domenica 18 marzo 2012

L'urlo della scuola: "La scuola malata"

L'ASSEMBLEA DIFESA SCUOLA PUBBLICA DI VICENZA
in occasione della giornata nazionale
presenta 
lo spettacolo teatrale del
COMITATO GENITORI DI CREAZZO
LA SCUOLA MALATA
VENERDI' 23 MARZO - ORE 20.45
presso 
l'AULA MAGNA DELLA SCUOLA MEDIA CARTA 
di VICENZA
Dibattito finale e testimonianze 
sui problemi della nostra scuola 

scarica e diffondi il volantino
clicca qui per visualizzare la mappa


Vales: il mantra della valutazione

dal sito  www.flcgil.it

Quanta ideologia dietro il mantra della valutazione

Benedetto Vertecchi

06/03/2012

l'Unità
Nelle settimane passate è stato annunciato con enfasi l’avvio del progetto Vales, il cui scopo, secondo quanto è detto nel documento illustrativo diffuso dal Ministero dell’Istruzione, è di sperimentare un modello di valutazione della scuola e della dirigenza centrato su «criteri condivisi, trasparenti, efficaci e basati su indicatori ricavati da molteplici prospettive di osservazione». Ciò in vista della diffusione di «una cultura della valutazione esterna e della rendicontazione finalizzata al miglioramento del servizio». Mi chiedo se chi ha scritto queste righe sia consapevole del concentrato d’ideologia che contengono. Mi chiedo anche se sia stato considerato che la valutazione non consiste nell’assumere dati, anche se da differenti punti di osservazione, e nell’elaborarli per ricavarne indicatori, ma nell’interpretare i fenomeni e collocarli entro dimensioni interpretative estese che considerino non solo quanto appare al momento, ma ancor più il modo in cui si sono venute a produrre determinate distribuzioni di variabili. In altre parole, la valutazione riassume in un giudizio che contiene un apprezzamento (non importa, da un punto di vista generale, se positivo o negativo) tutti gli elementi di conoscenza di cui si dispone su come si siano prodotti i fenomeni presi in considerazione. Il fatto è che ci sono più modi per affrontare la valutazione. Quello riflesso negli enunciati del progetto Vales (nei quali la condivisione, la trasparenza, eccetera, sono lustrini volti ad acquisire la benevolenza di quella che Bacone avrebbe chiamato la tribù) è un modello di valutazione che fa riferimento in massima parte a variabili dipendenti. È come dire che si costata ciò che appare in un momento determinato e che si esprime un giudizio circa la corrispondenza fra ciò che si attende e ciò che si osserva. È vero che il progetto Vales introduce una linea diacronica per rilevare quello che è stato definito valore aggiunto, ma è anche vero che si tratta pur sempre di variabili dipendenti, anche se considerate per la distribuzione che le caratterizza in momenti diversi. Se rilevo in una scuola una differenza tra la distribuzione di variabili relative all’apprendimento nel tempo t1 e quella nel tempo t2, in entrambi i tempi si tratta di variabili dipendenti, in quanto i valori che assumono devono essere posti in relazione alle condizioni in cui gli allievi hanno vissuto esperienze che in varia misura possono aver concorso a produrre certi effetti. Introdurre il concetto di valore aggiunto è una sorta di calco, che rivela però mancanza di autonomia nei confronti di una concezione totalizzante più o meno propriamente riferibile ad aspetti economici della vita sociale. Ma è proprio questo calco che rivela il significato ideologico del progetto Vales: si assume una logica orientata a interpretazioni di breve periodo (com’è, per lo più, quella che si riferisce alla produzione di beni o servizi) in sostituzione di quella orientata ai tempi lunghi propria delle interpretazioni educative. Non basta ardere i rituali granelli d’incenso nei confronti della cultura della valutazione: occorre consapevolezza della complessità del sistema educativo soprattutto a livello delle variabili indipendenti. Ma da una simile consapevolezza non potrebbero che derivare scelte del tutto difformi da quelle che da una decina d’anni si vanno effettuando. Di fronte a ciò che non soddisfa nel funzionamento del sistema educativo, si procede per eliminazione, senza chiedersi se simili interventi non peggiorino i problemi ai quali (almeno a parole) si vorrebbe dare soluzione. È un fatto che siano espressi giudizi negativi basati su variabili dipendenti (per esempio, i livelli deludenti della competenza raggiunta nella capacità di comprensione della lettura, negli apprendimenti matematici o in quelli scientifici), e s’intervenga modificando la distribuzione delle variabili indipendenti secondo criteri nominalmente di efficienza, ma nei fatti di riduzione della spesa, anche quando da tale riduzione discende un peggioramento delle condizioni in cui la scuola svolge la propria azione (perché diminuire il numero degli insegnanti o comprimere il tempo scolastico dovrebbero costituire la premessa di un competenza degli allievi?). Il progetto Vales, com’è già avvenuto per altre iniziative del Ministero dell’Istruzione, fa riferimento alle procedure e alle rilevazioni dell’Ocse per accreditare il piano delle attività. Sarebbe il caso di ricordare, una volta ancora, che l’Ocse non è un’istituzione rivolta allo sviluppo della ricerca educativa, ma alla crescita dei sistemi economici. L’educazione è considerata uno degli elementi alla base di tale crescita e la comparazione internazionale ha lo scopo di mostrare la relazione che intercorre tra la qualità dell’educazione e lo sviluppo economico. È un’ulteriore conferma che si perseguono intenti di breve periodo, che non concorrono a delineare profili di cultura capaci di sostenere il percorso di vita dei cittadini. 

lunedì 5 marzo 2012

Martedì 6 marzo: Incontro regionale a Vicenza

Il prossimo incontro regionale 
dei Comitati Buona Scuola del Veneto si svolgerà a

VICENZA
MARTEDI' 6 MARZO 
ORE 20.00

presso l'Istituto per Geometri A. CANOVA
via Astichello 195

con il seguente odg:
  • l'Urlo della scuola
  • Prove Invalsi
  • Progetto VALeS
  • Legge di iniziativa popolare
  • varie

Assemblea per la Difesa della Scuola Pubblica - Vicenza

mercoledì 15 febbraio 2012

GIORNATA NAZIONALE DI ATTENZIONE PER LA SCUOLA PUBBLICA



urlo


23 marzo 2012

L’urlo di migliaia di scuole si alzi forte e appassionato in tutto il Paese
Affinchè penetri nelle coscienze sopite della Politica e dell’Economia
Affinchè possano di nuovo vedere ciò che da tempo non vedono più
Affinchè possano comprendere ciò che da tempo non comprendono più.
Tutti devono sapere che la scuola pubblica sta morendo
Tutti devono sapere che noi, genitori insegnanti ricercatori studenti e studentesse, non lo possiamo permettere
Perchè  nella scuola pubblica è  la radice della democrazia, dell’uguaglianza, della giustizia sociale
Perché la scuola pubblica è un Bene Comune, come l’acqua l’ambiente la salute
Perchè nella scuola di tutti è il futuro delle nuove generazioni e il senso della nostra civiltà. Un Urlo gentile ma determinato dal mondo dell’Istruzione Pubblica per dire semplicemente

ASCOLTATECI perbacco!

IO ADERISCO!!! – “appello in versione grafica” per diffondere l’urlo

Promotori: Assemblea genitori ed insegnanti delle scuole di Bologna e provincia – Assemblea Difesa Scuola Pubblica di Vicenza – Associazione nazionale Per la Scuola della Repubblica – Associazione Scuola Futura di Carpi (Mo) – CISP/Centro Iniziative per la Scuola Pubblica (Roma) – Comitato Insegnanti Precari, Cip Associazione Nazionale – Comitato bolognese Scuola e Costituzione – Comitato Genitori ed Insegnanti per la Scuola Pubblica di Padova – Coordinamento Buona Scuola di Carpi (Mo) – Coordinamento Genitori Democratici di Pordenone – Coordinamento nazionale Genitori Democratici – Coordinamento Precari Scuola Bologna – Coordinamento Presidenti Consigli di Circolo e Istituto di Bologna e Provincia – Coordinamento Provinciale Presidenti Consigli d’Istituto e Comitati genitori di Modena – Genitori e Scuola, Coordinamento Nazionale dei Comitati e dei Genitori della scuola – “La scuola siamo noi” (Pr)

 
vademecum della giornata nazionale di attenzione per la scuola pubblica


quando: 23 marzo 2012, nei dintorni dell’equinozio di primavera
dove:
ogni scuola, ogni università, ogni luogo della conoscenza
come:
in modo creativo e libero, con gesti e iniziative autonome, ma quel giorno e tutti insieme
perchè:
per dire a chi governa:”Attenzione! Vi state dimenticando dell’istruzione pubblica!”
chi:
genitori, insegnanti, studenti, ricercatori, il paese intero per la scuola di tutti
Ogni scuola, università, centro di ricerca e luogo della conoscenza è chiamato a mobilitarsi, ognuno con la propria autonomia, ognuno con la propria creatività, dall’occupazione al girotondo, dalla festa al flash-mob, dall’assemblea d’istituto al capannello, dall’urlo collettivo al seminario di studi, dall’interruzione delle lezioni alla semplice esibizione della primula, simbolo generale di una nuova auspicata primavera e della manifestazione.
Ognuno come può e come vuole, MA QUEL GIORNO E TUTTI INSIEME.
Insorgere con un gesto, per dire alla Politica e all’Economia
ATTENZIONE!
vi state dimenticando della cosa più importante,

per dire E’ ORA di ridare all’istruzione pubblica ciò che le è dovuto,
per dire PRETENDIAMO di poterci confrontare alla pari con i paesi europei più lungimiranti,
per dire IL FUTURO vive o muore nelle aule scolastiche e universitarie,
per dire ASCOLTATECI!
La giornata è organizzata per richiamare l’attenzione sullo stato di estremo abbandono, disattenzione e impoverimento in cui versa l’istruzione pubblica: la scuola dell’obbligo costretta a finanziarsi attraverso le famiglie in una sorta di privatizzazione strisciante incostituzionale, il personale insegnante e amministrativo ridotti all’osso, un’offerta formativa e un tempo scuola ogni anno più modesti. Le università arrugginite e incrostate da baronie inamovibili, numeri chiusi e quiz, selezione casuale e senza merito e una cultura aziendalista che tende ad uccidere nella culla la libertà di ricercare e sperimentare.
Si dice Economia, Rigore, Equità, Crescita e ci si dimentica che senza istruzione di qualità non ci sarà impresa nè cultura, senza ricerca non ci sarà crescita, senza scuola pubblica non ci sarà giustizia, nè uguaglianza nè libertà.
La manifestazione si rivolge a tutte e tutti, “senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”, come sancito dall’articolo 3 della nostra Costituzione, perché la scuola pubblica è di tutte e tutti, è un bene comune che deve essere protetto che deve essere  salvaguardato e rilanciato, sempre: ne va della nostra democrazia e del futuro del Paese.
Per questo motivo si preferisce non vi siano simboli riconducibili a partiti o sindacati, nel rispetto dell’iniziativa che vuole essere trasversale ed aperta a chiunque intenda lanciare un grido di attenzione per una nuova primavera dell’istruzione pubblica

Convenzione nazionale per la scuola Bene Comune
pubblica, capace, accogliente

Il 24 marzo a Bologna, si terrà la Convenzione nazionale per la scuola Bene Comune.
Dopo l’Urlo di attenzione le proposte.
L’intenzione è quella di raccogliere le forze più sensibili ai temi dell’istruzione pubblica per discutere di una possibile piattaforma rivendicativa su cui mobilitarsi per far sì che la scuola di tutti possa domani essere ed apparire una scuola all’avanguardia, laica, libera, solidale, come la scuola immaginata dagli articoli 3, 33, 34 della nostra Costituzione.
Un bene comune non alienabile e non disponibile alle avventure di politiche ottuse e senza visione

scarica il volantino e contribuisci a farlo sapere….
visita il sito  www.urlodellascuola.it

domenica 15 gennaio 2012

Quello che si dovrebbe chiedere alla scuola

da ReteScuole

Quello che si dovrebbe chiedere alla scuola 

inviata da anna fassel (http://icdo-nogelmini.blogspot.com/)

«È ancora possibile che il corpo sano della società riscopra un'energia corale che ci consenta di liberarci dalla rassegnazione e dall'indifferenza, di ridare spazio all'impegno e alla speranza?». Così si conclude il libro L'Italia dell'ignoranza. Crisi della scuola e declino del Paese di Graziella Priulla (Franco Angeli, pp. 207, euro 24), insegnante di lungo corso e che oggi è docente di Sociologia dei processi culturali all'Università di Catania. Un testo denso e ricco di pregi, specie su una materia così tormentata come quella presa in esame. Anzitutto la passione, che desumiamo anche da queste righe finali, la passione di chi crede fermamente nell'importanza della cultura e della scuola, l'«ultimo luogo che si ostina a non produrre consenso». Un secondo merito è costituito dall'esame, condotto con meticolosa e impietosa acribia, degli innumerevoli problemi che attanagliano questa istituzione, problemi che a loro volta pesano su quella che appare una dilagante tendenza all'ignoranza e alla mancanza di spirito critico nelle giovani generazioni contemporanee.
Priulla legge, con dovizia di dati e statistiche, la progressiva deriva verso il peggio del sistema scolastico in Italia senza tuttavia dimenticarsi (e questo è lodevole) di proiettare tale degrado sullo sfondo dei mutamenti culturali (e antropologici) dell'epoca. Da una parte esibisce prove e racconta aneddoti di vita scolastica sulla erosione delle capacità cognitive e in particolare linguistiche dei più giovani. Dall'altra presenta in modo chiaro e netto il progressivo abbandono della scuola e dell'investimento culturale in un quadro economico-sociale che sembra orientato a promuovere soltanto l'asservimento alle leggi del mercato. E ancora evidenzia le profonde trasformazioni di un contesto dove internet, la televisione, i videogiochi, la comunicazione sociale nel suo complesso, incidono in maniera decisiva.
Si tratta di una diagnosi indiscutibile che colpisce anche per la consapevolezza che si tratta di qualcosa dove non solo la politica o l'economia dell'ultimo ventennio appaiono responsabili, ma molto e significativamente anche i maldestri tentativi di riforma pedagogica, di innovazione, di risanamento proposti e talvolta prodotti da politici ma soprattutto «esperti» del settore con un velleitarismo che imbarazza, divaricandosi tra insistenza sull'esercizio di improbabili metodi di studio, effervescenza immoderata per la riscoperta delle competenze misurabili e la retorica di un'individualizzazione che cozza contro tutti i provvedimenti di immiserimento e privazione che sistematicamente da tempo affliggono il contesto scolastico. Il tutto in assenza di domande fondamentali che evidentemente non possono arrestarsi all'avvilente interrogativo sul primato di competenze o conoscenze.
Nelle ultime pagine del libro l'autrice giunge non casualmente a mostrare come la scuola si trovi sulla soglia della sua totale dissoluzione, proprio in quanto esautorata, svuotata, incomprensibile: «il destino più triste che le possa capitare è sprofondare nell'invisibile». Una scuola che non riesce (ma vi è mai riuscita?) a mobilitare «la curiosità» degli adolescenti e neppure a presentarsi come luogo di «movimentazione delle idee», ma che continua soprattutto ad apparire lo spazio di imposizione di nozioni e formule «pronunciati da adulti poco autorevoli». Una scuola che non riscuote più il rispetto di allievi e famiglie(posto che in passato davvero si trattasse di rispetto o, forse, di semplice disciplinamento, occorrerebbe forse dire), e che non è più un oggetto di investimento per lo stato, benché molte retoriche continuino ad esercitarvisi sterilmente, specie quelle politiche.
Ben consapevole dei mutamenti irreversibili dei comportamenti e delle esperienze dei bambini e dei giovani, della necessità di elaborare le domande nuove di chi non maneggia più penna e calamaio ma social network e touch screen, l'autrice vede la necessità di fare i conti con esse, sottolineando la necessità di sottoporle a un trattamento critico-riflessivo, e tuttavia forse non assume fino in fondo quell'iconic turn, e cioè l'avvento di un'era in cui domina la cultura visuale su quella linguistica, che da almeno due decenni è un dato conclamato e più che studiato.
Priulla sa bene che non basta fare entrare le tecnologie nella scuola (posto che qualcuno lo voglia davvero, e lo voglia finanziare) e sperimentare un apprendimento di natura reticolare e caotica, più di «avventura» che di ricerca (il che comunque non pare necessariamente un male), che occorre porsi delle domande rispetto ai diversi modi di comunicare, di apprendere, ma soprattutto di fare esperienza delle generazioni «digitali», molto più segnate dal codice analogico che da quello logico, come lo definisce l'autrice quando si chiede quale mescolanza dell'uno e dell'altro occorrerebbe apprestare per uscire dal guado.
E tuttavia la domanda che occorrerebbe porsi, oltre tutto questo, e che in qualche modo traspare nella veemenza interrogante delle ultime pagine, come mancante nel dibattito attuale, è una domanda profonda sul senso stesso, forse strutturale, dell'esperienza scolastica, sulla necessaria rifondazione di un campo d'esperienza da cui ancora e sempre restano emarginati il corpo, la creatività, l'immaginazione, la manualità, l'eros, mondi vitali e ambiti di esercizio di un'integralità del soggetto che la scuola continua a eludere, con la sua centratura cognitiva e strumentale. E questo lascia libero il campo a chi da un lato ne vuole fare una propedeutica aziendale, puntando solo sulle competenze d'uso e riducendo lo spettro dei saperi a quelli meramente redditizi, e a chi, dall'altro, avalla il suo divenire sempre più obsoleta.
La scuola indubbiamente deve essere ripensata globalmente, forse dissolta e ridisegnata, sullo sfondo di mutamenti epocali e irreversibili, e infine probabilmente riproposta come elemento non svendibile di una civiltà che faccia nuovamente perno sulla sensibilità culturale. Ma per ottenere ciò, per risollevare «impegno e speranza», deve probabilmente interrogarsi non solo sul come restituire ai giovani una buona competenza linguistica - posto, e se ne hanno dei dubbi, che vi sia mai riuscita, almeno per i più - o una certa «riflessività» per non essere sommersi dalla rete, ma soprattutto sul riuscire a fare quello che mai è riuscita a fare: sviluppare curiosità culturale, appassionamento e coinvolgimento, piacere del conoscere ma anche dell'essere nel mondo. Tutte cose che nessuna svolta che resti sul piano della cognizione, per quanto strumentata, potrà mai assolvere. E men che mai in un orizzonte dove ormai (e chissà, finalmente?) l'immagine (e con essa il vecchio «demone dell'analogia»), appare il medium emergente.

(articolo di Paolo Mottana da il manifesto del 10 gen 2012)

sabato 17 dicembre 2011

Legalità, Costituzione e Scuola: Piercamillo Davigo a Vicenza

 
Considerando la Scuola pubblica, che si fonda sui valori sanciti dalla Costituzione, un luogo centrale per la formazione del cittadino, abbiamo promosso per venerdì 13 gennaio 2012 alle ore 17.15, presso l’Istituto Canova di Vicenza, un incontro con il magistrato dr. Piercamillo Davigo, dal titolo

“Legalità, Costituzione e Scuola”
Riteniamo che questo incontro possa essere un’importante occasione di confronto e di stimolo per tutti i cittadini e in particolare per gli studenti.
Vi invitiamo a partecipare e  a diffondere l’iniziativa ringraziandovi fin d’ora per la vostra collaborazione, 

Assemblea difesa Scuola Pubblica Vicenza

scarica il volantino in A5 in bianco e nero e a colori
scarica la locandina in A4 in bianco e nero e a colori

Vicenza, 17 dicembre 2011

giovedì 15 dicembre 2011

Vicenza NO AL RAZZISMO: 16 e 17 dicembre


L'Assemblea difesa Scuola Pubblica di Vicenza

segnala

del Laboratorio teatrale interculturale del CTP-EdA
Venerdì 16 dicembre alle ore 20.30

presso Cooperativa sociale Insieme
Vicenza | Via Dalla Scola 255
tel. 0444-511562
Ingresso libero

a sostegno della campagna nazionale"L'ITALIA SONO ANCH'IO", per la modifica della normativa sulla cittadinanza e il diritto di voto amministrativo ai migranti. Nell'occasione verranno raccolte le firme di sostegno alle due leggi di iniziativa popolare.

e aderisce alla manifestazione

No al razzismo - No al fascismo - Diritto di cittadinanza - Diritto di uguaglianza

  Sabato 17 dicembre ore 15 
Vicenza, piazzale Stazione

Firenze è stata teatro di una gravissima aggressione razzista ai danni di alcuni ambulanti senegalesi due dei quali sono stati uccisi a colpi di pistola e tre sono rimasti gravemente feriti ad opera di un personaggio noto negli ambienti dell'estrema destra razzista, che poi al termine dell'operazione si è sparato.
Siamo sicuri, visti anche gli episodi di Torino, che ci sia chi mesta nel torbido e sia il frutto di anni di propaganda xenofoba e razzista portata avanti da quelle forze politiche che hanno governato il nostro paese, una campagna urlata a più riprese contro ogni diversità questo per spostare l'attenzione per il grave disagio sociale presente nel paese a seguito dei dettami e dei tagli imposti dalla BCE, cercando di instillare odio e pregiudizio verso i migranti, urlando che la colpa della situazione del paese è loro.
Nell'esprimere la nostra più totale solidarietà ed il nostro appoggio alla Comunità Senegalese, invitiamo tutte le forze democratiche ed antifasciste a rilanciare un'ampia mobilitazione per respingere con forza ogni forma di razzismo ed isolare quelle forze neofasciste e xenofobe che troppo spesso cercano anche protette dall'autorità costituita di rialzare la testa.
Non ci sono colori della pelle che tengano, non ci sono diversità di paese di origine: questo uno dei momenti in cui bisogna alzare la testa, costruire una unità e una solidarietà tra le persone che vengono colpite dalla crisi economico-finanziaria.
Contro il razzismo per la pari dignità tra tutti i cittadini e cittadine riconoscimento di cittadinanza italiana per i figli dei migranti nati in Italia, modifica del permesso di soggiorno non più legato al lavoro, togliere le leggi sulla casa che discriminano i migranti, riscatto anche nel loro paese per i contributi Inps, diritto di voto per i migranti, no alla manovra Monti.
Primi firmatari
Unione Sindacale di Base, Coordinamento Immigrati, Coordinamento Stranieri, Vicenzabenecomune


Si chiede di aderire anche formalmente in quanto è importante una partecipazione di varie sensibilità sociali alla giornata.
Ognuno partecipa con proprie bandiere e posizioni.
La manifestazione parte dalla stazione, attraversa il corso Palladio, va in piazzale Matteotti per poi finire in prefettura. 
Per adesioni: email: gcraniero@libero.it
pmzaguri-vicenza-0444514937-email: vicenza@usb.it
www.usb.it

venerdì 2 dicembre 2011

L’Era Monti e il pareggio di bilancio. Prima vittima la scuola?

dal sito MEGAchip
Scritto da F. Bentivoglio e M. Maggino  Domenica 13 Novembre 2011

L’Era Monti e il pareggio di bilancio. Prima vittima la scuola?


OLLIOLLIOdi Fabio Bentivoglio e Michele Maggino – Megachip.
Che cosa mai c'azzeccano le prove INVALSI con l'obiettivo di raggiungere il pareggio di bilancio dei conti italiani entro il 2013? Ce lo spiega Olli Rehn. Non sapete chi è? È un signore finlandese dall'aria ragionevole e bonaria che ispira fiducia e che ci indica la strada per un futuro migliore dal suo nordico osservatorio distaccato. Olli Rehn è il Commissario dell'Unione Europea agli Affari Economici e Monetari. Il 4 novembre 2011 ha inviato una lettera al nostro Ministro del Tesoro, chiedendo informazioni dettagliate sui provvedimenti annunciati dall’allora Presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi nella famosa lettera di promesse all'UE di fine ottobre. 
Ebbene, questa lettera (quella di Olli Rehn) è per certi versi ancora più agghiacciante di quella famigerata di agosto di Draghi e Trichet.
Il nostro Olli ci fa capire in concreto che cosa vuol dire il commissariamento del nostro Governo da parte dell'UE e la riduzione di sovranità per il nostro Paese.
Olli dice che non è sufficiente quello che ha promesso il Governo italiano: servono misure aggiuntive per poter conseguire l'obiettivo di raggiungere il pareggio di bilancio. E allora ecco predisposto un prontuario sotto forma di domande, tanto per far vedere che non si tratta di ordini (che finirebbero tutti con dei bei punti esclamativi).
Il questionario è diviso in 11 capitoli per complessive 39 domande (qui si può scaricare il testo completo tradotto in italiano). Il questionario in generale vuole sapere con quali strumenti legislativi e con quali tempi parlamentari il Governo italiano ha intenzione di procedere alla realizzazione delle promesse fatte e addirittura pone pure una scadenza immediata per avere le risposte precise.
I vari capitoli affrontano argomenti di varia natura: si va dall'aggiustamento dei conti, alla riforma delle pensioni, alla riforma fiscale, al mercato del lavoro, all'uso dei fondi UE, alle liberalizzazioni, alle privatizzazioni dei beni pubblici. Il commissario dell'UE chiede tra l'altro esplicitamente «quali provvedimenti di riforma si pensa di varare nel settore delle acque, malgrado i risultati del recente referendum?».
Tra gli altri quesiti posti al governo italiano, quattro riguardano direttamente scuola e università, anzi, per dirla con il linguaggio usato nella lettera da questi tecnocrati, riguardano il “capitale umano” . Ecco il testo letterale:
 13. Quali caratteristiche avrà il programma di ristrutturazione delle singole scuole che hanno ottenuto risultati insoddisfacenti ai test INVALSI?
14. Come intende il governo valorizzare il ruolo degli insegnanti nelle singole scuole? Quale tipo di incentivo il governo intende varare?
15. Il governo potrebbe fornirci ulteriori dettagli su come intende migliorare ed espandere l’autonomia e la competitività tra le università? In pratica, che cosa implica la frase “maggior spazio di manovra nello stabilire le tasse di iscrizione”?
16. Per quanto riguarda la riforma dell’università, quali misure e quali provvedimenti devono essere ancora adottati?
Prima di proseguire è bene chiarire, per chi non fosse dentro le faccende strettamente scolastiche, che cosa sono le prove INVALSI.
L'INVALSI (Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema Educativo di Istruzione e Formazione) predispone annualmente delle prove scritte che hanno lo scopo di valutare i livelli di apprendimento degli studenti italiani; dal 2009 la prova (di italiano e matematica) concorre nella valutazione finale dell'esame del primo ciclo di istruzione (per maggiori dettagli si può visitare il sito dell'INVALSI).
Sembrerebbe dunque qualcosa di molto specifico attinente la realtà scolastica italiana. Per anni gli insegnanti sono stati “martellati” con l'argomentazione che le prove INVALSI avrebbero avuto lo scopo di fornire un quadro unitario e una valutazione di sistema.
Nello stesso tempo, però, l'INVALSI ammette che «l'approccio scelto è stato quello di integrare la Valutazione di sistema e delle scuole in un quadro di riferimento o framework unitario, al fine di tenere insieme una prospettiva macro, utile a chi sia interessato ad una comprensione generale del funzionamento della scuola, e una prospettiva micro, centrata sulla singola unità scolastica». Ed è proprio su quest'ultimo aspetto (la singola unità scolastica, “individual schools” come recita il testo in inglese), che può apparire una sfumatura, che si centra il punto della lettera del nostro amico Olli. È evidente che non si ragiona più in termini di sistema scolastico ma in termini di singola unità scolastica che deve essere valutata sulla base di criteri omogenei funzionali ad una logica competitiva e di mercato. Si tratta cioè di un'impostazione che sovverte il dettato costituzionale. Diversamente non ci spiegheremmo la relazione tra la rassicurazione dei mercati sulla futura solidità dell'Italia con una verifica di quanto gli studenti italiani possano conoscere di Dante, Petrarca e Pitagora.
Come sarebbe? Insomma: che c'entra allora la scuola con il pareggio di bilancio? Il signor Olli è Commissario agli Affari Economici e Monetari: con quale autorità interviene per chiedere chiarimenti su un'istituzione deputata a formare l'uomo e il cittadino e che non riguarda le dinamiche monetarie e di mercato? È forse andato un po' fuori del seminato?
Purtroppo no! Siamo di fronte ad un documento che, se non altro, ha il merito di chiarire dove stiamo andando, a chi non lo avesse ancora compreso.
Questa lettera, insomma, ha un grande merito: svela la verità. La verità è che i test INVALSI fanno parte di un sistema complessivo concepito negli ultimi anni (a partire dalla riforma Berlinguer e dall'introduzione dell'autonomia per gli istituti scolastici e per le università), predisposto da organismi economici con l'obiettivo di implementare criteri di definizione e valutazione di un'istruzione appiattita e finalizzata alle esigenze del mercato e della competitività.
Tutti gli interventi dei grandi organismi internazionali (dal FMI, al WTO, alla Banca Mondiale) negli ultimi decenni, hanno mirato a creare un mercato mondiale omogeneo funzionale agli interessi della circolazione delle merci e dei capitali cancellando ogni differenza: le differenze in qualsiasi ambito della vita produttiva e culturale di una società sono viste come impedimenti e rallentamenti alla libera circolazione delle merci e al loro consumo.
Tutti dobbiamo avere le medesime competenze funzionali a questa ideologia.
Traduciamo in chiaro: dopo la perdita della sovranità politica (v. programma di governo scritto dalla BCE), dopo la perdita della sovranità nazionale (v. “guerra” di Libia), dopo la perdita della sovranità monetaria, ora si esige anche la perdita definitiva della sovranità culturale.
Si prendano dunque provvedimenti per quelle singole scuole che hanno ottenuto risultati insoddisfacenti alle prove INVALSI. I lumi della concorrenza e della competitività globale non possono permettere che le singole scuole rimangano indietro rispetto al passo dei tempi del neo-neo-liberismo. E dunque, come penserà il Governo italiano di intervenire sulle singole scuole e di alimentare “merito” e concorrenza? Quali provvedimenti saranno presi per incrementare la competitività tra le università?
Non si tratta quindi di pareggio di bilancio ma di colpire al cuore l'essenza della cultura che consiste nel coltivare diversità di linguaggi, di visioni del mondo e nel promuovere il ventaglio delle tante possibilità esistenziali percorribili nel corso della nostra vita.
Ci troviamo, oggi, novembre 2011, anni luce distanti dalla scuola così come pensata e delineata dalla nostra Costituzione più di 60 anni fa: come è possibile che sia accaduto tutto ciò? Come è possibile che una parte degli insegnanti (si spera minoritaria) partecipi attivamente a questo processo di svuotamento culturale e professionale senza rendersi conto che per questa via il docente è ridotto a semplice intermediario privo di ruolo e identità?

sabato 26 novembre 2011

Bologna 4 dicembre: SEMINARIO/ASSEMBLEA (CAMBIO SEDE!)

  Per motivi tecnici è stata cambiata la sede dell'incontro precedentemente annunciata. Ecco il post con la nuova sede, l'indirizzo e le modalità per raggiungerla per chi viene in treno.

dal blog del Comitato genitori e insegnanti di Padova

Il 4 dicembre troviamoci a Bologna

Pubblicato da comitatonogelmini su 25 novembre 2011

Scarica il volantino dell’iniziativa

ore 9,30-12,30 seminario su: valutazione delle scuole e degli insegnanti alla luce degli ultimi impegni del governo. Interverrà il Prof. Angelo Paletta, Unibo. Dibattito.
Ore 12,30 chiusura seminario e approvazione di un documento unitario sul tema della valutazione dei Comitati e delle Associazioni.
Pausa pranzo
Ore 14 Assemblea generale: iniziative del mondo associativo della scuola nella nuova situazione politicaapprovazione e sottoscrizione di una lettera da inviare al nuovo ministro Profumo che riassuma le posizioni dei Comitati e delle Associazioni e che chieda la possibilità di un incontro
Chiusura ore 17.
Clicca qui per avere le istruzioni per raggiungere la Sala
La necessità di un confronto ampio sulla valutazione deriva dalla considerazione che questo sarà il terreno di intervento principale del nuovo governo e del nuovo ministro.
Riteniamo indispensabile difendere la libertà di insegnamento e le finalità della scuola della Costituzione, sottolineando la povertà di una valutazione standardizzata e solo per matematica e italiano, la contraddizione fra la valutazione degli apprendimenti, quella del sistema, quella delle singole scuole, quella degli insegnanti, le contraddizioni di ogni valutazione per valore aggiunto.
L’iniziativa è aperta a tutti i Comitati e le Associazioni che difendono la Buona Scuola della Repubblica, alle Organizzazioni Sindacali di categoria, alle forze politiche.
Per la pausa pranzo è possibile mangiare in un ristorante sito nelle vicinanze della sala polivalente al prezzo di 13 Euro; è necessaria la prenotazione entro giovedì 1 dicembre, mandando una mail al seguente indirizzo: giovannicocchi@tin.it

giovedì 24 novembre 2011

ASSEMBLEA COMITATI VENETO: 1° DICEMBRE A PADOVA

 dal blog del Comitato genitori e insegnanti di Padova

Assemblea dei Comitati Buona Scuola del Veneto: 1 dicembre a Padova


c/o ADL (zona S. Croce)

1 dicembre 2011 – ore 20.45

ASSEMBLEA

dei Comitati Buona Scuola del Veneto

In preparazione dell’incontro nazionale delle associazioni e dei comitati “Per una Buona Scuola della Repubblica” del 4 dicembre a Bologna discuteremo di:

  • valutazione ed Invalsi, anche alla luce delle novità della lettera di Berlusconi alla BCE
  • aule sovraffollate, sicurezza e benessere a scuola
  • cambio di ministro: con Profumo cambierà davvero qualcosa per la scuola?
  • iniziative da proporre sul territorio a difesa della scuola pubblica.

Partecipate e passate parola!