 15%; un DSGA con 27 anni di carriera ha una perdita intorno al 12% del suo stipendio attuale.

Il taglio netto per i manager pubblici si ferma al 5%

Il taglio del 10% degli stipendi dei manager pubblici riguarda non l'intero emolumento, bensì soltanto una quota di stipendio al di sopra di un certo importo (150 mila euro). Tra i 90 e i 150 mila il taglio sarà solo del 5%, mentre per la quota di stipendio fino a 90 mila euro non ci sarà alcun taglio. La percentuale dei tagli sull'intera retribuzione, quindi, diventa di gran lunga inferiore a quel 10% di cui si è parlato.
Uno stipendio attuale di un manager pubblico dell'Amministrazione scolastica che sia pari a 250 mila euro annui si riduce a 237 mila (taglio complessivo del 5,2%); uno stipendio attuale di 200 mila si riduce a 192 mila (taglio complessivo del 4%); uno stipendio attuale di 100 mila si riduce a 99.500 (taglio complessivo dello 0,5%).

1.6.2010

Lettera di un'insegnante a Tremonti

da MicroMega


Lo scempio della scuola pubblica sotto la scure di Tremonti
di Mila Spicola

Ministro Tremonti,

dirà lei: non ne posso più di sentirvi, voi insegnanti. Molti lo stanno già dicendo insieme a lei. Eppure, non demordo. Ci sono due tipi di alunni svogliati: quelli che a furia di rimproveri continuano imperterriti a rifiutare qualunque invito alla responsabilità e quelli invece che, sentendosi ripetere sempre la stessa cosa, alla fine rinsaviscono per sfinimento. Voglio essere ottimista, annoverare lei tra i secondi e prenderla per sfinimento. Fosse anche una minima parte dello sfinimento che ho io, alla fine di quest’annus terribilis per la scuola italiana. Stanca, amareggiata, sconsolata, eppure lei non ci riesce a prendermi per sfinimento, continuo a protestare, come i soldati alle Termopili. Magari lei non ascolterà, ma qualche italiano di “buona volontà” , come si diceva una volta, sì.

Lei mi obbliga a violare la legge. Mi piacerebbe incontrarla per dirglielo guardandola negli occhi. Lei sta obbligando la maggioranza dei docenti italiani a violare la legge. E’ esattamente quello che accade in moltissime scuole italiane. Cosa significa infatti ammassare più alunni di quanti un‘aula può contenerne, se non violare la legge? Sono ben tre le norme violate: la normativa antincendio, quella per la sicurezza negli edifici scolastici e quella igienico sanitaria. Molti sanno che lei ha tolto ben 8 miliardi all’istruzione pubblica. “C’erano tanti sprechi e siamo in tempi di crisi, bisogna razionalizzare”, saggia e incontrovertibile affermazione. Così ha giustificato la cosa. Di contro, però, le spese militari ricevono 25 miliardi di euro e leggo in questi giorni di un bonus di 19 mila euro a classe per le scuole private e leggo anche di un aumento di circa 200 euro mensili per i colleghi di religione, buon per loro, non sia mai, ma allora non bloccassero i nostri per i prossimi secoli.

Mettiamoci d’accordo. C’è la crisi o no? Un giorno c'è, un giorno non c'è, un giorno è un "anatema psicologico delle sinistre" e l'altro giorno "dobbiamo fare sacrifici". Ma non tutti, attenzione: gli statali. Io mi sono arrovellata nel tentativo di capire dove fossero quegli sprechi quando, nell’agosto 2008, ho saputo degli 8 miliardi da togliere alla scuola pubblica. Ma lei ha fugato i miei dubbi: lo spreco era studiare l’italiano, e quindi via due ore. Lo spreco era studiare la tecnologia moderna e quindi via un’ora. Questo alle medie. Escano prima i ragazzi: così hanno tempo per riflettere. Lo ha detto il ministro Gelmini. Lo spreco era recuperare i bambini con difficoltà (cosa frequentissima nei contesti dove vivo e ho scelto di insegnare io, e cioè nelle periferie), e quindi via le compresenze in talune ore di due maestri nelle elementari: a questo servivano, caro ministro. Il tutto eseguito con la furia di un boscaiolo cieco che ha distrutto chiome sane, piante rigogliose e qualche ramo secco, ma troppo pochi, in cambio della distruzione della nostra foresta amazzonica: il polmone del nostro futuro. Quelle due ore d’italiano e le compresenze servivano anche a coprire le assenze dei colleghi senza ricorrere a supplenze esterne. Inoltre: aumentiamo i ragazzi per classe: fino a 30, 33, ma sì. Realizziamo un bel parcheggio per ragazzi, non una scuola certamente. Del resto sono altre le fonti vere della formazione: la vita, la strada, la televisione, il computer. Per chi vuole studiare veramente ci sono le scuole private. Studiare cosa e come poi è da vedere.
continua ...

Il paese dei balocchi

da repubblica.it

Il paese dei balocchi
di FRANCESCO MERLO

25 maggio 2010

Da ministra del rigore a ministra del tempo libero, da sacerdotessa dello studium a fanatica dell'otium, da bacchetta che castiga a sbracata Lucignola che vuole mandare tutti i bimbi italiani nel paese dei balocchi.
Insomma "per favorire il turismo" la ministra dell'Istruzione Mariastella Gelmini vuole ritardare di un mese l'apertura dell'anno scolastico, dai primi di settembre ai primi di ottobre. Attenzione: non per ragioni didattiche né per qualche forma, sia pure contorta o distorta, di saggezza pedagogica, ma soltanto per allungare la vacanza, per aiutare l'industria del tempo libero, per fare divertire di più i ragazzi italiani che solitamente bastona e per fare riposare di più i professori contro i quali scaglia lampi ed emette tuoni.

Dopo avere maltrattato gli insegnanti come fannulloni ignoranti e avere insultato gli studenti come somari e pelandroni, dopo avere predicato il ritorno alla disciplina e al faticoso impegno, Nostra Signora dei Grembiulini ha dunque scoperto la virtù della pigrizia rilanciando il sogno di tutti gli asini del mondo e persino riproponendo quel modello sessantottino contro il quale si batte in maniera ossessiva: viva la strada che libera gli istinti e abbasso la scuola che li reprime.

Persino la Lega che solitamente incoraggia e istiga le numerose e creative riforme antimeridionali, xenofobe e anti eruopee della Gelmini, ha obiettato alla ministra che le mamme che lavorano non saprebbero letteralmente "dove mettere i bambini" e che la legge italiana impone agli insegnanti almeno duecento giorni di didattica l'anno, che è lo standard europeo del diritto allo studio.

Se non assistessimo all'agonia di un'istituzione che la ministra ha deciso di far saltare ogni mattina nel cerchio di fuoco potremmo limitarci a ridere per questa incoerente sparata a favore del torpore e della lentezza degli italiani che la ministra vorrebbe stiracchiare sino all'autunno, come ai tempi del libro Cuore, quando la scuola cominciava il 17 ottobre perché il signorino Carlo Nobis aveva bisogno di tre mesi di villeggiatura per rilassarsi e il muratorino, che era bravo a fare "il muso di lepre", ne aveva necessità per lavorare, come Precossi, figlio del fabbro ferraio e come Coretti che "si leva alle cinque per aiutare suo padre a portar legna e alle 11 nella scuola non può più tenere gli occhi aperti".

In realtà la Gelmini resuscita il morto per ammazzare il vivo. Non è vero che vuole tornare alla scuola di De Amicis perché coltiva nobili rimpianti, ma solo per ridurre i costi e malmenare ancora gli odiatissimi professori, i nuovi straccioni d'Italia. È per soldi che la Gelmini si è subito gettata su questa proposta del suo compagno di partito, il carneade Giorgio Rosario Costa, un commercialista di Lecce che sinora si era fatto notare proponendo l'istituzione dell'Albo Nazionale dei Pizzaioli, e che adesso deve averla sparata così tanto per spararla e non gli pare vero di essere stato cooptato dalla ministra nell'Accademia dei Saggi e degli Equilibrati.

Ormai gli italiani - anche quelli che la votano - hanno capito che la Gelmini ha una sola ossessione: tagliare, contabilizzare, chiudere e, insieme con l'agitatissimo Brunetta, umiliare e cacciare via. È infatti evidente che spostando l'inizio delle lezioni ad ottobre lo Stato risparmierebbe un mese di stipendio ai precari che per la ministra sono come la Comune di Parigi o la Moneda di Allende, le ultime roccaforti del potere sindacale e della sinistra miserabile. Più in generale se davvero riuscisse ad allungare le vacanze scolari di un altro mese la Gelmini taglierebbe le unghie a tutti gli insegnanti italiani contro i quali sta già per avventarsi la manovra economica con il blocco degli scatti automatici di anzianità e di qualsiasi rinnovo contrattuale. Che cosa vogliono questi fannulloni ai quali lo Stato ha regalato un altro mese di vacanze? Ecco un'idea di buon governo: togliere il lavoro a qualcuno per poi punirlo come scansafatiche, perdigiorno e parassita.

In realtà con l'ossessione che il libro e i processi formativi sono in mano alla sinistra, e con la missione di trasformare gli insegnanti nel nuovo sottoproletariato italiano la Gelmini aggredisce ogni volta che può il già malandato tempio attorno al quale si organizza l'Italia come comunità, il luogo che tiene in piedi la democrazia, lo studium appunto che - mai ci stancheremo di ripeterlo - vuol dire amore, passione e dunque vita: "A Barbiana tutti i ragazzi andavano a scuola dalla mattina presto sino alla sera tardi, estate e inverno, e non c'era ricreazione e non si faceva vacanza neppure la domenica".

venerdì 4 giugno 2010

Documento comune Secondarie 2° grado: le approvazioni continuano

Dai riscontri ricevuti fino ad ora il documento proposto dall'Assemblea difesa Scuola Pubblica è stato approvato dai Collegi docenti delle scuole :

- Istituto Professionale "A. Da Schio" di Vicenza
  all'unanimità il 14 maggio

- Istituto Tecnico "A. Rossi" di Vicenza
  a maggioranza (100 favorevoli, 3 contrari, 6 astenuti) il 17 maggio

- Istituto Professionale "B. Montagna" di Vicenza
  a maggioranza (111 favorevoli, 5 contrari, 1 astenuto) il 18 maggio

- Liceo Scientifico “ E. Mattei” di Castrovillari (CS)
  all’unanimità il 18 maggio 2010

- Istituto di Istruzione Superiore “Martini” di Schio (VI)
  all'unanimità il 17 maggio 2010

- Istituto Tecnico “S. Boscardin” di Vicenza
  a maggioranza (131 favorevoli, 2 contrari, 2 astenuti) il 21 maggio 2010

- Istituto Tecnico Industriale “Enrico Fermi” di Roma
all’unanimità il 24 maggio 2010

- Istituto Statale Magistrale “D.G. Fogazzaro” di Vicenza
all'unanimità il 25 maggio 2010

- Istituto di Istruzione Superiore “ G. Brotzu” di Quartu Sant’Elena (CA)
a maggioranza (2 voti contrari) il 20 maggio 2010

- Liceo Scientifico Statale "G.Bruno" di Mestre - Venezia
a maggioranza (1 astenuto e 1 contrario) il 29 maggio

giovedì 27 maggio 2010

Resoconto incontro coordinamento regionale

Resoconto dell’incontro dei Comitati Buona Scuola del Veneto di giovedì 20 maggio a Santorso (VI)

All’incontro di giovedì 21 maggio a Santorso erano presenti tre province: Vicenza, Padova e Verona. Da Treviso e Venezia, che in questo momento sono presi da vari impegni legati alla scuola, non ha potuto venire nessuno, ma restano comunque in collegamento.
Tra genitori e insegnanti c’erano una quarantina di persone: un gruppo abbastanza nutrito e convinto a non mollare.
Da una panoramica delle varie situazioni è emerso che coinvolgere le persone è sempre molto difficile; anche alcune amministrazioni comunali, che prima delle elezioni erano state abbastanza presenti, ora sono ferme. Eppure dove si creano sinergie qualche risultato c’è: a Venezia l’USP aveva tolto 12 classi a tempo pieno e a causa delle proteste nel giro di quattro giorni le ha ridate.
In generale la scuola pubblica soffre sempre di più.
Nella primaria i nuovi organici riportano tagli ulteriori; molte classi a tempo pieno non sono state concesse e la maggior parte di quelle che ci sono possono dirsi a 40 ore ma non a tempo pieno, dato che non possono contare sulla compresenza e sulle possibilità di progetti e laboratori che essa permetteva; l’inglese insegnato dai docenti di classe comporta un’ulteriore perdita di qualità e fa saltare ancora ore di compresenza; il vincolo quinquennale sui libri di testo è insensato: non dà nessun risparmio e mortifica la libertà d’insegnamento.
Nella secondaria c’è la massima confusione: si deve presentare la scuola ai genitori senza sapere cosa faranno le prime; si scelgono libri sulla carta senza poterne esaminare i contenuti; vengono ridotte le ore di scuola agli studenti; per “riconvertire” gli insegnanti in esubero, insegnerà una certa materia anche chi non ha preparazione specifica per farlo: ad esempio negli istituti tecnici (amministrazione finanza e marketing) la fisica potrà essere insegnata anche dai laureati in chimica agraria, che non è esattamente la stessa cosa, non ci sono fondi per i corsi di recupero.
Inoltre i bilanci sono in sofferenza: non ci sono fondi per le supplenze e in alcune scuole le classi rimangono settimane con coperture a sbrindelli, con i ragazzi che entrano dopo o escono prima oppure vengono smistati tra le varie classi. Questo manda in malora la didattica e mette a rischio la sicurezza perché, indipendentemente dall’ampiezza dell’aula, il limite è di 26 compreso l’insegnante, e spesso invece oltrepassano i 30.
Si è deciso di diffondere e cercare di far approvare alcuni documenti come già hanno fatto alcuni Collegi e Consigli d’Istituto:


    I documenti sono disponibili nei siti dell’Assemblea di Vicenza, del Comitato Genitori ed Insegnanti per la Scuola Pubblica di Padova e del Salvalascuolapubblica ai link segnalati.
    Chiediamo che chi li sottoscrive, oltre a diffonderli e trasmetterli come meglio crede, ce ne invii copia con i dati precisi entro il 20 giugno agli indirizzi mail di riferimento in modo che li si possa inviare alla stampa, al Ministero, agli Uffici Scolastici regionale e provinciali e presentare nel corso di una conferenza stampa da definire.
    Parimenti si ritiene essenziale cercare di fare informazione accessibile e corretta ai genitori e ai cittadini per cui verranno proposti dei volantini che riportino sia i danni che stanno accadendo alla scuola che i tentativi di insegnanti e genitori di opporvisi.
    Un volantino di sintesi sulla situazione generale è già nel sito dell’Assemblea di Vicenza   Lo sapevate che … .
    Nuovi, magari specifici per i vari argomenti, verranno preparati per settembre.
    L’Assemblea di Vicenza gestirà un gazebo informativo e organizzerà una tavola rotonda nell’ambito di Festambiente (dal 23 al 27 giugno). Cinque sindacati della scuola hanno organizzato per lunedì 24 maggio un’occupazione simbolica dell’USR in via Riva di Biasio a Venezia per protestare contro i tagli alla scuola. I sindacati di base propongono il blocco degli scrutini di giugno (in Veneto per il 10 e l’11).  
    Assemblea difesa Scuola Pubblica di Vicenza
    Salva la Scuola Pubblica-AltoVicentino
    Comitato Genitori ed Insegnanti per la Scuola Pubblica di Padova
    Coordinamento Comitati Buona Scuola del Veneto

    mercoledì 26 maggio 2010

    Documento comune Secondarie di 2° grado: PRIME APPROVAZIONI

    Dai riscontri ricevuti fino ad ora il documento proposto dall'Assemblea difesa Scuola Pubblica è stato approvato dai Collegi docenti delle scuole :

    - Istituto Professionale "A. Da Schio" di Vicenza
      all'unanimità il 14 maggio

    - Istituto Tecnico "A. Rossi" di Vicenza
      a maggioranza (100 favorevoli, 3 contrari, 6 astenuti) il 17 maggio

    - Istituto Professionale "B. Montagna" di Vicenza
      a maggioranza (111 favorevoli, 5 contrari, 1 astenuto) il 18 maggio

    - Liceo Scientifico “ E. Mattei” di Castrovillari (CS)
      all’unanimità il 18 maggio 2010

    - Istituto di Istruzione Superiore “Martini” di Schio (VI)
      all'unanimità il 17 maggio 2010

    - Istituto Tecnico “S. Boscardin” di Vicenza
      a maggioranza (131 favorevoli, 2 contrari, 2 astenuti) il 21 maggio 2010

    - Istituto Tecnico Industriale “Enrico Fermi” di Roma
    all’unanimità il 24 maggio 2010

    - Istituto Statale Magistrale “D.G. Fogazzaro” di Vicenza
    all'unanimità il 25 maggio 2010

    - Istituto di Istruzione Superiore “ G. Brotzu” di Quartu Sant’Elena (CA)
    a maggioranza (2 voti contrari) il 20 maggio 2010

    domenica 23 maggio 2010

    Prof col bavaglio?

    da http://bologna.repubblica.it/

    "Limina si dimetta", all'appello Cgil
    si unisce "Scuola e Costituzione"


    "La scuola della Repubblica deve esercitare il suo spirito critico", ricorda il Comitato al direttore dell'Ufficio scolastico regionale. Aspre critiche anche dalla segreteria nazionale del Pd.
    All'appello lanciato dalla Flc-Cgil si unisce "Scuola e Costituzione": "Il dirttore dell'Ufficio scolastico regionale Marcello Limina se ne deve andare". "La scuola pubblica statale non è subordinata culturalmente né al Governo né all'amministrazione, ne' lo sono i suoi docenti. Ci uniamo alla richiesta di dimissioni di Limina e respingiamo con forza le sue intimidazioni".

    Anche il Comitato bolognese Scuola e Costituzione oggi se la prende col numero uno dell'Usr e con la sua lettera nella quale avverte insegnanti e dipendenti delle
    scuole a stare attenti a come parlano con la stampa. "Chiedere alla scuola della Repubblica di non esercitare il suo spirito critico, cercare di impedire la partecipazione di tutte le componenti alla sua gestione significa volere la sua fine e violare i principi costituzionali", conclude il Comitato.

    Giungono aspre critiche anche da Francesca Puglisi, responsabile Scuola della segreteria nazionale del Pd. Il ruolo di Limina, secondo Puglisi, sarebbe anche quello di "sollecitare il Governo a rispondere alle domande di insegnanti per l'apertura di nuove sezioni di scuole dell'infanzia avanzate dagli enti locali". I dirigenti scolastici, conclude Puglisi, non possono nascondere alle famiglie il motivo per cui nel prossimo anno scolastico gli studenti non potranno frequentare laboratori, perche' le prime classi dei licei scientifici potranno avere la seconda lingua solo a pagamento, o perche' non verranno corrisposte le domande di tempo pieno. (Dire)

    (22 maggio 2010)

    Credito scolastico religione e attività alternative

    Comunicato stampa di Scuola della Repubblica sulla sentenza del CdStato: la Gelmini ha ben poco da esultare.

    “Per la Scuola della Repubblica”

    dal sito www.scuolaecostituzione.it 

    LA GELMINI HA POCO DA ESULTARE

    La decisione con la quale il Consiglio di Stato annulla la sentenza del TAR del Lazio n.7076 dello scorso mese di luglio lascia intatta la sostanza del problema.
    Il TAR del Lazio aveva dichiarato illegittima l’attribuzione del credito scolastico da parte dei docenti di religione cattolica, per la particolare natura di tale insegnamento, e dei docenti di attività alternative, per la
    discriminazione operata nei confronti di coloro che non si avvalgono dell’irc ma nel loro pieno diritto non scelgono alcuna attività.
    Il Consiglio di Stato, pur tenendo conto dello “stato di non obbligo” stabilito dalla Corte Costituzionale per i non avvalentisi, stravolge la logica del TAR negando l’esistenza di discriminazioni. Lo fa con evidente imbarazzo, laddove afferma che coloro che hanno un buon profitto possono ottenere un buon punteggio di credito, anche senza il contributo del docente di r.c. o di attività alternative!!!
    La nostra difesa della limpida, laica, democratica sentenza del TAR del Lazio non arretra; anzi, trae maggior forza da alcune indicazioni contenute nella stessa decisione del 7 maggio 2010 del Consiglio di Stato.
    - Viene ribadito il particolare status dell’irc , insegnamento che sulla base della normativa vigente non dà luogo a voti. Vengono così definitivamente vanificati i tentativi di trasformare il giudizio in voti, messi in atti anche dal MIUR.
    - Viene vivamente “bacchettata” la ministra per non rendere effettiva la possibilità di attività alternative in tutte le scuole, per far sì che chi desideri non avvalersi dell’irc e scegliere un’attività didattica e formativa sia in grado di farlo. Viene sottolineato che ciò non pregiudicherebbe in alcun modo la scelta di chi intende frequentare l’irc, rispondendo questa scelta unicamente a “un interrogativo della coscienza”.
    Al ministro Gelmini chiediamo: che fine fanno i fondi attribuiti dallo Stato agli Uffici Scolastici Regionali per l’attivazione delle attività alternative?
    Perché non vengono assegnati alle scuole?
    Ma la ministra ci sembra piuttosto orientata a disobbedire al Consiglio di Stato, dal momento che nel nuovo Regolamento sulla Valutazione degli alunni (DPR 122 dell’agosto 2009) esclude addirittura il docente di
    attività alternative dal Consiglio di Classe, paragonandolo ai docenti esterni occasionali per i quali è prevista in sede di scrutinio e attribuzione del credito semplicemente una preventiva nota scritta…..

    Comitato “Per la scuola della Repubblica” associazione onlus –
    Sede legale via La Marmora 26 50121, Firenze; operativa via Papiniano 38, 00136 Roma, amministrativa via G. Venezian 3, 40121 Bologna.

    martedì 11 maggio 2010

    DOCUMENTO COMUNE COLLEGI DOCENTI SCUOLE SUPERIORI

    Invitiamo tutti i docenti di scuola superiore a sottoporre all’approvazione dei prossimi Collegi docenti un documento comune.

    Per far fronte al disastro in corso è fondamentale cercare di far sentire all’unisono la voce delle scuole al di là delle scelte particolaristiche proposte da alcuni capi d’istituto.

    La frammentazione delle iniziative è il punto debole di quanti si oppongono a questa “riforma”.

    Cerchiamo quindi di proporre un documento che accomuni i docenti di tutte le scuole superiori.

    Stampiamolo, parliamone nelle nostre scuole e adattiamolo alle situazioni specifiche mantenendone per quanto possibile i punti essenziali.

    Per poterne discutere tra le “varie” all’ordine del giorno è sufficiente avvisare il dirigente prima del Collegio.

    Diffondiamolo più che possiamo ad amici e conoscenti di altre scuole con tutti i canali che abbiamo a disposizione (di persona, per telefono, via mail, sui blog, …).

    Appena approvato inviate prima possibile il documento del vostro collegio all’indirizzo del moderatore della mailing list dell’assemblea difesa Scuola Pubblica di Vicenza assdifesascuolapubblica@yahoo.it

    Faremo in modo di far conoscere la posizione delle scuole all’opinione pubblica.

    Sconfiggiamo la logica della competitività tra scuole e tra docenti esacerbata da questa “riforma” sostenendo insieme un’altra idea di scuola.


    Assemblea difesa Scuola Pubblica Vicenza

    questo il testo del documento
    (scarica la versione in word)

    Al Ministro della Pubblica Istruzione 
    e p.c.
    al personale ATA dell’Istituto
    al Consiglio d’Istituto
    al Comitato genitori

    Il Collegio dei docenti dell’Istituto/Liceo …………………………….. , prendendo in esame le politiche scolastiche degli ultimi due anni e i cambiamenti in atto nella Scuola Secondaria di secondo grado, ne rileva i principali aspetti negativi:
    • la “riforma”, che nasce dall’ art. 64 della Legge Finanziaria n. 133, risponde solo ad esigenze economiche e non ad un chiaro e approfondito disegno pedagogico,
    • le buone pratiche che in passato la scuola ha posto in essere vengono ignorate e cancellate,
    • le risorse e le ore di lezione sono tagliate con conseguente impoverimento dei curricoli,
    • i tagli agli organici determinano la mancata riconferma di numerosi precari e rendono soprannumerario parte del personale di ruolo,
    • le indicazioni nazionali (programmi) non ancora disponibili rendono impossibili la preparazione dei piani di lavoro e la scelta dei libri di testo,
    • la mancata definizione delle corrispondenze delle classi di concorso alle nuove discipline crea conflittualità tra docenti,
    • gli interventi obbligatori di recupero non possono essere attuati adeguatamente per mancanza di fondi.

    Il Collegio dei docenti chiede l’attuazione di veri cambiamenti :
    • il considerare l’istruzione una priorità per il benessere e lo sviluppo della società e la Scuola Statale come il pilastro fondamentale,
    • una riflessione seria sull’impianto pedagogico e didattico, base di una vera riforma,
    • uno stanziamento sostanziale di risorse che valorizzi la scuola e la ricerca in un clima sinergico e non di competizione tra istituti,
    • il riconoscimento di pari dignità tra percorsi di studio (licei, istituti tecnici e professionali) e il superamento della netta differenziazione dei curricoli in modo da garantire possibili passaggi,
    • la valorizzazione della professionalità degli insegnanti in un contesto solidale e di collaborazione,
    • un adeguamento rapido degli edifici scolastici alle norme di sicurezza,
    • un numero di studenti per classe che rispetti le norme sulla prevenzione incendi e che favorisca una didattica di qualità 

      e ribadisce che una buona scuola pubblica:
      • è un diritto sancito dalla Costituzione
      • è un patrimonio della collettività
      • è una opportunità di crescita culturale e sociale per il Paese

      documento approvato il ........................
      all’unanimità/a maggioranza ……………….

      La "riforma" affrettata

      Pubblichiamo un interessante lavoro di analisi della "riforma" presentato in assemblea sindacale il 10 maggio all'Istituto Lampertico di Vicenza da Pino Patroncini, Centro nazionale Flc Cgil.
      E' una prima stesura che sarà prossimamente sviluppata.