sabato 17 dicembre 2011

Legalità, Costituzione e Scuola: Piercamillo Davigo a Vicenza

 
Considerando la Scuola pubblica, che si fonda sui valori sanciti dalla Costituzione, un luogo centrale per la formazione del cittadino, abbiamo promosso per venerdì 13 gennaio 2012 alle ore 17.15, presso l’Istituto Canova di Vicenza, un incontro con il magistrato dr. Piercamillo Davigo, dal titolo

“Legalità, Costituzione e Scuola”
Riteniamo che questo incontro possa essere un’importante occasione di confronto e di stimolo per tutti i cittadini e in particolare per gli studenti.
Vi invitiamo a partecipare e  a diffondere l’iniziativa ringraziandovi fin d’ora per la vostra collaborazione, 

Assemblea difesa Scuola Pubblica Vicenza

scarica il volantino in A5 in bianco e nero e a colori
scarica la locandina in A4 in bianco e nero e a colori

Vicenza, 17 dicembre 2011

giovedì 15 dicembre 2011

Vicenza NO AL RAZZISMO: 16 e 17 dicembre


L'Assemblea difesa Scuola Pubblica di Vicenza

segnala

del Laboratorio teatrale interculturale del CTP-EdA
Venerdì 16 dicembre alle ore 20.30

presso Cooperativa sociale Insieme
Vicenza | Via Dalla Scola 255
tel. 0444-511562
Ingresso libero

a sostegno della campagna nazionale"L'ITALIA SONO ANCH'IO", per la modifica della normativa sulla cittadinanza e il diritto di voto amministrativo ai migranti. Nell'occasione verranno raccolte le firme di sostegno alle due leggi di iniziativa popolare.

e aderisce alla manifestazione

No al razzismo - No al fascismo - Diritto di cittadinanza - Diritto di uguaglianza

  Sabato 17 dicembre ore 15 
Vicenza, piazzale Stazione

Firenze è stata teatro di una gravissima aggressione razzista ai danni di alcuni ambulanti senegalesi due dei quali sono stati uccisi a colpi di pistola e tre sono rimasti gravemente feriti ad opera di un personaggio noto negli ambienti dell'estrema destra razzista, che poi al termine dell'operazione si è sparato.
Siamo sicuri, visti anche gli episodi di Torino, che ci sia chi mesta nel torbido e sia il frutto di anni di propaganda xenofoba e razzista portata avanti da quelle forze politiche che hanno governato il nostro paese, una campagna urlata a più riprese contro ogni diversità questo per spostare l'attenzione per il grave disagio sociale presente nel paese a seguito dei dettami e dei tagli imposti dalla BCE, cercando di instillare odio e pregiudizio verso i migranti, urlando che la colpa della situazione del paese è loro.
Nell'esprimere la nostra più totale solidarietà ed il nostro appoggio alla Comunità Senegalese, invitiamo tutte le forze democratiche ed antifasciste a rilanciare un'ampia mobilitazione per respingere con forza ogni forma di razzismo ed isolare quelle forze neofasciste e xenofobe che troppo spesso cercano anche protette dall'autorità costituita di rialzare la testa.
Non ci sono colori della pelle che tengano, non ci sono diversità di paese di origine: questo uno dei momenti in cui bisogna alzare la testa, costruire una unità e una solidarietà tra le persone che vengono colpite dalla crisi economico-finanziaria.
Contro il razzismo per la pari dignità tra tutti i cittadini e cittadine riconoscimento di cittadinanza italiana per i figli dei migranti nati in Italia, modifica del permesso di soggiorno non più legato al lavoro, togliere le leggi sulla casa che discriminano i migranti, riscatto anche nel loro paese per i contributi Inps, diritto di voto per i migranti, no alla manovra Monti.
Primi firmatari
Unione Sindacale di Base, Coordinamento Immigrati, Coordinamento Stranieri, Vicenzabenecomune


Si chiede di aderire anche formalmente in quanto è importante una partecipazione di varie sensibilità sociali alla giornata.
Ognuno partecipa con proprie bandiere e posizioni.
La manifestazione parte dalla stazione, attraversa il corso Palladio, va in piazzale Matteotti per poi finire in prefettura. 
Per adesioni: email: gcraniero@libero.it
pmzaguri-vicenza-0444514937-email: vicenza@usb.it
www.usb.it

venerdì 2 dicembre 2011

L’Era Monti e il pareggio di bilancio. Prima vittima la scuola?

dal sito MEGAchip
Scritto da F. Bentivoglio e M. Maggino  Domenica 13 Novembre 2011

L’Era Monti e il pareggio di bilancio. Prima vittima la scuola?


OLLIOLLIOdi Fabio Bentivoglio e Michele Maggino – Megachip.
Che cosa mai c'azzeccano le prove INVALSI con l'obiettivo di raggiungere il pareggio di bilancio dei conti italiani entro il 2013? Ce lo spiega Olli Rehn. Non sapete chi è? È un signore finlandese dall'aria ragionevole e bonaria che ispira fiducia e che ci indica la strada per un futuro migliore dal suo nordico osservatorio distaccato. Olli Rehn è il Commissario dell'Unione Europea agli Affari Economici e Monetari. Il 4 novembre 2011 ha inviato una lettera al nostro Ministro del Tesoro, chiedendo informazioni dettagliate sui provvedimenti annunciati dall’allora Presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi nella famosa lettera di promesse all'UE di fine ottobre. 
Ebbene, questa lettera (quella di Olli Rehn) è per certi versi ancora più agghiacciante di quella famigerata di agosto di Draghi e Trichet.
Il nostro Olli ci fa capire in concreto che cosa vuol dire il commissariamento del nostro Governo da parte dell'UE e la riduzione di sovranità per il nostro Paese.
Olli dice che non è sufficiente quello che ha promesso il Governo italiano: servono misure aggiuntive per poter conseguire l'obiettivo di raggiungere il pareggio di bilancio. E allora ecco predisposto un prontuario sotto forma di domande, tanto per far vedere che non si tratta di ordini (che finirebbero tutti con dei bei punti esclamativi).
Il questionario è diviso in 11 capitoli per complessive 39 domande (qui si può scaricare il testo completo tradotto in italiano). Il questionario in generale vuole sapere con quali strumenti legislativi e con quali tempi parlamentari il Governo italiano ha intenzione di procedere alla realizzazione delle promesse fatte e addirittura pone pure una scadenza immediata per avere le risposte precise.
I vari capitoli affrontano argomenti di varia natura: si va dall'aggiustamento dei conti, alla riforma delle pensioni, alla riforma fiscale, al mercato del lavoro, all'uso dei fondi UE, alle liberalizzazioni, alle privatizzazioni dei beni pubblici. Il commissario dell'UE chiede tra l'altro esplicitamente «quali provvedimenti di riforma si pensa di varare nel settore delle acque, malgrado i risultati del recente referendum?».
Tra gli altri quesiti posti al governo italiano, quattro riguardano direttamente scuola e università, anzi, per dirla con il linguaggio usato nella lettera da questi tecnocrati, riguardano il “capitale umano” . Ecco il testo letterale:
 13. Quali caratteristiche avrà il programma di ristrutturazione delle singole scuole che hanno ottenuto risultati insoddisfacenti ai test INVALSI?
14. Come intende il governo valorizzare il ruolo degli insegnanti nelle singole scuole? Quale tipo di incentivo il governo intende varare?
15. Il governo potrebbe fornirci ulteriori dettagli su come intende migliorare ed espandere l’autonomia e la competitività tra le università? In pratica, che cosa implica la frase “maggior spazio di manovra nello stabilire le tasse di iscrizione”?
16. Per quanto riguarda la riforma dell’università, quali misure e quali provvedimenti devono essere ancora adottati?
Prima di proseguire è bene chiarire, per chi non fosse dentro le faccende strettamente scolastiche, che cosa sono le prove INVALSI.
L'INVALSI (Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema Educativo di Istruzione e Formazione) predispone annualmente delle prove scritte che hanno lo scopo di valutare i livelli di apprendimento degli studenti italiani; dal 2009 la prova (di italiano e matematica) concorre nella valutazione finale dell'esame del primo ciclo di istruzione (per maggiori dettagli si può visitare il sito dell'INVALSI).
Sembrerebbe dunque qualcosa di molto specifico attinente la realtà scolastica italiana. Per anni gli insegnanti sono stati “martellati” con l'argomentazione che le prove INVALSI avrebbero avuto lo scopo di fornire un quadro unitario e una valutazione di sistema.
Nello stesso tempo, però, l'INVALSI ammette che «l'approccio scelto è stato quello di integrare la Valutazione di sistema e delle scuole in un quadro di riferimento o framework unitario, al fine di tenere insieme una prospettiva macro, utile a chi sia interessato ad una comprensione generale del funzionamento della scuola, e una prospettiva micro, centrata sulla singola unità scolastica». Ed è proprio su quest'ultimo aspetto (la singola unità scolastica, “individual schools” come recita il testo in inglese), che può apparire una sfumatura, che si centra il punto della lettera del nostro amico Olli. È evidente che non si ragiona più in termini di sistema scolastico ma in termini di singola unità scolastica che deve essere valutata sulla base di criteri omogenei funzionali ad una logica competitiva e di mercato. Si tratta cioè di un'impostazione che sovverte il dettato costituzionale. Diversamente non ci spiegheremmo la relazione tra la rassicurazione dei mercati sulla futura solidità dell'Italia con una verifica di quanto gli studenti italiani possano conoscere di Dante, Petrarca e Pitagora.
Come sarebbe? Insomma: che c'entra allora la scuola con il pareggio di bilancio? Il signor Olli è Commissario agli Affari Economici e Monetari: con quale autorità interviene per chiedere chiarimenti su un'istituzione deputata a formare l'uomo e il cittadino e che non riguarda le dinamiche monetarie e di mercato? È forse andato un po' fuori del seminato?
Purtroppo no! Siamo di fronte ad un documento che, se non altro, ha il merito di chiarire dove stiamo andando, a chi non lo avesse ancora compreso.
Questa lettera, insomma, ha un grande merito: svela la verità. La verità è che i test INVALSI fanno parte di un sistema complessivo concepito negli ultimi anni (a partire dalla riforma Berlinguer e dall'introduzione dell'autonomia per gli istituti scolastici e per le università), predisposto da organismi economici con l'obiettivo di implementare criteri di definizione e valutazione di un'istruzione appiattita e finalizzata alle esigenze del mercato e della competitività.
Tutti gli interventi dei grandi organismi internazionali (dal FMI, al WTO, alla Banca Mondiale) negli ultimi decenni, hanno mirato a creare un mercato mondiale omogeneo funzionale agli interessi della circolazione delle merci e dei capitali cancellando ogni differenza: le differenze in qualsiasi ambito della vita produttiva e culturale di una società sono viste come impedimenti e rallentamenti alla libera circolazione delle merci e al loro consumo.
Tutti dobbiamo avere le medesime competenze funzionali a questa ideologia.
Traduciamo in chiaro: dopo la perdita della sovranità politica (v. programma di governo scritto dalla BCE), dopo la perdita della sovranità nazionale (v. “guerra” di Libia), dopo la perdita della sovranità monetaria, ora si esige anche la perdita definitiva della sovranità culturale.
Si prendano dunque provvedimenti per quelle singole scuole che hanno ottenuto risultati insoddisfacenti alle prove INVALSI. I lumi della concorrenza e della competitività globale non possono permettere che le singole scuole rimangano indietro rispetto al passo dei tempi del neo-neo-liberismo. E dunque, come penserà il Governo italiano di intervenire sulle singole scuole e di alimentare “merito” e concorrenza? Quali provvedimenti saranno presi per incrementare la competitività tra le università?
Non si tratta quindi di pareggio di bilancio ma di colpire al cuore l'essenza della cultura che consiste nel coltivare diversità di linguaggi, di visioni del mondo e nel promuovere il ventaglio delle tante possibilità esistenziali percorribili nel corso della nostra vita.
Ci troviamo, oggi, novembre 2011, anni luce distanti dalla scuola così come pensata e delineata dalla nostra Costituzione più di 60 anni fa: come è possibile che sia accaduto tutto ciò? Come è possibile che una parte degli insegnanti (si spera minoritaria) partecipi attivamente a questo processo di svuotamento culturale e professionale senza rendersi conto che per questa via il docente è ridotto a semplice intermediario privo di ruolo e identità?

sabato 26 novembre 2011

Bologna 4 dicembre: SEMINARIO/ASSEMBLEA (CAMBIO SEDE!)

  Per motivi tecnici è stata cambiata la sede dell'incontro precedentemente annunciata. Ecco il post con la nuova sede, l'indirizzo e le modalità per raggiungerla per chi viene in treno.

dal blog del Comitato genitori e insegnanti di Padova

Il 4 dicembre troviamoci a Bologna

Pubblicato da comitatonogelmini su 25 novembre 2011

Scarica il volantino dell’iniziativa

ore 9,30-12,30 seminario su: valutazione delle scuole e degli insegnanti alla luce degli ultimi impegni del governo. Interverrà il Prof. Angelo Paletta, Unibo. Dibattito.
Ore 12,30 chiusura seminario e approvazione di un documento unitario sul tema della valutazione dei Comitati e delle Associazioni.
Pausa pranzo
Ore 14 Assemblea generale: iniziative del mondo associativo della scuola nella nuova situazione politica;  approvazione e sottoscrizione di una lettera da inviare al nuovo ministro Profumo che riassuma le posizioni dei Comitati e delle Associazioni e che chieda la possibilità di un incontro
Chiusura ore 17.
Clicca qui per avere le istruzioni per raggiungere la Sala
La necessità di un confronto ampio sulla valutazione deriva dalla considerazione che questo sarà il terreno di intervento principale del nuovo governo e del nuovo ministro.
Riteniamo indispensabile difendere la libertà di insegnamento e le finalità della scuola della Costituzione, sottolineando la povertà di una valutazione standardizzata e solo per matematica e italiano, la contraddizione fra la valutazione degli apprendimenti, quella del sistema, quella delle singole scuole, quella degli insegnanti, le contraddizioni di ogni valutazione per valore aggiunto.
L’iniziativa è aperta a tutti i Comitati e le Associazioni che difendono la Buona Scuola della Repubblica, alle Organizzazioni Sindacali di categoria, alle forze politiche.
Per la pausa pranzo è possibile mangiare in un ristorante sito nelle vicinanze della sala polivalente al prezzo di 13 Euro; è necessaria la prenotazione entro giovedì 1 dicembre, mandando una mail al seguente indirizzo: giovannicocchi@tin.it

giovedì 24 novembre 2011

ASSEMBLEA COMITATI VENETO: 1° DICEMBRE A PADOVA

 dal blog del Comitato genitori e insegnanti di Padova

Assemblea dei Comitati Buona Scuola del Veneto: 1 dicembre a Padova


c/o ADL (zona S. Croce)

1 dicembre 2011 – ore 20.45

ASSEMBLEA

dei Comitati Buona Scuola del Veneto

In preparazione dell’incontro nazionale delle associazioni e dei comitati “Per una Buona Scuola della Repubblica” del 4 dicembre a Bologna discuteremo di:

  • valutazione ed Invalsi, anche alla luce delle novità della lettera di Berlusconi alla BCE
  • aule sovraffollate, sicurezza e benessere a scuola
  • cambio di ministro: con Profumo cambierà davvero qualcosa per la scuola?
  • iniziative da proporre sul territorio a difesa della scuola pubblica.

Partecipate e passate parola!

Quel che resta della scuola, quel che resta alla scuola

da ReteScuole

Roma , 19/11/2011
Quel che resta della scuola, quel che resta alla scuola: lettera aperta al nuovo ministro dell’Istruzione

inviata da V.P.

Quel che resta della scuola, quel che resta alla scuola: lettera aperta al nuovo ministro dell’Istruzione

di Anna Angelucci - Coordinamento scuole secondarie di Roma

Nell’immobilismo che, come ha scritto recentemente Roberto Saviano su “La Repubblica”, ha caratterizzato l’azione dei governi Berlusconi, segnatamente nell’ultimo triennio, c’è tuttavia un’eccezione: la pervicace insistenza e ferocia dei provvedimenti legislativi sulla scuola che, sommati ai draconiani tagli lineari su questo specifico capitolo di bilancio, hanno prodotto il più massiccio processo di impoverimento e di depotenziamento della scuola statale italiana nella storia della nostra Repubblica.

Con la legge 133 del 2008, alla scuola sono stati sottratti in 3 anni più di 8 miliardi di euro e 140.000 lavoratori.

Con due circolari ministeriali (del 14/12/2008 e del 22/2/2010), il MIUR ha congelato i crediti delle scuole italiane verso l’amministrazione centrale, circa 1 miliardo e 300.000 euro. Nell’ultima legge di stabilità e di bilancio dello Stato, il totale della spesa di competenza del MIUR per il prossimo anno subisce un’ulteriore riduzione di 1.067.778.102 di euro, coerentemente con l’obiettivo, da raggiungere entro il 2015, di assegnare soltanto il 3,7% del PIL alla spesa per l’istruzione (mentre nel 2010 era il 4,2% e in Europa supera oggi il 6%).

Nel totale disprezzo delle sentenze del TAR del Lazio e del Consiglio di Stato (che hanno giudicato illegittima l’applicazione della legge di riordino dei cicli scolastici), il MIUR ha imposto nella scuola secondaria di II grado una riforma che ha ridotto quadri orari, materie, attività di laboratorio; che ha abolito tutte le sperimentazioni; che ha depauperato, in nome di una malintesa “essenzializzazione”, la dimensione umanistica dei licei e quella pragmatica degli istituti tecnici. Con la legge 169 del 2008, la scuola elementare ha rimesso indietro le lancette della storia: il ritorno alla maestra unica, il voto di condotta, l’orario a 24 ore hanno cancellato con un colpo di spugna quel profilo pedagogico-didattico che, a partire dagli anni Settanta, aveva reso la scuola primaria italiana un modello nel mondo intero.

Il combinato disposto del piano programmatico attuativo dell’art. 64 della legge 133/2008 e i successivi provvedimenti di riforma, i decreti, le circolari, le note ministeriali si configura come un’opera di dismissione della scuola statale sistematicamente perseguita, attraverso una serie di manovre a tenaglia.

Ma non basta.

Nel recente carteggio tra il governo uscente e le istituzioni europee, la scuola occupa un posto di rilievo.

Alla sollecitazione verso l’uso sistematico di “indicatori di performance” nei sistemi sanitario, giudiziario e dell’istruzione, contenuta nella missiva mandata il 5 agosto dalla BCE, il governo uscente aveva risposto a ottobre dichiarando che l’accountability delle singole scuole sarebbe stata accresciuta sulla base delle prove Invalsi, alludendo per l’anno scolastico 2012/13 a un programma di ristrutturazione per quelle con risultati insoddisfacenti.

Ma il commissario dell’Unione Europea agli affari economici e monetari, Olli Rehn, ha chiesto chiarimenti più circostanziati: quali saranno, con esattezza, le caratteristiche del programma di ristrutturazione delle singole scuole che non hanno riportato risultati soddisfacenti ai test Invalsi? Come intende il governo valorizzare il ruolo degli insegnanti e con quali incentivi?

Le risposte di Tremonti sono racchiuse nel lungo paragrafo intitolato “Human Capital” della sua ultima lettera all’Europa, prima dell’uscita di scena.

Nel quadro normativo di riferimento, definito dalle leggi n. 10 del febbraio 2011 e n. 98 di luglio 2011, viene confermato il ricorso ai test Invalsi per la rilevazione degli apprendimenti degli alunni al II e V anno della scuola primaria, al I e III anno della scuola media, al II anno della scuola superiore, con la possibilità di ulteriori test nell’ultimo anno, presumibilmente nell’ambito dell’esame di Stato. I test, modellati sugli OCSE-PISA, misureranno il “valore aggiunto” delle singole scuole nei risultati degli apprendimenti degli alunni, tenendo conto dei diversi contesti socio-economici (in che modo? Non è specificato). Le valutazioni delle scuole saranno condotte da un corpo di ispettori, che viene definito autonomo e indipendente (ma che in realtà non lo è, trattandosi di dirigenti del MIUR), che valuterà l’ambiente di lavoro e la qualità dei processi (quali processi? Non ci viene detto), usando anche informazioni relative ai successivi percorsi universitari o professionali degli studenti e quelle ricavabili dalle famiglie e dal territorio.

L’INDIRE (già soppresso e sostituito dall’ANSAS con la Finanziaria del 2007, ora riesumato con il D.L. 98/2011) interverrà nelle scuole più critiche, con una serie di misure che non escludono successivi dimensionamenti. Nessuna parola sui finanziamenti per la formazione iniziale e in itinere dei docenti. Nessuna parola sui necessari investimenti.

Riguardo alla valorizzazione del ruolo degli insegnanti, il contesto normativo di riferimento è il D.L. 150/2009.

Si prevedono premialità salariali per una piccola percentuale di docenti (con un tetto del 20-30% per ogni scuola) da definire e normare nel prossimo contratto. Nessun accenno al rinnovo di un contratto scaduto da anni; nessun accenno al recupero degli scatti di anzianità maturati. Nessun accenno alle risorse cui attingere.

Il livello di chiarezza e di completezza dei proponimenti sulla scuola lasciati in eredità da Tremonti al neoministro dell’Istruzione e al nuovo governo appare talmente scarso da destare serissime preoccupazioni in chi vive sulla propria pelle le conseguenze dei colpi già inferti.

Di certo c’è che lo statuto dell’Invalsi è stato appena ridefinito (autonomo ma sottoposto alla vigilanza del MIUR, quindi non indipendente) e la circolare per la rilevazione esterna degli apprendimenti 2011/12 emanata il 18 ottobre scorso, ma, contemporaneamente, i risultati delle indagini pedagogiche italiane e internazionali più recenti invitano alla cautela.

Nelle loro analisi sul "valore aggiunto", esse rilevano differenze significative di efficacia tra classi, non tra istituti. Rilevano inoltre una forte correlazione tra rendimento e status socio-culturale e addirittura l'incremento delle differenze di rendimento tra studenti con opposte caratteristiche socio-culturali, il che significa che le scuole inserite in contesti svantaggiati sono già in partenza penalizzate. Mette appena conto notare che nel progetto sperimentale di valutazione delle scuole proposto l’anno scorso dal MIUR, l'erogazione del "premio" veniva garantita a una percentuale predefinita di scuole cosiddette "migliori", dunque con una logica esattamente opposta a quella che il semplice buon senso (e l'art. 3 della nostra Costituzione) suggeriscono: dare più risorse alle scuole in difficoltà.

Il "valore aggiunto" appare dunque, sotto il profilo pedagogico, come un indicatore scarsamente informativo, se non fuorviante e iniquo.

Ma, soprattutto, e lo chiediamo al nuovo ministro, quale incremento di valore si potrà mai misurare, dopo un triennio di politiche scolastiche che non solo non hanno incrementato i fattori produttivi indispensabili alla realizzazione di qualsivoglia surplus, ma, al contrario, hanno deliberatamente eroso le fondamenta di questa istituzione, sottraendole sistematicamente risorse e investimenti?

La scuola statale italiana, un sistema geograficamente e antropologicamente complesso che rispecchia le profonde varietà sociali, economiche e culturali del nostro territorio, è oggi un malato terminale.

Un malato terminale che sopravvive solo grazie alle cure volontarie di quei lavoratori e di quelle famiglie che, nonostante tutto, credono fortemente nella funzione di promozione civile e sociale che il mandato costituzionale ancora oggi le assegna. Un malato terminale a cui l’Europa chiede di alzarsi e correre, per gareggiare in merito, efficienza, efficacia, innovazione, competitività, mercato.

L’efficacia di un sistema di istruzione si alimenta con investimenti nella formazione permanente delle sue risorse umane, con lo snellimento della burocrazia e l’arricchimento del capitale culturale, con la promozione di una cultura della valutazione costruita in primis sull’autovalutazione (proprio come insegniamo ai nostri alunni) del sistema-scuola, con l’analisi articolata e ragionata dei suoi complessi processi di insegnamento/apprendimento e non di singoli, parziali prodotti; un’analisi condotta attraverso forme e indicatori, quantitativi e qualitativi, condivisi e costruiti in primo luogo dai soggetti della scuola ma, soprattutto, che sia preceduta da investimenti significativi sulla sicurezza degli edifici scolastici e dalla creazione di nuove scuole; che sia accompagnata da investimenti significativi sulle attività didattiche dei bambini e degli adolescenti normodotati, disabili, non italofoni, o con bisogni speciali, partendo da una drastica riduzione del numero degli alunni per classe e dalla creazione di un organico stabile e funzionale in ogni singola scuola, al quale venga garantito uno stipendio adeguato, agevolazioni fiscali sull’acquisto di libri e materiali didattici, condizioni di lavoro dignitose, una formazione pedagogico-didattica di alto profilo.

Nel 2006, il Commissario europeo per l’istruzione, la formazione, la cultura e il multilinguismo, Jan Figel’, spiegò che “sistemi d’istruzione e formazione efficienti possono avere un notevole impatto positivo sulla nostra economia e società ma le disuguaglianze nell’istruzione e nella formazione hanno consistenti costi occulti che raramente appaiono nei sistemi di contabilità pubblica”.

Se il nuovo ministro e il nuovo governo non riconosceranno nella necessità di risollevare radicalmente le sorti della scuola italiana un obiettivo prioritario, una vera e propria emergenza, i costi, sociali ed economici, che il nostro paese sarà destinato a pagare saranno davvero insostenibili.

Roma, 18 novembre 2011

mercoledì 16 novembre 2011

Appello della scuola al Presidente incaricato


L'Assemblea difesa Scuola Pubblica aderisce all'appello


ReteScuole Roma, 15/11/2011
Appello della scuola al Presidente incaricato sen. M, Monti

inviata da Bruno Moretto

Appello al Presidente incaricato sen. Mario Monti

Le sottoscritte Associazioni della scuola ritengono che sia cruciale per il futuro del paese la funzione di una buona scuola della Repubblica.
Il programma del nuovo governo deve vedere protagonista la nostra scuola. Siamo per questo certi che esso non potrà in alcun modo prevedere nuovi sacrifici per la scuola pubblica statale, messa in ginocchio da tre anni di scriteriati e pesantissimi tagli.
Il rilancio, economico e non solo del nostro Paese o investirà sul futuro dei nostri giovani, avendo come protagonista la cultura, l’istruzione e la nostra scuola statale, o non si darà affatto.

Per questo chiedono al Presidente incaricato che il nuovo ministro dell’istruzione rappresenti in modo inequivocabile la scuola pubblica statale, che è il fondamento del nostro sistema scolastico ai sensi dell’art. 33 c.2 della Costituzione.

15/11/11

CIDI (Centro Iniziativa Democratica insegnanti)
CGD (Coordinamento Genitori Democratici)
FNISM (Fed naz. Ins. Scuola media)
Com. Nazionale Scuola e Costituzione
Ass.ne Naz. XXXI Ottobre
Ass. ne naz. le Per la Scuola della Repubblica
Assemblea delle scuole di Bologna e provincia
Assemblea permanente VII Circolo Montessori Roma
Coordinamento scuole secondo Municipio Roma
Coordinamento dei lavoratori, studenti e genitori delle scuole secondarie di Roma
Ass.ne ReteScuole Milano
Consulta torinese per la laicità delle Istituzioni
Coordinamento Presidenti Consigli di Circolo e Istituto di Bologna e Provincia.
Comitato bolognese Scuola e Costituzione
Comitato Genitori ed Insegnanti per la Scuola Pubblica di Padova
COOGEN di Torino
La scuola siamo noi Parma
Coordinamento Istruzione Bene Comune di Parma.
Napoli Scuole-Zona Franca
Coordinamento Buona Scuola Carpi
Movimento Scuola Precaria - CPS Milano

domenica 13 novembre 2011

per le scuole con le segreterie distratte: SCIOPERO 17 NOVEMBRE

Nel caso fosse sfuggito...
segnaliamo alle segreterie delle nostre scuole lo sciopero dei sindacati di base di giovedì 17 novembre per le circolari di rito e affiggiamo le comunicazioni sulle bacheche sindacali.

 
07/11/2011
Comparto scuola
Sciopero nazionale per l’intera giornata del 17 novembre 2011: proclamazioni e adesioni
 

SCIOPERO della SCUOLA 17/11/2011

dal sito 
www.cesp-pd.it

SCIOPERO della SCUOLA 17/11/2011

manifestazione a Padova ore 9 P.le FFSS

LA CRISI VA PAGATA DA CHI L’HA PROVOCATA E DA CHI CI SI ARRICCHISCE



giovedì 17 novembre 2011 SCIOPERO GENERALE e MANIFESTAZIONI territoriali con gli studenti


Negli scorsi anni, a seguito del cosiddetto Piano Programmatico della Gelmini, contenente i provvedimenti sulla scuola previsti dall’ art. 64 della legge n° 133/2008 (cd decreto Brunetta) e dal decreto n° 137, divenuto poi legge n° 169/2008, sono state effettuate le diverse tranche del taglio degli organici, e della riduzione dei tempi scuola, prevista per un triennio. E’ sotto gli occhi di tutte/i la devastazione, che in questi ultimi anni ha colpito la scuola pubblica italiana, ed in particolare i territori più deprivati, con i massacranti tagli agli organici, le pseudo riforme gelminiane, in particolare delle elementari e delle superiori, che hanno prodotto esclusivamente la diminuzione delle classi, l’aumento del numero di alunni per classe, la riduzione del sostegno alla disabilità con il furto del diritto allo studio per tante/i bambine/i e ragazze/i delle nostre scuole, il quasi annullamento o la forte riduzione dei fondi per le supplenze e per il funzionamento amministrativo e didattico degli Istituti ed a contraltare la smisurata “devozione” valutativa (ma cosa volete valutare!!!), dei QUIZ INVALSI. Ciascuna/o di voi conosce qual è la situazione che viviamo quotidianamente nelle nostre scuole e, quindi, ogni commento in relazione alla richiamata ”RIFORMA” è assolutamente superfluo. Inoltre, il taglio agli organici ha prodotto un’intera generazione di colleghe/i, docenti ed ATA, che non hanno più la possibilità di lavorare nelle scuole, e quindi sono stati privati di qualsiasi fonte di reddito, dopo che per anni (in alcuni casi decenni) hanno garantito per lo Stato la funzionalità didattica ed organizzativa delle scuole. Inoltre, negli ultimi anni vi è stata una drastica precarizzazione del personale (anche di quello stabilizzato) ed una fortissima riduzione dello stipendio di docenti ed ATA, sia in termini assoluti che in perdita della capacità di potere d’acquisto, che ha impoverito in maniera drammatica la nostra condizione economica. Si vedano il blocco triennale dei contratti, il furto del TFS (liquidazione) e lo scippo degli scatti di anzianità (già assolutamente miserevoli ed “elargiti” ogni sei anni). Con le cosiddette “manovre” di luglio ed agosto 2011 sono stati imposti ulteriori tagli e “sacrifici” ai lavoratori/trici della scuola ed un ulteriore attacco ai nostri già miseri salari: tra l’altro è stato previsto il blocco del contratto (come in tutto il Pubblico Impiego), per un ulteriore anno, il taglio selvaggio degli insegnanti inidonei all’insegnamento per ragioni di salute (che si vogliono far transitare nei ruoli ATA) ed il taglio dell’anzianità al personale precario immesso in ruolo per il quale è stata barattata una vergognosa decurtazione economica (decisa con accordo sindacale), in cambio delle misere immissioni in ruolo disposte nel corrente anno scolastico. Inoltre, è stata approvata un’ulteriore e gravissima riduzione della funzionalità delle scuole con un nuovo dimensionamento scolastico monstre con il quale si prevede di tagliare altre centinaia di Istituti Scolastici autonomi e “pensionare” le Scuole Medie ed i Circoli Didattici. Infatti, è stato deciso che nel primo ciclo dovranno esistere SOLO Istituti Comprensivi e che le Regioni (le quali come sempre, centrodestre e centrosinistre, ottempereranno pedissequamente), dovranno modificare le attuali autonomie scolastiche ed istituire Istituti Scolastici autonomi solo con il parametro minimo di 1.000 alunni al cui numero si potrà derogare solo nelle piccole isole, nei comuni montani e nelle aree geografiche caratterizzate da specificità linguistiche (minimo 500 alunni). E’ chiaro che praticamente tutte le piccole isole e la gran parte dei Comuni montani non hanno questi numeri minimi ed anche in tali casi vi saranno aggregazioni tra diversi Comuni. Il “giochetto” (si vedano le tabelle del MIUR trasmesse con la nota n° 8220 del 7 ottobre 2011), prevede per il 2012-2013 la sopravvivenza di 5.910 Istituti Comprensivi, con una contestuale riduzione di 1.300 Istituti autonomi attualmente esistenti (7.210 Circoli Didattici, Scuole Medie ed Istituti Comprensivi nel 2011-2012). Lasciamo alla vostra “fantasia” valutare quali conseguenze comporterà, soprattutto nei piccoli centri e nelle zone più interne e già deprivate dell’intera Italia, questo ulteriore taglio selvaggio che viene “spiritosamente” spiegato dal MIUR, con la seguente insultante motivazione “per garantire un processo di continuità didattica nell’ambito dello stesso ciclo di istruzione….“. Senza parole!!!! Ma nell’attuale “delirio politico-european-borsistico (nonchè bipartisan), la cosiddetta legge di stabilità (ed il maxi emendamento governativo di cui alla recente “letteraccia” Berlusconiana all’Unione Europea), prevede per le scuole italiane e per i docenti ed ATA ulteriori “piacevolezze” che verranno agevolate dall’atteggiamento suicida della cosiddetta opposizione italiana che “ha fatto il diavolo a quattro” per anticipare il voto della cosiddetta legge di stabilità (discussione - si fa per dire - e voto alla Camera ed al Senato in due giorni, per rispondere al DIO MERCATO ed ottemperare alle pressanti richieste dell’Unione Europea (leggasi in particolare Francia e Germania), della Banca Centrale Europea e del Fondo Monetario Internazionale del quale si è fatto interprete e paladino il Presidente della Repubblica Giorgio Napoletano che straccia in un colpo solo la Costituzione e la prassi consolidata in oltre 60 anni di storia Repubblicana. Nella legge di stabilità e nel maxiemendamento è stato previsto:
-  il TAGLIO ulteriore di oltre un MILIARDO di Euro per il bilancio dell’anno 2012 del Ministero dell’Istruzione;
-  la reintroduzione del MIUR nell’elenco dei ministeri che subiranno altri “tagli lineari”, per ulteriori 145 milioni di Euro (per il 2012 ed in aumento esponenziale negli anni successivi), contrariamente a quanto era stato deciso con la “manovra” di luglio che aveva escluso il settore scuola;
-  il TAGLIO, da 500 a 300, di docenti e dirigenti scolastici comandati presso il MIUR e gli Uffici Scolastici territoriali italiani (qualcuno dirà, “pochi e chi se ne frega” ma ciò che ci interessa particolarmente sono i 200 docenti precari che non avranno il posto il prossimo anno e le ulteriori incombenze che verranno paracadutate sul personale delle singole scuole);
-  il TAGLIO di dirigenti e DSGA in tutti gli Istituti Scolastici con meno di 600 alunni (400 per le piccole isole e scuole di montagna), con l’istituzionalizzazione del “fai da te delle reggenze scolastiche” affidate di fatto a docenti vicari che devono, contemporaneamente, espletare l’intero orario d’insegnamento (sarà il caso di iniziare a rifiutare di svolgere tale funzione?);
-  il TAGLIO selvaggio di 3.334 posti di docenti ITP (Insegnanti Tecnico Pratici) in esubero, che si vogliono far transitare nei ruoli degli Assistenti Tecnici (e chi se ne frega dell’esistenza e della vita professionale di queste/i colleghe/i e dei 3.334 Assistenti Tecnici precari che da anni assicurano le attività nelle scuole i quali dopo tanti anni verranno sbattuti fuori dalla scuola);
-  il TAGLIO degli scatti di anzianità per il personale della scuola che avrebbe dovuto conseguirlo a settembre 2011 e gennaio 2012 perché in bilancio non è stato previsto UN SOLO EURO. Infine sono state totalmente definanziate le spese per le borse di studio per la scuola dell’obbligo (la cui voce di bilancio era stata già ridotta ai minimi termini) e però possiamo “consolarci” con la notizia dell’ennesimo AUMENTO DEL FINANZIAMENTO ALLE SCUOLE PRIVATE dell’importo di 242 milioni di Euro per il 2012 (in aggiunta ai 279 milioni già previsti dal bilancio). Ma la “ciliegina sulla torta“ dei maxiemendamenti governativi alla legge di stabilità, oltre ad altre nefandezze che ci toccano come cittadine e cittadini, sono le seguenti:
-  a partire dal 2026, l’età minima di accesso alla pensione di vecchiaia sarà di 67 anni;
-  mobilità del personale del Pubblico Impiego in esubero (anche fuori Regione), con cassa integrazione fino a due anni con stipendio all’80% e successivo licenziamento ove non ricollocati.

FERMIAMOLI …. il 17 novembre iniziamo a farci sentire, insieme agli studenti!!!! PADOVA: ore 9 Manifestazione da FFSS

Cobas della Scuola Padova

17 NOVEMBRE MANIFESTAZIONE A VICENZA

17 NOVEMBRE VICENZA MANIFESTAZIONE PROVINCIALE STUDENTI INDIGNATI


SCENDEREMO IN PIAZZA IN TUTT'ITALIA PER IL LIBERO ACCESSO AI SAPERI, PER RESPINGERE OGNI TENTATIVO DI FARCI PAGARE LA CRISI, PER RIPRENDERCI LE STRADE E RIFIUTARE LA REPRESSIONE, PERCHE' DA SCUOLE E UNIVERSITA' POSSA PARTIRE IL CAMBIAMENTO GLOBALE DI CUI TUTTI NOI ABBIAMO BISOGNO.

DICIAMO NO
• A tutti i governi che cancellano il diritto allo studio, che tagliano la cultura, l’istruzione, la scuola
• al progressivo smantellamento dei diritti e della democrazia che impedisce di manifestare nelle città come Roma dove i cortei studenteschi sono repressi coi manganelli
• a una politica che fa pagare la crisi a studenti, precari, lavoratori, disoccupati e non a chi l’ha prodotta, tutelando solo gli interessi delle banche e delle grandi imprese
Dopo il corteo è necessario un momento di riflessione.
In un contesto di crisi, con un governo Berlusconi finito, una imponente governance economica che determina le nostre vite, un'università al lastrico e l'assenza di diritti per studenti lavoratori e precari.
OLTRE 8 miliardi GIA TAGLIATI ALLA SCUOLA
ORGANIZZIAMOCI...PRODUCIAMO PARTECIPAZIONE CONFLITTO ALTERNATIVA


SAVE SCHOOL NOT BANKS

INFORMAZIONI SULLA GIORNATA DEL 17 NOVEMBRE

Progamma
8.30 concentramento
in stazione fs e inizio corteo
10.30 conclusione corteo in piazza, apertura tavoli di lavoro (ci dividiamo in gruppi di lavoro che affronteranno 4 aree tematiche e dopo un’ampia discussione si crea un documento finale):
• diritto allo studio – trasporti - edilizia scolastica
• scuola e cittadinanza-scuola come base di una società diversa
• soggetto studentesco nella crisi globale - nuovi metodi di lotta
• didattica alternativa
11.45 presentazione documenti delle aree tematiche a tutti gli studenti in piazza
12.00 assemblea conclusiva “come proseguire la lotta”

Tutti gli studenti sono invitati a rimanere in piazza dopo il corteo e a partecipare ai gruppi di lavoro e all’assemblea finale portando i propri contenuti e le proprie idee

per altre info segui l'evento facebook : http://www.facebook.com/event.php?eid=259661304086015