mercoledì 15 aprile 2009

riflessioni di un'insegnante


Chi c'è c'è e chi non c'è non c'è

Numero alunni per classe per l'a. s. 2009/2010

Scuola dell'Infanzia: min 18, max 29, con deroghe del 10 % fino a 32
Scuola Primaria: min 15, max 27, con deroghe del 10 % fino a 30
Secondaria 1° grado: min 18, max 28, con deroghe del 10 % fino a 31
Secondaria 2° grado: min 27, max 30, con deroghe del 10 % fino a 33

Classi con alunni con disabilità "di norma" con non più di 20 alunni
(a condizione che sia esplicitata e motivata la necessità di riduzione numerica)
COMUNQUE NEI LIMITI DELLA DOTAZIONE ORGANICA ASSEGNATA

Abolite le compresenze nelle scuole primarie
(a meno di rattoppi imbastiti alla bell’e meglio)
COMUNQUE NEI LIMITI DELLA DOTAZIONE ORGANICA ASSEGNATA

Questi i dati.
E ora qualche semplice riflessione.
Già adesso le classi sono spesso troppo numerose e non è sempre possibile poter dare la giusta attenzione al singolo studente. L’ulteriore aumento del numero di alunni per classe renderà la scuola sempre più selettiva. Si andrà avanti solo con chi, per sua fortuna (e in pochi casi anche per il suo impegno) riuscirà a seguire le lezioni che, gioco forza, diventeranno sempre più “lezioni frontali” prive di quell’interazione necessaria al coinvolgimento del singolo.

Per me e per molti come me, ogni studente è importante, ogni studente deve avere l’opportunità di apprendere e di crescere come persona costruendo a scuola il suo futuro e vivendo il suo presente nel modo più ricco possibile. Ogni giorno, quando sono in classe ma anche quando preparo le lezioni a casa, il mio impegno è rivolto a ciascuno dei miei alunni:
l’Alunno attento, rispettoso e curioso che “tira” tutti un po’ più in alto;
l’Alunno timido e riservato che non ha il coraggio di intervenire e che ti ringrazia con un gran sorriso quando ti avvicini per una spiegazione solo per lui;
l’Alunno che fa di tutto per mettersi in mostra perché ha bisogno di attenzione;
l’Alunno che tende ad isolarsi perché non parla ancora bene l’italiano ma che si rianima quando riesci a coinvolgerlo con fantasia e metodo;
l’Alunno debole che incoraggi a farsi rispettare;
l’Alunno sempre allegro;
l’Alunno sempre mezzo addormentato;
l’Alunno con la battuta pronta;
l'Alunno che ama fare polemica sempre e comunque;
l’Alunno silenzioso;
l’Alunno “perché ce l’ha sempre con me”, “ma cosa ho fatto io?”, “guardi anche gli altri” ma “ le voglio tanto bene”;
l’Alunno “tanto avete sempre ragione voi adulti”;
l’Alunno che non riesco a seguire come vorrei perché la classe è troppo numerosa e/o casinista;
l’Alunno “prof, posso farle una domanda che non c’entra con la materia?”;
l’Alunno che ha bisogno di più attenzione degli altri ma che ti dà le più grandi soddisfazioni;
l’Alunno “tanto io non capirò mai niente” ma che poi (sembra un miracolo!) quando comincia improvvisamente a capire va avanti come un treno;

Ed è per questo che amo fare l’insegnante, per dare quello che posso ad ogni Alunno, per dare a ciascuno la possibilità di credere in se stesso e, anche se con i miei limiti e i miei momenti di stanchezza, non mollo fino all’ultimo.
Perché vogliono definitivamente togliermi tutto questo?

E se il DDL Aprea diventerà legge dello Stato vogliono anche che mi metta in competizione con i miei colleghi e non solo con me stessa, come ho sempre fatto, per cercare di dare il massimo, vogliono che la mia scuola sia in competizione con le altre scuole per accalappiare il maggior numero di iscritti, processo che in realtà è iniziato già da anni con i governi e i ministri dell’istruzione precedenti, ma che potrà avere una brusca accelerazione. Con questa legge vogliono che il mio lavoro sia condizionato da un team di esperti. Il Consiglio di amministrazione (forse cambieranno il nome ma la sostanza non cambia) previsto dal DDL Aprea, oltre al Dirigente, genitori, studenti e insegnanti (e perché non più i rappresentanti del personale ATA che partecipano a tutti gli effetti alla vita scolastica?) include anche esperti del mondo del lavoro e “i rappresentanti dell’ente tenuto per legge alla fornitura dei locali”. L’alunno, con la a minuscola, viene considerato, checché ne dicano, come un prodotto (in particolare negli istituti tecnici e professionali) da lanciare nel mondo del lavoro, pronto per essere usato e non una persona con competenze (non da servo!) e capacità critiche che lo rendano protagonista della sua vita presente e futura.

Questo governo vuole promuovere la meritocrazia nella scuola, per gli insegnanti e per gli studenti (“qualità = meritocrazia” parole di Gelmini). Vorrei che mi spiegassero in che modo riusciranno a valutare se la mia professionalità è migliore di quella di un altro. Tra i parametri previsti dal DDL Aprea per la valutazione dei livelli più bassi della gerarchia, docente iniziale e docente ordinario (ordinari saranno loro!) si legge “efficacia dell’azione didattica e formativa”. Non esiste oggettività nella valutazione se non come risultato finale di un processo di apprendimento che per ogni alunno è diverso perché dipende da una miriade di fattori molto complessi e correlati tra loro: relazione con l’insegnante, motivazione , capacità intellettive, capacità di attenzione, condizioni di partenza, stato sociale e culturale della famiglia di appartenenza, situazione affettiva, impegno nello studio, autostima, proiezione nel futuro e tanti, tanti altri fattori…
Se in una delle mie future classi con 33 alunni (ma basterebbero anche 30!) l’alunno medio (che non esiste) avrà un mix di fattori che predispongono ad un apprendimento “oggettivamente” superiore a quello delle altre classi sarò considerata un’insegnante “meritevole”? e l’alunno meritevole è quello che ha la combinazione vincente dei fattori elencati? Per favore non mi raccontate balle!

Gli studenti passano a scuola molte ore della loro giornata e il mio desiderio è che in queste ore impegno e serietà coesistano con serenità, spirito di collaborazione e buonumore.
Sono tanti gli insegnanti che, come me, vogliono avere le condizioni affinché il proprio lavoro possa essere svolto al meglio.

Ci stiamo mobilitando da mesi, studenti, genitori, insegnanti, personale ATA, per avere una scuola migliore e per evitare questo scempio in atto ma sembra che per molti sia l’ennesima protesta dei soliti “fannulloni” e non una determinata e preoccupata richiesta di qualità per la nostra scuola e quindi per il paese intero.
Vorrei che “gli altri” cittadini ci capiscano, capiscano cosa sta accadendo alla povera scuola italiana, capiscano gli irreparabili danni che stanno infliggendo alle nuove generazioni.

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